Young couple in love outdoor
La fidanzata dei nostri nonni e quella dei nostri nipoti
La mia nonna, quando voleva sapere se una relazione tra ragazzi si stava tramutando in qualcosa di serio, chiedeva se erano “fidanzati in casa”; vale a dire se frequentavano le famiglie del fidanzato/a, magari rimanevano a pranzo o a cena e si presumeva quindi, come logica conseguenza, che a breve sarebbe arrivata una proposta di matrimonio con l’anello d’ordinanza e una data, almeno indicativa, della celebrazione del matrimonio. Va da sé che secondo lei le cose per una ragazza per bene non potevano che funzionare così, e gli stessi requisiti erano più o meno richiesti al “fidanzato”; magari da lui non si pretendeva la verginità, fondamentale per lei, ma che fosse un “buon partito” a livello economico e sociale era un elemento non dico discriminante, ma molto gradito certamente sì.
Io ci ridevo sopra, ma non la contraddicevo; perché ferire una donna che mi amava, visto che per lei, considerata l’età e la sua vita, le cose non potevano che stare così? Sarebbe stato inutile aprire una discussione sull’argomento; inutile, doloroso, e dannoso.
Ma per me la parola “fidanzata” era semplicemente ridicola; potevo essere “la ragazza” di, al massimo. Nella Milano tempestosa degli anni Settanta, violenta e politicizzata ai limiti del ridicolo (ricordate Destra-Sinistra di Gaber?), anche chi apparteneva alla cosiddetta “maggioranza silenziosa”, dileggiata in ogni modo dai fascisti e dai katanga di Capanna, mai avrebbe usato seriamente il termine “fidanzata/o” per definirsi o definire il proprio partner. Così come il matrimonio era sempre qualcosa di lontano, per non parlare dell’eventualità di diventare madri o padri, addirittura qualcosa di impensabile nel breve periodo, anche se magari eravamo già vicini alla laurea; il tutto però per ragioni molto diverse da oggi.
Innanzitutto matrimonio e figli erano troppo “tradizionali” e quindi da non prendere sul serio, anche se poi, dal momento che allora trovare lavoro non era così complicato, una volta infilato il tailleur blu o la giacca e la cravatta, il “ragazzo” e la “ragazza” si sposavano in fretta e mettevano su famiglia senza particolari problemi. Certo tanti li abbiamo persi sulla strada dell’eroina o delle P38 di via De Amicis, ma questo è l’inevitabile portato di un momento storico drammatico. Ad ogni modo, anche se il conflitto non ti toccava personalmente, l’aria milanese degli anni Settanta rifuggiva da qualsiasi cosa avesse il benché minimo sentore di retorica o semplicemente di tradizione. Quindi, per tornare a noi, nessuno “si fidanzava” : si “stava” con qualcuno e basta.
Poi, qualche anno dopo, nella Milano “da bere” degli anni Ottanta, qualcuno rincominciò ad usare la parola fidanzato/a; ma con un’accezione ironica, a volta addirittura irrisoria. “Fidanzata” era la ragazza con cui “stavi”, “ti mettevi” per qualche settimana d’estate, “fidanzato” il ragazzo con cui avevi passato una serata indimenticabile in Grecia e di cui non avevi mai più avuto notizie, né tanto meno le avevi cercate. E qui è interessante notare come il sostantivo della tradizione, sia pure in accezione ironica, si univa a verbi ancora antitradizionalisti. L’evolversi ( o l’involversi ) di una società si chiarisce molto bene anche attraverso l’esame della lingua.

Per cui siamo passati da una nonna “fidanzata in casa” a una nipote che “si metteva con un ragazzo” e poi ad un’altra, più giovane, che raccontava con aria sognante di un “fidanzato” incontrato in una notte d’estate e poi svanito su un traghetto senza che nessuno dei due si guardasse bene dal chiedere all’altro da dove venisse.
Oggi le cose sono ancora cambiate. Tempo fa una bella ragazza di diciannove anni, fresca di maturità, incontrata casualmente su una spiaggia, mi ha presentato tranquillamente il suo “fidanzato”: nel tempo so che il fidanzato è stato sostituito da altri “fidanzati”, ma che siamo ancora lontani mille miglia dall’idea di un matrimonio.
Addirittura oggi, anche quando si fa riferimento ad amanti abituali od occasionali, il termine con cui ci si riferisce alle signore in questione (al femminile perché anche in quest’ambito il patriarcato è duro a morire) è “fidanzata”, con buona pace di mia nonna che non capirebbe mai di cosa si stia parlando.
Dunque, alla fine, il “fidanzato” ha avuto la meglio: se anche è “in casa”, non prevede l’idea di un futuro insieme (evenienza ahimè oggi sempre più rara), e somiglia sempre più al “ragazzo” degli anni Settanta, ma con le caratteristiche del giovane partner di oggi, decisamente diverse. O addirittura è sinonimo di amante.
Coraggio, nonna! I tempi cambiano e anche le parole. L’importante sarebbe che, si tratti di fidanzati, ragazzi o amanti, al centro di ogni storia ci fosse l’amore. E nient’altro.

La parola fidanzata è desueta quanto “morosa”, termine molto usato nei paesi fino a pochi anni fa. Ora vedo che spesso non si usano termini specifici. La coppia si presenta giusto con il nome di battesimo e sta agli altri immaginare che tipo di rapporto esista fra i due. Devo dire che i rapporti attuali sono piuttosto brevi e subito molto fisici ed io,che sono anni luce da questo modo di vedere , mi trovo in imbarazzo.
Sono d’accordo con Loredana, non interessa sapere che tipo di rapporto ci sia tra le due persone.
Comunque il termine che trovo più comunemente usato ( in rapporti più o meno stabili) è quello di “compagno/a”, e devo dire che se lo si intende come compagno di viaggio, compagno di vita, ( o di un tratto di essa), io lo giudico molto dolce e carino
Tutto evolve in modo esponenziale, termini, rapporti, lavoro e visioni del mondo… credo sia inutile cristallizzarsi sul passato o preoccuparsi eccessivamente del futuro, quando il futuro è ignoto e imprevedibile. Tutto scorre e tutto cambia… la tua conclusione, l’Amore, è realmente l’unica realtà che meriti di essere considerata…
Nei cinquant’anni che hai raccontato il modo di pensare e di comportarsi è cambiato in modo così veloce da lasciare stupito e/o preoccupato chi è un po’ in là con gli anni.
La tua nonna non se ne sarebbe capacitata.
Io spero che, al di là del termine usato : fidanzata, ragazza, compagna,… si cerchi sempre la qualità della relazione con amore e rispetto reciproco.
Grazie a tutti, cari amici. E’ un piacere ricevere i vostri commenti, spunti interessanti per continuare ad approfondire gli argomenti. E lo sa il cielo quanto bisogno abbiamo oggi di non rimanere mai alla superficie delle cose!