Un’antologica in cinque tappe, con ognuna un curatore diverso con temi altrettanto diversi per riscoprire un maestro scomodo e originale artista, formatosi artisticamente a Torino ha attraversato le principali correnti artistiche dal neocubismo all’informale
Il progetto, “ Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, a cura di Claudio Spadoni, è un percorso che coinvolge cinque musei della Romagna. Le prime tre mostre hanno
chiuso i battenti da poco, e sono state quelle: del Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, “dagli esordi ai cartelli”, curatore Davide Caroli (direttore Museo Civico delle Cappuccine) promossa dal comune di Bagnacavallo e dall’Associazione “Mattia”. Nell’esposizione si contemplavano oltre quaranta opere, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, molte delle quali raramente esposte. Il percorso si concentrava sui primi vent’anni della attività artistica di Moreni, un periodo ricco di premi e riconoscimenti. Le opere erano accompagnate da un’accurata documentazione che restituiva la vivacità della sua stagione giovanile, subito ben accolta dalla critica, tra cui anche di un giovanissimo Italo Calvino che nel 1946, definì Mattia Moreni, figura centrale e inquieta dell’arte italiana del secondo dopoguerra “Spiritato, diabolico, lunatico,irrazionale, capriccioso, bizzarro, giovane pittore di sbrigliata fantasia e orgogliosi intenti”!
Al Museo Civico di San Domenico di Forlì la serie delle angurie, curatore Rocco Ronchi; alla Galleria d’Arte
Contemporanea Vero Stoppioni di Santa Sofia (FC). Gli autoritratti, curatore Denis Isaia. Gli ultimi due appuntamenti saranno al MAMbo di Bologna dal 30 gennaio al 17 maggio 2026 , con un ricordo della prima personale di Mattia Moreni all’interno di un’istituzione alla Gam (poi diventata MAMbo) del 1965, i curatori sono Pasquale Fameli e Claudio Spadoni. L’ultimo appuntamento al Mar di Ravenna, dal 27 febbraio al 3 maggio 2026, qui saranno presentate le opere appartenenti all’ultimo periodo dell’artista ”della Regressione della specie” e degli “Umanoidi”, a cura di Serena Simoni. Tutto il progetto espositivo dei cinque siti è posto sotto la curatela di Claudio Spadoni. Tutta l’’opera di Mattia Moreni è ripercorsa in uno splendido ed esauriente catalogo bilingue italiano – inglese pubblicato da Dario Cimorelli Editore che include le fotografie di tutte le opere esposte nelle cinque sedi espositive. Inoltre, il volume è impreziosito dai testi dei curatori Claudio Spadoni, Davide Caroli, Pasquale Fameli, Denis Isaia, Rocco Ronchi e Serena Simoni.
Le cinque mostre, si sono potute realizzare grazie alla preziosa collaborazione e al prestito di generosi collezionisti, e al
supporto di Manifattura Ceccarelli e Teikos Solutions. “ Cinque mostre allestite in altrettanti sedi museali ricostruiscono l’intero percorso di Mattia Moreni, – così scrive nell’introduzione del volume Claudio Spadoni – si potrebbe definire una vastissima antologica frazionata in centri dell’Emilia Romagna con i quali l’artista aveva avuto rapporti, dopo i soggiorni a Torino, a Parigi, ad Antibes, a Frascati. Si vorrebbe ricomporre, in questo modo una storia di oltre mezzo secolo che ha fatto di Moreni un pittore di fama internazionale fin dalla prima metà degli anni cinquanta, quando critici prestigiosi come Michel Tapiè e Pierre Restany lo inserirono fra pochissimi altri italiani nella ristretta schiera dei protagonisti di quella stagione”. Davide Caroli, nel suo saggio afferma, “La sua opera, che va ben oltre il mero esercizio formale, rappresenta l’incontro fra la dimensione materiale e quella spirituale, tra il visibile e l’invisibile. Da quelli che potremmo chiamare esperimenti giovanili fino alle evoluzioni che anticipano la figurazione umana, Moreni ha saputo creare un linguaggio visivo unico, capace di parlare direttamente alle ansie, alle speranze e alle
lotte dell’essere contemporaneo”.
Mattia Moreni nasce a Pavia nel 1920, protagonista dell’arte europea nella seconda metà del XX secolo. Dalle prime esperienze fra postcubismo e astrazione “macchinistica” alla protagonistica sua grande stagione “informale”, e oltre, da un vigoroso “neoespressionismo”, e provocatori “autoritratti”, a un partecipato “regressivo della specie”(fisiologico quanto immaginativo), e fino al popolatissimo repertori, “fumettato, di insidiati residuali “umanoidi”. Sono i documenti di un’avventura immaginativa fortemente emotiva, monitoria verso un comune tutt’ora incombente destino di collettiva mutazione regressiva genetica e mentale. Il 29 maggio del 1999 Mattia Moreni si spegne a Ravenna. Il visitatore, potrà cogliere nell’arte come Moreni, già negli anni Cinquanta del Novecento prefigurasse le trasformazioni antropologiche sociali legate all’elettronica anticipando una modernità che non ha ancora avuto luogo.
Descrizione immagini:
Foto copertina catalogo
Foto 1 ©Mattia Moreni “Una nuvola”1957, olio su tela130x162 collezione privata
Foto 2 ©Mattia Moreni “Il giardino delle mimose”, 196,olio su tela120x112cm Bologna, MAMbo – Museo d’Arte
Foto 3 ©Mattia Moreni “Ah! La povera anguria dell’estate”, olio su tela, 130x195cm Modena, collezione privata
Foto 4 ©Mattia Moreni “Autoritratto 3”, 1986, olio su tela 260x190cm santa Sofia, Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni
Le immagini che documentano il testo sono tratte dal catalogo della mostra:
“Mattia Moreni. Dalla formazione all’ultimo sussulto prima della grande mutazione” a cura di Claudio Spadoni, Dario Cimorelli Editore
