Torino ha ospitato un tavolo tecnico sul tema della siccità. Coldiretti esprime serie preoccupazioni.
La Redazione di “Riforma – Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia”, nella giornata di ieri, ha pubblicato un interessante articolo sull’annoso tema della siccità in Piemonte.
Nei giorni scorsi si è tenuto un “Tavolo regionale per l’emergenza idrica” al quale il Presidente di “Coldiretti” Torino, Bruno Mecca Cici, ha fatto seguire delle pregne considerazioni: “La situazione si sta rapidamente aggravando in tutto il torinese. Sulle zone servite dall’irrigazione della rete storica (anche secolare) che preleva acqua dai nostri fiumi alpini ci sono già situazioni molto gravi sull’asta del Pellice, del Chisone-Lemina, della Stura di Lanzo, dell’Orco e del Sangone”.
Il tema è veramente importante. L’agricoltura, il cosiddetto “Settore Primario” dell’economia, in Piemonte rappresenta un importante capitolo di redditività ed occupazione.
Per questo motivo non si può non fare da megafono al Presidente Mecca Cici quando asserisce che “a soffrire sono soprattutto le zone non irrigue, dove l’agricoltura è impostata da sempre su un normale trend di precipitazioni primaverili-estive e non su una totale assenza di pioggia”.
Ciclicamente, poi, torna il tema della dispersione idrica e di infrastrutture atte al trasporto dell’acqua non più così performanti. E’ sempre il Presidente Mecca Cici a dire che “molti dei nostri canali hanno bisogno di lavori di adeguamento o di ripristino dopo i danni da eventi calamitosi, come il canale Gazzelli, che dal Po porta l’acqua ai campi della pre-collina e che, dopo le frane del 2025, non è ancora stato ripristinato”.
La Regione Piemonte tiene molto al tema dell’agricoltura e sa che serve investire una mole di denaro maggiore. A dire la verità anche il Governo Meloni ha dimostrato grande stima nei confronti del comparto agricolo e dell’allevamento ma i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles non aiutano.
In tutto il Piemonte il nodo cruciale resta quello della raccolta delle acque piovane. Da “Coldiretti” non hanno esitazioni nel dire che “al centro di tutte le politiche per dare acqua all’agricoltura deve esserci un piano per i piccoli invasi”.
In effetti è un argomento che ritorna periodicamente sui tavoli della politica ma che – ora per un motivo, ora per un altro – viene spesso derubricato.
Ha ragione Mecca Cici quando afferma che lo chiedono “da anni, ma non è stato fatto nulla” perché nessun comune vuole un invaso e, quando si trova una Giunta favorevole, gli sfavorevoli sono gli ambientalisti.
Una cosa è sicura: l’acqua è sempre meno, le precipitazioni sono scarse e talvolta troppo impetuose. Bisogna fare qualcosa, con lo sguardo lungimirante al futuro, bisogna darsi da fare prima che sia troppo tardi.
