Alle Rosine di Torino, un incontro tra storia, versi, immagini e musica
Ci sono luoghi che non si limitano a ospitare gli eventi, ma li assorbono, li interpretano, li restituiscono con un significato più profondo. L’Istituto delle Rosine di Torino, all’interno del suo Polo Artistico e Culturale, è uno di questi. Entrarvi significa attraversare non solo uno spazio architettonico, ma una lunga storia fatta di educazione, accoglienza e attenzione alla persona, che attraversa l’Ottocento e arriva fino a noi con una sorprendente continuità di valori.
Fondato in un momento cruciale della storia cittadina, l’Istituto delle Rosine di Torino nacque con una precisa vocazione sociale: offrire formazione e protezione alle giovani donne, accompagnandole in un percorso di crescita umana prima ancora che scolastica. Nel tempo, l’Istituto ha saputo rinnovarsi, adattandosi ai mutamenti della società senza mai smarrire la propria identità. Le Rosine sono rimaste un luogo discreto, mai gridato, ma profondamente radicato nel tessuto di Torino, un presidio silenzioso di cultura e responsabilità civile.
È in questo contesto che lo scorso 9 gennaio, si è svolta la presentazione di un libro di poesie, preceduta da un’introduzione dedicata proprio alla storia dell’Istituto. Una scelta tutt’altro che formale: rievocare le origini delle Rosine ha significato creare il giusto clima di ascolto, ricordando come certi luoghi continuino a vivere non solo grazie alle mura, ma grazie alla capacità di accogliere pensiero, parola, riflessione.
Il libro presentato si muove su un terreno intimo e misurato. Le poesie non cercano effetti, non inseguono mode, ma sembrano nascere da un’urgenza silenziosa: quella di fermare il tempo, di osservare ciò che resta quando il rumore del quotidiano si attenua. Letti in uno spazio carico di memoria come quello delle Rosine, i versi hanno trovato una risonanza particolare, quasi naturale, come se fossero stati pensati per essere ascoltati proprio lì.
Numerosi pannelli sono allestiti nella storica sala, ciascuno dedicato a una poesia di Gianluca Bardi, accompagnata dalle intense ed emozionanti fotografie che ne amplificano il senso. Un percorso visivo e poetico concepito non come semplice apparato illustrativo, ma come vera e propria esperienza di lettura e contemplazione. I pannelli resteranno esposti per tutto il mese di gennaio e la mostra sarà visitabile presso la sede delle Rosine, in via Delle Rosine n. 9 a Torino, ogni giorno in orario d’ufficio, offrendo così al pubblico la possibilità di tornare, con calma, a immergersi in questo dialogo tra parola e immagine.

L’autore delle poesie è Gianluca Bardi, cardiochirurgo. Una professione che richiama rigore, precisione, decisione immediata. Eppure, nella sua scrittura poetica emerge un’altra dimensione: quella della lentezza, dell’ascolto interiore, della fragilità umana osservata con rispetto. La poesia diventa così uno spazio complementare alla scienza, non in contrasto con essa, ma capace di restituire ciò che la tecnica, per sua natura, non può dire.
Accanto alle parole, il volume – La Stagione del Vento-Echos Edizioni – è accompagnato dalle fotografie di Massimo Pasta, ingegnere aeronautico. Anche in questo caso colpisce l’incontro tra mondi diversi. Le immagini non illustrano semplicemente i testi, ma li affiancano con discrezione, costruendo un dialogo visivo fatto di equilibrio, misura, silenzi. Lo sguardo tecnico si traduce in una fotografia essenziale, capace di suggerire più che spiegare, lasciando al lettore lo spazio per completare il senso.
A questa doppia dimensione – parola e immagine – si aggiunge quella musicale. Alcuni testi poetici sono stati accompagnati in musica da Antonio Ferrero, cardiologo. La musica non sovrappone un’emozione artificiale alla poesia, ma ne accompagna il ritmo interno, trasformando il verso in suono e restituendolo all’ascolto collettivo. È un passaggio delicato, riuscito, che amplia ulteriormente il perimetro espressivo del progetto.
Nel corso della presentazione, ciò che è emerso con maggiore forza è stata la scoperta di un mondo inatteso. Professionisti abituati al linguaggio della scienza e della tecnica rivelano una profonda esigenza espressiva, quasi una necessità vitale di raccontarsi attraverso l’arte. Un incontro tra discipline che non appare costruito, ma autentico, nato da un bisogno condiviso.
La partecipazione all’evento, nel nostro caso, è nata da un legame personale: mia moglie conosceva l’autore delle poesie. Un invito accolto senza particolari aspettative, che si è trasformato in una vera scoperta. Non solo di un libro, ma di un modo di intendere la cultura come spazio di relazione, come occasione per aprire finestre su esperienze umane spesso invisibili.
E forse è proprio questo il valore più profondo della serata alle Rosine. In un’epoca segnata dalla fretta e dalla semplificazione, assistere a una presentazione che unisce storia, poesia, fotografia e musica ha ricordato quanto sia ancora possibile creare momenti di ascolto autentico. L’Istituto delle Rosine, con la sua lunga tradizione educativa e sociale, si è confermato non solo custode del passato, ma luogo vivo, capace di accogliere nuove forme di espressione senza tradire la propria identità. Uscendo, resta la sensazione di aver partecipato a qualcosa che va oltre la presentazione di un libro. Resta l’eco di un dialogo silenzioso tra scienza e arte, tra memoria e presente.
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