Una regina da scoprire
Articolo di Katia Bernacci
Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna fu una delle figure più singolari dell’Ottocento piemontese: aristocratica colta, duchessa d’Aosta, regina di Spagna e protagonista di una stagione politica e civile che la vide sempre dalla parte dei più fragili. Nata a Parigi nel 1847 durante l’esilio del padre Carlo Emanuele dal Pozzo, patriota e futuro senatore del Regno d’Italia, crebbe tra Parigi e Torino, dove la famiglia possedeva Palazzo Cisterna, oggi parte del patrimonio storico della Città Metropolitana.
La sua educazione fu quella delle grandi casate europee, con studi umanistici, lingue, musica, un forte senso civico trasmesso dal padre. Le fonti ricordano che parlava cinque lingue e che fin da giovanissima mostrò una naturale inclinazione alla beneficenza, un tratto che avrebbe segnato tutta la sua vita pubblica.
Il 30 maggio 1867 sposò a Torino, nella Palazzina di caccia di Stupinigi, Amedeo di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele II. Il matrimonio, considerato all’epoca un’unione d’amore più che di convenienza dinastica, le valse il titolo di Altezza Reale e l’ingresso ufficiale nella Casa Savoia. Da quell’unione nacquero tre figli: Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele e Luigi Amedeo, futuro Duca degli Abruzzi.
Nel 1870, dopo la deposizione di Isabella II, le Cortes spagnole elessero Amedeo I re di Spagna. Maria Vittoria lo seguì a Madrid, dove assunse il ruolo di regina consorte in un contesto politico turbolento, segnato da tensioni sociali e ostilità verso la monarchia. Pur restando lontana dalla politica attiva, si dedicò a un’intensa opera filantropica: asili per i figli delle lavandaie, mense per gli indigenti, un ospedale per i non vedenti, sostegno alle lavoratrici e agli ospedali. Le fonti ricordano anche il suo appoggio all’abolizione della schiavitù nelle colonie di Cuba e Portorico, un gesto che contribuì a consolidare la sua immagine di sovrana attenta ai diritti civili.
Il regno di Amedeo I durò poco: nel febbraio 1873 la coppia lasciò Madrid e rientrò in Italia. Maria Vittoria, già di salute fragile, non si riprese mai del tutto dai disagi del soggiorno spagnolo e dalle gravidanze. Trascorse gli ultimi anni tra Torino e Sanremo, dove morì l’8 novembre 1876, a soli ventinove anni, probabilmente di tubercolosi. È sepolta nella Basilica di Superga, accanto ai membri della Casa Savoia.
A Torino la sua memoria è decisamente ancora viva, vi si trovano via Maria Vittoria e l’Ospedale Maria Vittoria, a testimonianza del legame profondo con la città e delle opere di carità che la resero amatissima.
Negli ultimi anni la figura di Maria Vittoria è tornata al centro dell’attenzione grazie anche ai lavori di Gian Luca Giani, autore torinese che le ha dedicato una biografia specifica: Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna. Duchessa d’Aosta e Regina di Spagna (Yume, 2026). Il volume si inserisce nel percorso dell’autore, che ha più volte esplorato la storia sabauda e le sue protagoniste, come in Le donne di casa Savoia (2019), Savoia. Passione, tradimenti e potere (2025) e Savoia esoterici (2022). Giani, noto per la capacità di intrecciare rigore storico e narrazione divulgativa, restituisce la complessità di una donna che visse tra Torino, Madrid e le corti europee, sempre guidata da un forte senso morale e da un’idea moderna di impegno civile.
Oggi, a centocinquant’anni dalla sua morte, Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna appare come una figura che anticipò sensibilità contemporanee, una sovrana che non cercò il potere, ma la possibilità di incidere sulla vita delle persone. Una donna che, pur vivendo in un mondo di protocolli e gerarchie, scelse la via della discrezione, della cultura e della solidarietà. E che proprio per questo continua a parlare alla Torino di oggi, città che conserva nel suo tessuto urbano e nella sua memoria civica il segno di una regina gentile, colta e profondamente umana.
