I giornalisti, in Italia, hanno le giuste tutele? I dati dicono che le cose non sono proprio “rose e fiori”.
Abbiamo spesse volte parlato del ruolo dei giornalisti nel nostro Paese e del fatto che in molti vorrebbero sopprimere la libertà di stampa e d’informazione.
La Redazione di “Riforma – Quotidiano online delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia”, il 20 febbraio 2025, scriveva: “Aumentano le intimidazioni ai giornalisti”.
Il Ministero dell’Interno notifica che “aumentano gli atti di intimidazione nei confronti dei giornalisti: nel 2024 gli episodi segnalati alle forze di polizia sono stati 114 rispetto ai 98 del 2023, con un incremento del 16%”.
I dati del Viminale sono interessanti ma, al tempo stesso, carenti.
Spesso, infatti, sono proprio le Forze dell’Ordine ad intimidire i giornalisti e a rivolgersi loro con un’arroganza inspiegabile ed ingiustificata. Con la scusante che si stanno trovando ad affrontare interventi al cardiopalma si sentono in diritto di intimare al giornalista di eliminare le fotografie realizzate, i filmati raccolti e tutto quello che, a loro dire, lederebbe la loro privacy.
Questo atteggiamento non è consentito e a dirlo non sono i giornalisti ma la giurisprudenza italiana, come spiega il Garante della Privacy con la nota numero 14755 del 5 giugno 2012: “i funzionari pubblici e i pubblici ufficiali, compresi i rappresentanti delle forze di polizia impegnati in operazioni di controllo o presenti in manifestazioni o avvenimenti pubblici, possono essere fotografati e filmati, a meno che non vi sia un espresso divieto dell’Autorità pubblica”.
I giornalisti, quando sono sul luogo di un avvenimento pubblico, anche se in questo sono impegnate le Forze dell’Ordine, hanno tutto il diritto di rendicontare ciò che accade e, a mero titolo informativo e probatorio, anche di riprenderlo.
La Legge 3 febbraio 1963, numero 69, sostiene che “è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.
Quando un giornalista, dunque, si trova in un luogo pubblico, ad osservare un intervento di polizia, ha il sacrosanto diritto di fare informazione e critica.
Siccome, poi, è sottoposto al “rispetto della verità sostanziale dei fatti” ha più che diritto di filmare e fotografare per avvalorare, al momento della redazione del pezzo, le sue tesi.
Le Forze dell’Ordine, infatti, per i più disparati motivi, potrebbero asserire che il giornalista abbia scritto qualcosa di non attinente al vero. Se quest’ultimo, però, è in possesso di videoregistrazione o di fotografia, sarà in grado di poter dimostrare la sua “lealtà” e la sua “buona fede”, come previsto dalla Legge 69/1963.
Non di rado, invece, i tutori dell’ordine diffidano i giornalisti dal riprendere scene di ordinario servizio, sul pubblico suolo, e lo fanno con un’arroganza davvero fuori luogo.
Nelle scuole di formazione del personale che andrà a tutelare la pubblica sicurezza bisognerebbe chiarire che il diritto di cronaca ha la priorità assoluta, dal momento che serve a soddisfare l’interesse pubblico.
Il giornalista, forte della Deontologia Professionale impartitagli dall’Ordine dei Giornalisti, sa bene che deve rispettare la dignità e il decoro delle persone riprese durante lo svolgimento della sua attività.
“La finalità della divulgazione di foto e video” – spiega bene Ileana D’Errico, “Money.it” – “si ritiene “unicamente giornalistica” se rispetta le regole deontologiche della professione e i criteri di essenzialità, interesse pubblico e veridicità delle informazioni”.
E’ invece impossibile fotografare o riprendere una scena, anche su pubblico suolo, quando le Forze dell’Ordine stanno svolgendo un servizio protetto dall’Autorità Giudiziaria, classificabile come “segreto di Stato”.
In tal caso, chi filma rischia sino a 5 anni di reclusione per aver divulgato informazioni segrete, mettendo a rischio la sicurezza pubblica/nazionale.
L’Ordine dei Giornalisti, attraverso il “Centro di coordinamento delle attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”, fa sapere che “i 114 atti di intimidazione registrati nel 2024 hanno interessato 17 regioni”.
Il 66.7% del totale dei 114 atti di intimidazione, pari a 76 casi, si è“verificato in Lombardia, Lazio, Sicilia, Toscana e Calabria”.
Questi dati vanno presi e analizzati con attenzione perché un Paese civile, e democratico, non può in alcun modo, ed in alcuna forma, impedire il “diritto insopprimibile” dei giornalisti di fare informazione.
Bisogna assolutamente tenere alta l’attenzione. Il tema lo richiede.
