Giovanni Paolo II ricordato nell’anniversario della sua Elezione a Romano Pontefice.

Il 16 ottobre 1978, il Cardinale Karol Wojtyla viene eletto al Soglio di Pietro con il nome di Giovanni Paolo II. Un Pontefice straordinario che ha lasciato un ricordo straordinario nei Cattolici di tutto il mondo.
Per non dire le cose che dicono tutti e che, nello specifico, sanno tutti, analizzeremo il suo rapporto con uno dei suoi più cari amici, il Cardinale Joseph Ratzinger.
L’amicizia e il legame che legò il Papa polacco con il Cardinale tedesco nacque nel pre-Conclave del 1978, quello che elesse il Patriarca Albino Luciani con il nome di Giovanni Paolo I.
Proprio relativamente a questo evento straordinario, il Cardinale Ratzinger ebbe a dire che, fin dal primo incontro, il Cardinale Wojtyla “gli offrì la sua amicizia ‘immeritatamente’, riconoscendolo come uomo di Dio”.
Giovanni Paolo II, che non a caso è diventato santo, aveva visto, sin da subito, nel futuro Benedetto XVI un “uomo di Dio” a servizio della Chiesa. Infatti, nel 1981, anno nel quale è stato vittima di un vile attentato in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II nomina il Cardinale Ratzinger quale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio).

I due hanno collaborato, gomito a gomito, nelle più importanti stanze del Vaticano per rimettere a posto la Teologia, la Morale, la Dottrina di Santa Romana Chiesa. Entrambi, in modo molto lucido, si erano accorti che la Chiesa stava marciando, a passo da podista, verso il modernismo ma, soprattutto, verso il relativismo del pensiero.
Papa Wojtyla e il Cardinale Ratzinger hanno lavorato assieme per 25 anni, un quarto di secolo, e hanno fatto sì che la Chiesa risultasse moderna, non modernista, attrattiva, non seducente, credibile, restando coerente.
Purtroppo dopo di loro è arrivato Jorge Mario Bergoglio, in arte “Papa Francesco”, che è riuscito a relativizzare tutto e a gettare in caciara tutta la saggezza e la sapienza teologica di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
La collega Roberta Pumpo, “Roma Sette”, ricorda come, tra le primissime parole di Benedetto XVI, la Cristianità universale poté ascoltare: “Dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i Signori Cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”.
Sempre la collega Pumpo tiene a sottolineare come “nel libro “Alzatevi, andiamo!”, Papa Wojtyla confessò di rendere «grazie a Dio per la presenza e l’aiuto del cardinale Ratzinger, che è un amico fidato»”.
Chi ha conosciuto un minimo Papa Ratzinger sa bene quanto egli fosse umile e si può ben immaginare come queste parole lo avranno commosso. Ma l’amicizia vera è così: non si può fare da soli e non si può non riconoscere il ruolo di un amico vero nel proprio percorso di vita, in questo pellegrinaggio terreno verso la Gerusalemme del Cielo.
Giovanni Paolo II si è legato al Cardinale Joseph Ratzinger perché lo considerava saggio e intelligente ma, soprattutto, perché il suo Pontificato ha dato somma importanza alla Dottrina della Fede come dicastero deputato alla “Difesa del deposito della Fede” come sostenne in un discorso del 1997.
In tale discorso, Papa Giovanni Paolo II ha detto che la Congregazione per la Dottrina della Fede opera “al servizio del ministero di unità” di cui il Pontefice è “primo custode e difensore”.

Nella Sala del Concistoro, venerdì 24 ottobre 1997, Giovanni Paolo II, parlando alla “Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede“, disse: “E’ motivo per me di grande gioia incontrarvi al termine della vostra Congregazione Plenaria. Ho così modo di manifestarvi i sentimenti di profonda riconoscenza e di vivo apprezzamento per il lavoro che il vostro Dicastero svolge al servizio del ministero di unità, in special modo affidato al Romano Pontefice, e che si esprime primariamente come unità di fede, sostenuta e costituita dal sacro deposito, di cui il Successore di Pietro è il primo custode e difensore (cfr Pastor Bonus, 11)”.
Chi vi scrive ha avuto la fortuna, l’onore ed il privilegio di crescere nella Fede sui testi del Cardinale Joseph Ratzinger e di poter studiare la Sacra Teologia, applicata alla Vita Consacrata, in un Istituto Pontificio che del magistero di Benedetto XVI era scrupoloso custode.
I tempi scorrono, il tempo passa, le idee evolvono ma le Verità fondamentali della Chiesa, il Sacro Deposito della Fede, non cambiano e non mutano.

Giovanni Paolo II, gigante della Fede e del pensiero filosofico cristiano, ha fatto della Dottrina della Fede il suo “marchio di fabbrica” e lo ha ribadito senza timori: “per una comunità che si fonda essenzialmente sull’adesione condivisa alla Parola di Dio e sulla conseguente certezza di vivere nella verità, l’autorità nella determinazione dei contenuti da credere e da professare è qualcosa a cui non si può rinunciare”.
Ricordare Papa Wojtyla nel giorno anniversario della sua elezione a Sommo Pontefice era obbligatorio e necessario, soprattutto dopo che la Chiesa ha conosciuto Bergoglio e, oggi, sta scoprendo Robert Francis Prevost, in arte Leone XIV.
* L’immagine di copertina, in apertura, è realizzata con Microsoft Copilot AI.
