Kiev scaricata da Washington, che l’aveva utilizzata fin dal 2014 come testa d’ariete contro la Russia di Putin
La guerra in Ucraina non segnala soltanto la sconfitta della strategia occidentale nei confronti della Russia, ma anche la crisi irreversibile dell’ordine mondiale monopolare imperniato su Washington.
Al sistema egemonico statunitense si va sostituendo una configurazione globale poliarchica e multipolare, nella quale potenze come la Russia e la Cina, cooperando sul piano strategico, economico e geopolitico, contrastano le pretese di dominio unilaterale degli Stati Uniti e contribuiscono a ridisegnare gli equilibri internazionali.
In questo processo di ridefinizione degli assetti globali emerge, in tutta la sua evidenza, l’irrilevanza geopolitica dell’Europa, incapace di esprimere una strategia autonoma e di agire come soggetto indipendente nella competizione tra le grandi potenze.
Subordinata da sempre alle priorità strategiche di Washington, l’Europa ha finito per compromettere parte dei propri interessi economici ed energetici, rinunciando a un ruolo autonomo nella gestione del conflitto e nella costruzione di un nuovo equilibrio continentale.
Anziché configurarsi come un polo di potenza capace di mediare tra interessi divergenti e di incidere sulle decisioni strategiche, essa appare sempre più relegata a una posizione ancillare, priva della necessaria autonomia politica e della capacità di determinare gli sviluppi degli eventi.
Il risultato è un ordine internazionale nel quale gli Stati Uniti non possono più pretendere di imporre unilateralmente la propria volontà, la Russia e la Cina consolidano la propria capacità di resistenza e di influenza, mentre l’Europa rischia di restare ai margini della ridefinizione degli equilibri mondiali.
È precisamente in questo scarto tra la trasformazione dei rapporti di forza globali e l’incapacità europea di affermare una propria soggettività strategica che si manifesta la crisi più profonda dell’Occidente, non soltanto l’erosione dell’egemonia americana, ma anche la progressiva irrilevanza di un’Europa che, rinunciando alla propria autonomia, finisce per subire un ordine internazionale alla cui costruzione non riesce più a contribuire in modo determinante
