I Musici di Santa Pelagia hanno reso omaggio alla regina dell’acuto del XVIII secolo con una due giorni ricca di spunti e di soddisfazioni.
Il fine settimana di San Valentino è coinciso a Parma con un evento dedicato a Lucrezia Agujari, una delle cantanti più famose e celebrate della seconda metà del XVIII secolo, la cui memoria è purtroppo rimasta confinata a un ristretto numero di addetti ai lavori.
Per riportare in vita il ricordo di questa protagonista della lirica, l’associazione I Musici di Santa Pelagia ha organizzato nella città in cui nel 2025 ha aperto una sede un’ambiziosa iniziativa concepita dal suo direttore musicale Maurizio Cadossi, che ha permesso di metterne in luce le vicende umane e l’arte raffinata contestualizzandole nel quadro storico degli ultimi decenni precedenti lo scoppio della Rivoluzione francese, che pose fine all’ancien régime.
L’evento si è aperto sabato mattina nell’Auditorium dell’APE Parma Museo con una giornata di studi musicologici coordinata da Giovanni Tasso, che ha aperto i lavori parlando dell’impegno culturale che l’associazione astigiana profonde da oltre vent’anni nella riscoperta e nella valorizzazione del repertorio antico e sottolineando l’importanza di concentrare l’attenzione non solo sui compositori, ma anche sugli interpreti, che nel XVIII secolo rivestivano un’importanza spesso decisiva nel successo delle opere che venivano messe in scena in tutta Europa.
La parola è poi passata alla professoressa Paola Mecarelli, che ha presentato una relazione densa di spunti sulla riforma dell’opera settecentesca, che oggi viene attribuita a Ranieri de’ Calzabigi e a Christoph Willibald Gluck, ma che fu sotto molti aspetti anticipata a Parma dal librettista Carlo Innocenzo Frugoni e dal compositore Tommaso Traetta.
Dopo questo illuminante quadro storico e artistico, che ha contribuito a gettare luce su un periodo di importanza decisiva per lo sviluppo dell’opera dagli ormai obsoleti modelli barocchi alla nuova sensibilità romantica, la professoressa Mariateresa Dellaborra ha preso in esame tre momenti della carriera di Lucrezia Agujari, coincidenti con i suoi due soggiorni a Pavia e la permanenza a Londra, che all’epoca per gli artisti lirici era una delle capitali più complesse e ricche di insidie d’Europa.
Dalla relazione della studiosa pavese è emersa un’immagine molto interessante del soprano ferrarese, adorata a Pavia, dove le furono tributati i più alti onori e le furono dedicati diversi sonetti pieni di lodi sperticate, e vista in maniera più critica nella capitale inglese, dove alcuni memorialisti e storici della musica non le risparmiarono critiche per il suo carattere forte e deciso e non persero l’occasione di rimarcare la superiorità del suo canto sulle opere di suo marito Giuseppe Colla.
Il coté femminile della musica settecentesca è stato al centro del contributo della professoressa Eleonora Carapella, che ha focalizzato l’attenzione su tre compositrici oggi pressoché dimenticate ma che meritano senza dubbio maggiore attenzione, ossia la veneziana Anna Bon (la cui fama postuma è legata in gran parte alle Sonate per flauto traversiere e basso continuo op. 1), la torinese Genovieffa Vignola-Ravissa e la milanese Maria Teresa Agnesi Pinottini.
Va detto che la riscoperta di queste e delle molte altre compositrici che continuano a rimanere nell’oblio potrebbe contribuire a riscrivere in maniera più equilibrata e veritiera diversi capitoli dei manuali di storia della musica.
La giornata di studi si è chiusa con l’intervento della professoressa Dora Liguori, che ha presentato il suo libro a metà tra saggio e romanzo La Bastardella – Lucrezia Agujari incantatrice d’Europa, nel quale ha ricostruito la parabola artistica e umana di questa grande cantante, a partire dal suo soprannome, che si attribuì lei stessa, rivendicando con orgoglioso coraggio la sua origine illegittima in polemica con il suo padre adottivo. Un libro dal taglio molto piacevole, che va a gettare luce su una personalità forte e incredibilmente moderna.
Nel pomeriggio nella stessa sala dell’APE Parma Museo è stato messo in scena per la prima volta Sopra le righe – il giovane Mozart incontra la regina dell’acuto, una brillante pièce teatrale scritta e diretta dal regista Matteo Bacchini e organizzata da laDitta, nella quale viene rievocato l’incontro realmente avvenuto tra il quattordicenne Wolfgang e la celebre cantante.
Questo memorabile evento si verificò nel mese di marzo del 1770 a Parma, nella casa di Lucrezia Agujari: il giovanissimo compositore si era recato per la prima volta in Italia accompagnato dal severo padre Leopold, con lo scopo da un lato di completare il suo percorso formativo e dall’altro di mettere in mostra il suo talento, nella speranza di incontrare un mecenate disposto a puntare su di lui.
Leopold e Wolfgang si recano all’appuntamento con un vivo interesse, ma anche un malcelato scetticismo sulle fenomenali doti canore del soprano. Da parte sua, Lucrezia Agujari nutre per il giovane prodigio della musica una profonda curiosità e una sincera simpatia, che trae origine dalla consapevolezza di quanto sia dura l’infanzia di un fanciullo prodigio, un’esperienza che lei stessa aveva vissuto in prima persona.
Per rimarcare le loro diverse posizioni, i protagonisti sono stati collocati sui due lati del palcoscenico, con in mezzo – quasi a voler creare una separazione – la violoncellista Giovanna Vivaldi, il cembalista Luca Pollastri e il violinista Maurizio Cadossi, che in un paio di occasioni si trova anche a vestire i panni del marito Giuseppe Colla.
In questo intimo spazio l’azione si è dipanata con brillante fluidità, inframmezzando i dialoghi prima cauti e poi scopertamente più rilassati dei tre protagonisti con gli interventi del bravo soprano coreano Jihye Kim, chiamata al tutt’altro che agevole compito di ricreare la strabiliante vocalità della Agujari in grado di sbalordire anche due critici tutt’altro che benevoli come i due Mozart.
Molto apprezzabili si sono rivelati tutti e tre gli attori, Fabrizio Croci a dare corpo a un Leopold prima severo e inflessibile nei confronti degli sfrenati spunti del figlio e poi chiaramente ammirato nei confronti della leggendaria regina dell’acuto, Giacomo Caselli a impersonare in maniera molto realistica un Wolfgang mosso da una incontenibile vivacità fanciullesca e Francesca Mazza nelle vesti di una diva dapprima un po’ altezzosa nei confronti di due ospiti poco disposti a riservarle l’adorazione a cui era abituata e poi dai toni quasi materni verso Wolfgang.
Essenziale ma assai efficace la regia di Bacchini. Alla fine applausi per tutti dal pubblico che ha affollato completamente la sala.
Il giorno successivo alle 17.30 nell’intimo ambiente dello Spazio Espositivo dell’APE Parma Museo si è tenuto il concerto dedicato al repertorio della celebre virtuosa, che ha visto protagonisti Jihye Kim e l’ensemble di strumenti originali I Musici di Santa Pelagia diretto da Maurizio Cadossi.
Con questo concerto, la formazione astigiana ha esordito a Parma di fronte a un pubblico tanto numeroso quanto attento e coinvolto a scoprire le arie che assicurarono una vastissima fama al soprano ferrarese. Il programma si è aperto con la deliziosa Sonata per due violini e basso continuo di Maddalena Laura Lombardini, altra compositrice che grazie a questa iniziativa è tornata per un attimo sotto la luce dei riflettori, incantando il pubblico con la bellezza della sua fluida vena melodica grazie alla elegante interpretazione di Cadossi e del secondo violino di Aki Takahashi, accompagnati da Vivaldi e Pollastri.
Subito dopo Jihye Kim si è conquistata il centro della scena eseguendo “Il mio pastor tu sei”, aria tratta dalle Feste di Apollo di Christoph Willibald Gluck che presenta una tessitura molto acuta e passaggi dalla sbrigliata scrittura virtuosistica, che hanno lasciato spesso sbalorditi gli ascoltatori. Ovviamente, non poteva mancare un’aria di Giuseppe Colla, marito della diva, “Raggio che tremulo vibri” proveniente dall’opera Licida e Mopso del 1769, periodo di massimo splendore vocale di Lucrezia Agujari.
La modernità di questa celebrata diva del melodramma è stata sottolineata dalla decisione di inserire nel programma Sulle orme di Lucrezia Agujari, detta la Bastardella, un “collage” basato su tre temi dell’Adriano in Siria di Colla della venticinquenne compositrice Francesca Soana, che è stato salutato con applausi molto calorosi del pubblico.
A questo nuovo tour de force vocale, ha fatto seguito la Sonata per violino e basso continuo K. 46d scritta da un Mozart appena dodicenne (quindi due anni prima dell’incontro con Agujari), nel quale Cadossi ha dato nuova prova della sua statura artistica, ben sostenuto dal basso continuo.
L’evento si è chiuso in gloria con l’aria “Fra tanti pensieri” del Demetrio di Joseph Mysliveček, compositore boemo attivo per molti anni nel nostro paese: anche in questo caso, la cantante solista si è distinta per la sua padronanza tecnica e una buona proprietà stilistica ed è stata salutata dal pubblico con una grande ovazione, che è stata estesa anche ai musicisti dell’ensemble e a Francesca Soana.
Una citazione spetta anche alle egregie prove date dagli altri componenti dell’ensemble, il violista Enrico Gramigna e la giovane contrabbassista Carolina Borelli, entrambi al loro esordio con I Musici di Santa Pelagia. Nel complesso, si è trattato di un evento progettato con intelligenza e realizzato con grande cura, che ha dimostrato meglio di qualsiasi parola come il repertorio barocco – anche quello poco battuto – abbia ancora molte cose da dire al pubblico dei giorni nostri.
