Dalle fontanelle verdi con la testa di toro alla misteriosa “leonessa” della Pellerina: un viaggio tra realtà urbana e immaginazione cittadina.
C’è un momento, nelle giornate torride d’estate, in cui Torino sembra chiedere un gesto semplice: avvicinarsi a una fontanella verde, chinarsi un istante e lasciare che l’acqua fresca scorra sulle mani. È in quel gesto che si nasconde un simbolo più autentico della Mole Antonelliana, più quotidiano, più vissuto: il torèt.
Un toro che dona acqua alla città
I torèt sono le piccole fontanelle color verde bottiglia che punteggiano Torino da oltre un secolo. Il loro nome nasce dalla caratteristica più evidente: il bocchettone d’acqua ha la forma di una testa di toro, richiamo diretto allo stemma cittadino e alla tradizione sabauda. Sono semplici, robusti, riconoscibili. E soprattutto sono tanti: oggi se ne contano circa 800, disseminati nei quartieri, nelle piazze, nei giardini, lungo i viali alberati.
Non sempre è chiaro quando siano comparsi per la prima volta. Alcuni documenti li collocano alla fine dell’Ottocento, altri parlano di installazioni più massicce negli anni Trenta, quando la città iniziò a dotarsi di una rete idrica moderna. Quel che è certo è che, per decenni, ogni giardino pubblico aveva il suo torèt, e l’acqua che scorreva proveniva direttamente dal Pian della Mussa, una delle sorgenti più pure delle Alpi Graie.
Oggi la rete è stata razionalizzata: e sono stati collegati all’acquedotto cittadino. Ma la loro presenza resta capillare, quasi rituale.
Un simbolo che i torinesi difendono
Negli ultimi anni i torèt sono diventati oggetto di un affetto quasi identitario. Lo dimostrano due episodi significativi.
- Una proposta comunale voleva far ridipingere le fontanelle da artisti contemporanei, trasformandole in installazioni urbane. La città rispose con un “no” deciso: il torèt deve restare verde, com’è sempre stato.
- In un’altra occasione si parlò di sostituire alcuni modelli tradizionali con versioni più stilizzate. Anche qui la cittadinanza si oppose, difendendo la forma storica, quella che appartiene alla memoria collettiva.
Torino, che spesso appare riservata, quasi timida, sa però proteggere ciò che considera parte della propria anima.
Un progetto per non perderli: “I Love Toret”
Da questo legame è nato il progetto I Love Toret, che ha mappato tutte le fontanelle della città e permette addirittura di “adottarne” una. È stata sviluppata anche un’app per iPhone, iTorèt, utile per trovare la fontanella più vicina durante una passeggiata o un giro turistico.
Un gesto semplice, ma che racconta molto: i torèt non sono solo oggetti funzionali, sono un patrimonio urbano da custodire.
Un refrigerio che diventa identità
In questi giorni di caldo intenso, fermarsi a un torèt significa concedersi un attimo di sollievo. Ma significa anche entrare in contatto con un simbolo che i torinesi hanno difeso con tenacia, preservandolo da cambiamenti e rimozioni.
La Mole svetta e domina il panorama. Il torèt, invece, resta a livello della strada, vicino alle persone. Ed è forse per questo che, nel cuore dei torinesi, è diventato un simbolo altrettanto potente: silenzioso, umile, ma sempre presente.
La misteriosa fontanella della Pellerina: la leonessa che non dovrebbe esserci
Tra le tante curiosità che circondano i torèt, ce n’è una che sembra sfidare la regola più ferrea: la testa di toro. Nel cuore del Parco della Pellerina, infatti, alcuni appassionati sostengono che esiste una fontanella “diversa”, con una testa di leonessa. Non ci sono documenti ufficiali che ne attestino l’origine, né fotografie storiche che la collochino con certezza nel passato della città. È un’eccezione che vive sospesa tra realtà e immaginazione.
Una delle ipotesi più affascinanti affonda le radici nel periodo napoleonico. Si racconta di una marchesa che viveva nella Cascina La Marchesa, allora circondata da un fitto bosco. La donna, dal carattere fiero, era soprannominata “la leonessa”. In quel luogo appartato avrebbe incontrato segretamente un ufficiale francese di cui era innamorata. La leggenda vuole che la loro storia sia stata spezzata da uno scontro armato tra francesi e piemontesi, durante il quale la marchesa perse la vita. L’ufficiale, distrutto dal dolore, sarebbe tornato in patria, lasciando dietro di sé solo ricordi e un mistero: una fontanella con la testa di leonessa, forse un omaggio alla donna amata.
Naturalmente, nulla di tutto questo è verificato. È una storia che appartiene più alla fantasia che alla cronaca, ma che continua a circolare come un piccolo segreto del parco.
Un’altra pista conduce invece a Lione, città gemellata con Torino. Lì le fontanelle pubbliche hanno proprio la testa di un leone, simbolo cittadino. Qualcuno ha immaginato che, in passato, possa esserci stato uno scambio simbolico di fontanelle tra le due città. Anche questa è solo un’ipotesi, priva di prove, ma non priva di fascino.
Forse un giorno emergerà un documento, una testimonianza, una fotografia che chiarisca l’origine di questa eccezione. Fino ad allora, il torèt con la leonessa rimane una storia da custodire, un frammento di immaginazione che arricchisce il patrimonio narrativo di Torino.
Forse è una storia d’amore, forse una tragedia, forse un semplice gioco del destino. Forse è il ricordo di una marchesa fiera, forse un omaggio segreto lasciato da un ufficiale francese, o magari un simbolico ponte tra Torino e Lione, due città gemelle e profondamente magiche, unite da un filo sottile che attraversa secoli, acque, simboli e immaginazione.
In fondo, senza documenti certi, questa vicenda appartiene a noi: alla nostra capacità di leggere nei dettagli della città un significato più grande, di trasformare una fontanella in un racconto, un volto di leonessa in una leggenda, un oggetto quotidiano in un frammento di poesia urbana.
E forse è proprio questo il bello: che ogni torinese, passando accanto a quel torèt “diverso”, possa inventare la propria storia. Perché Torino non è fatta solo di fatti, ma di suggestioni. E alcune, come questa, meritano di essere custodite.
Nota:Le informazioni storiche relative ai torèt — la loro diffusione in città, la forma tradizionale con la testa di toro, la collocazione cronologica tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento — provengono da documentazione divulgativa sulla storia di Torino e da fonti pubbliche dedicate al patrimonio urbano.
Le curiosità e le ipotesi riguardanti il presunto torèt con la testa di leonessa presente nel Parco della Pellerina derivano invece da testimonianze informali e da una comunicazione ricevuta dal progetto “In Giro per Torino”. Non esistono al momento conferme ufficiali né documenti storici che attestino l’origine di questa variante. Le narrazioni legate alla marchesa soprannominata “la leonessa” e al possibile legame con la città di Lione appartengono alla tradizione orale e alle leggende urbane.
Per questo motivo, tali racconti vengono presentati come suggestioni, interpretazioni e frammenti di immaginazione collettiva, lasciando al lettore la libertà di attribuire loro il significato che preferisce.
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Immagine generata da AI Copilot
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