Il giurista che portò la libertà di stampa nel Regno di Sardegna
Nato a Moûtiers (*) in Tarantasia il 24 aprile 1788, Giacinto Fedele Avet apparteneva a una famiglia di solida tradizione amministrativa: il padre Lorenzo fu notaio, sottoprefetto sotto Napoleone e intendente nell’Alta Savoia dopo la Restaurazione. Da Grenoble, dove si laureò in giurisprudenza, Avet intraprese una carriera che lo avrebbe condotto dai tribunali savoini ai vertici della giustizia piemontese.
Dopo gli esordi come Avvocato dei Poveri nel 1814 e Sostituto Fiscale Generale nel 1816, entrò nel Senato della Savoia nel 1819. La svolta arrivò nel 1831, quando Carlo Alberto, appena salito al trono, lo chiamò a Torino per partecipare alla Commissione di legislazione e del Codice civile. Insieme a Pinelli, Nomis, Musio, Bianco e Sclopis, sotto la guida del guardasigilli conte Barbaroux, Avet contribuì alla stesura del nuovo codice e ne curò la traduzione in francese per le popolazioni della Savoia e della Valle d’Aosta.

Nel 1840, dopo l’esonero di Barbaroux, Avet divenne reggente della Grande Cancelleria e del dicastero di Grazia e Giustizia, ricevendo poco dopo la dignità comitale. La sua opera non si limitò al diritto civile: partecipò alla redazione del Codice penale e dei codici di procedura civile e penale, e nel 1841 concluse un concordato con la Santa Sede che ridimensionò il foro ecclesiastico, segnando un passo decisivo verso la modernizzazione dello Stato.
Nel 1843, alla morte di Barbaroux, Avet fu nominato ministro guardasigilli. Liberale convinto, sostenne con forza la concessione dello Statuto Albertino del 1848, proponendo di ispirarsi alla costituzione francese e difendendo il principio della libertà di stampa – “la stampa è libera ma una legge ne reprime gli abusi” – che sarebbe diventato uno dei cardini della nuova monarchia costituzionale.
Nonostante il suo ruolo di primo piano, Avet non fu nominato senatore: una scelta che riflette più la sua volontà di tentare la via della deputazione politica che un calo di favore da parte del sovrano. Morì a Torino il 3 settembre 1855, lasciando dietro di sé un’eredità di riforme, equilibrio e coraggio civile.
La Città di Torino, nel 1909, gli ha dedicato una breve via del Borgo San Donato che da corso Principe Oddone raggiunge via Giuseppe Maria Bonzanigo.
Note
(*) Moûtiers, comune francese di 4.318 abitanti, si trova oggi nella Savoia, regione Rodano-Alpi, lungo l’Isère e all’ingresso della Tarantasia, di cui è la città principale.
