Asti, il cortile di Palazzo Alfieri, foto Ezio Marinoni
Fra presente e suggestioni storiche: Palazzo Alfieri, la Biblioteca Astense Giorgio Faletti, la Libreria Goggia e il dolce chiamato Damigella del Palio
Per raccontare Asti e la sua storia, occorre partire dal 1095, quando la città diventa un Libero Comune, che dal secolo XII al XVI vive di fra agi e ricchezze grazie ai commerci che la vedevano un nevralgico centro di scambio, per l’opera accorta di mercanti e banchieri fra i più importanti del Piemonte,
Il primo incontro è con Palazzo Alfieri e il suo più illustre abitante, quel Vittorio Alfieri che l’insegnamento scolastico non ha saputo far amare agli studenti, né ha aiutato la comprensione della sua grandezza umana e letteraria. Chi scrive dovrebbe sempre ricordare la sua frase: “Vero è, che la penna in mano di un eccellente scrittore riesce per se stessa un’arma assai più possente e terribile, e di assai più lungo effetto, che non lo possa mai essere nessuno scettro, né brando, nelle mani d’un principe”.

Vittorio nasce nelle stanze di questo palazzo il 16 gennaio 1749, dove vive fino all’età di cinque anni. Da Asti parte per intraprendere numerosi viaggi in Europa, diventando protagonista del panorama culturale, politico e letterario dell’epoca. L’edificio lega il suo nome anche a Benedetto Alfieri, zio del poeta e importante architetto che, verso la metà del Settecento, progetta ex novo parti dell’edificio di origine medievale.
“Ed un cugino di mio padre, mio semi-zio, chiamato il conte Benedetto Alfieri.
Io andava qualche volta a pranzo da lui, ed alcune volte a visitarlo”, così lo ricorda il nipote Vittorio nella sua Vita.
Benedetto, che appartiene al ramo degli Alfieri di Cortemilia, lo stesso dell’antico cronista astigiano Ogerio Alfieri, nel 1739 succede a Filippo Juvarra come primo architetto di Corte e ne prosegue molti lavori. Era il primo architetto del Re; ed alloggiava accanto al Regio Teatro da lui ideato, e fatto eseguire.
Sulla facciata di Palazzo Ottolenghi si può leggere l’epigrafe dedicata a Leonetto Ottolenghi (1846 – 1904). Esponente di una delle più famose e influenti famiglie della città, il Conte Leonetto Ottolenghi è mecenate e raffinato collezionista. Decide di donare la sua collezione alla città, contribuendo alla costituzione del Museo Civico. A comporre tale raccolta vi è anche una serie di oggetti provenienti dall’Egitto, tra i quali va ricordata come una rarità la Signora delle Ninfee (la cosiddetta “Mummia di Asti”).

Il palazzo ospita il Museo del Risorgimento, con reperti che vanno dal 1797 (anno della indipendenza di Asti e della proclamazione della Repubblica Astense) al 1870.
«Per cagion poi del sacro triduo il simulacro di S. Secondo che figurava al sommo dell’altar maggiore della sua chiesa fu ornato d’una bandiera in seta con entrovi le parole: REPUBBLICA ASTESE SOTTO LA PROTEZIONE DI S. SECONDO
Del pari ad un’altra piccola statua del medesimo santo che si teneva nel palazzo municipale fu apposta l’iscrizione:
LIBERTA’ EGUAGLIANZA O MORTE
REPUBBLICA ASTESE
ANNO I».
Così ne scrive Carlo Leone Grandi (Asti 1818 – 1872), in Repubblica di Asti nel 1797. Relazione dei fatti – Asti, 1851. E una epigrafe, posta dal Comune il 2 maggio 1893 lo ricorda con queste parole:
AL PATRIOTA
CARLO LEONE GRANDI
CAUSIDICO INSIGNE
VALOROSO PUBBLICO AMMINISTRATORE
LETTERATO ARGUTO PUBBLICISTA VIVACE
STORICO ACCURATISSIMO
LA CITTADINANZA ASTESE
MDCCCXVIII-MDCCCLXXII
La Biblioteca Astense, intitolata a Giorgio Faletti (Asti 1950 – Torino 2014), ha una lunga storia. Nasce come Biblioteca Civica di Asti, intitolata a Vittorio Alfieri, aperta al pubblico il 18 marzo 1873 nel Civico Collegio, contando dapprima su consistenti lasciti di privati. Nel 1903, nel clima di euforia legato alla celebrazione del primo centenario della morte di Vittorio Alfieri, la Biblioteca trova una nuova e migliore collocazione nel palazzo natale del poeta, acquistato e donato alla cittadinanza da Leonetto Ottolenghi allo scopo di farlo diventare sede delle maggiori istituzioni culturali astigiane. Il suo fondo moderno comprende circa 100.000 volumi e copre tutte le categorie del sapere. Il patrimonio antico della Biblioteca Astense non deriva da acquisizioni stratificate nel tempo, ma da una serie di donazioni di fondi privati, che a partire dalla fine del XIX secolo e fino alla metà del Novecento ne hanno incrementato le raccolte. Di questo patrimonio antico fanno parte 9 incunaboli e 120 edizioni del XVI secolo (tra queste ultime meritano di essere segnalate alcune edizioni locali, quali gli Statuta cittadini del 1534); ancora più numerose sono le edizioni del XVII e XVIII secolo. La Biblioteca non conserva, invece, materiali alfieriani di pregio, conferiti nel 1937 al Centro Nazionale di Studi Alfieriani. Recentemente la Biblioteca ha acquisito, per volontà del figlio, parte del patrimonio librario appartenuto al giornalista Igor Man, una delle firme più prestigiose del quotidiano La Stampa di Torino, studioso delle religioni e delle società con una spiccata competenza per i temi riguardanti il mondo arabo ed islamico. Questo fondo – circa un migliaio di volumi – è ancora in fase di inventariazione.

In corso Alfieri, una vetrina poco appariscente ospita la Libreria Goggia. Una libreria è un posto dove le idee dormono tra le copertine, aspettando che tu le scopra, si legge nel suo sito web. La Libreria Goggia, situata in Corso Alfieri 299, è la più antica libreria della città e fa parte della Associazione delle Librerie Storiche ed Antiquarie d’Italia. Dall’aprile 1982 il proprietario è Luigi Doano che gestisce l’attività insieme alla propria famiglia (in particolare con la figlia Emanuela, intenzionata a proseguire questo storico esercizio e punto di riferimento culturale) e a un collaboratore. A chi ha più volte chiesto il motivo per il quale la libreria negli anni non si fosse mai spostata, è sempre stato risposto che essendo sempre stata in questi locali per affezione e per scaramanzia non è mai stata presa in considerazione l’idea di trovare un altro luogo in cui trasferirsi, nemmeno quando si sono liberati locali all’apparenza più ampi. Va sottolineata anche la scelta di mantenere sempre il nome Goggia, fin dall’Ottocento; essa è citata in un documento datato 1859 in cui si fa riferimento a un quaderno di Giuseppe Marello (proclamato beato in Asti il 26 settembre 1993 da Papa Giovanni Paolo II), acquistato presso Filippo Goggia Libraio. Nella causa di beatificazione di questo astigiano (la casa madre dell’ordine da lui fondato, la Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, è su corso Alfieri, a poca distanza dalla Libreria) si sono ritrovate due lettere in cui egli nomina questa libreria come fornitrice dei suoi libri. Una conferma della sua storia viene dal settimanale IL CITTADINO (di ispirazione liberale – ospita anche interventi di Camillo Benso di Cavour –, fondato nel 1853, rivolto alla borghesia intellettuale e commerciale cittadina; nell’edizione di domenica 25 maggio 1862, si legge che al prezzo di 2,50 lire sono in vendita presso la Libreria Goggia “Nozioni elementari di arte e storia militare”.

Nel mio più recente viaggio ad Asti, ho dovuto aspettare l’ora di chiusura antimeridiana per poter dialogare con Emanuela e papà Luigi. Il locale è un piccolo rettangolo stipato di libri, con qualche concessione alla cartoleria per gli studenti, potrei dire fornito di tutto La ristrettezza degli spazi impone a volte attese in strada ai clienti che, con pazienza e affetto per il luogo, attendono il loro turno, fedeli a questo scrigno di storia e cultura. Nel retro è conservato un quaderno con etichetta “Libreria Goggia”; un diploma conferito alla storicità del locale rende orgogliosi i titolari, animati dalla forza di un grande passato. Il profumo di storia e di cultura emana da angolo di questo locale, fa sentire bene chi ama i libri e la carta, eterni strumenti di diffusione del del sapere, anche nel tempo dell’informatica e della digitalizzazione.

Gli amanti dei mercati di Natale sono invitati a segnare sulla propria agenda l’appuntamento astigiano che, nel mese di dicembre, può rivelarsi un’occasione di visita alla città. Angoli, scorci e visioni inaspettate si aprono fra una casetta natalizia e l’altra; il silenzio di un Medioevo ancora palpabile è appena dietro i colori e le immagini allettanti che suggeriscono gli acquisti. Fra i tanti banchi, c’è anche la Pasticceria Ompeo. Nel tempo del covid, l’assenza del Palio di Asti ha suggerito al pasticcere Fabrizio Ompeo la creazione di un nuovo dolce. Tra le tipicità astigiane non c’era nulla che citasse la Damigella del Palio, sebbene si tratti di uno dei momenti più importanti collegati alla manifestazione. Egli ha inventato un dolce lievitato, che si può produrre tutto l’anno, con ingredienti del territorio, tra cui l’uva passa che si reidrata con la Barbera Chinata dei Fratelli Rovero di San Marzanotto e le nocciole I.G.P. del Piemonte dell’azienda agricola Teresina di Valleandona. E così il nuovo dolce si è chiamato Damigella del Palio!
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