«Le società hanno i criminali che si meritano»
Alexandre Lacassagne (1843‑1924) è stato uno dei pionieri assoluti della criminologia moderna: un medico legale capace di fondere anatomia, sociologia, psicologia e investigazione scientifica in un’unica disciplina, anticipando metodi che oggi consideriamo fondamentali nelle scienze forensi. La sua figura, spesso meno nota al grande pubblico rispetto a quella di altri protagonisti dell’Ottocento, merita di essere riscoperta per l’impatto profondo che ebbe sulla cultura giudiziaria europea.
Nato a Cahors, in Occitania, il 17 agosto 1843, Lacassagne si formò come medico militare prima di stabilirsi a Lione, città che sarebbe diventata il centro della sua attività scientifica. Qui fondò una delle prime scuole di medicina legale strutturate d’Europa, trasformando l’ospedale e l’aula universitaria in laboratori di ricerca sul comportamento criminale.
La sua idea era radicale per l’epoca: il crimine non doveva essere interpretato solo come colpa morale o degenerazione biologica, ma come fenomeno complesso, frutto dell’interazione tra individuo e ambiente. Una visione che lo portò spesso a scontrarsi con le teorie deterministiche di Cesare Lombroso, allora molto influenti.
Lacassagne introdusse metodi che oggi consideriamo basilari nelle scienze forensi, come l’analisi delle tracce, studiando impronte, macchie di sangue, residui di proiettili con rigore sperimentale.
Nel campo della balistica, fu tra i primi a correlare scientificamente armi e ferite, creando protocolli di osservazione sistematica.
Perfezionò tecniche di tossicologia per individuare veleni e sostanze nocive nei cadaveri.
Studiò l’antropologia criminale non per stabilire “tipi umani” predisposti al delitto, ma per comprendere come condizioni sociali e fisiche influenzassero i comportamenti.
Il suo approccio era pragmatico: ogni caso doveva essere studiato con metodo scientifico, senza pregiudizi ideologici. Per questo la sua scuola divenne un punto di riferimento per magistrati, medici e investigatori.

La sua competenza contribuì a risolvere casi di notevole interesse, come in primo luogo, quello del “baule insanguinato di Millery”, nel 1889. Lacassagne pervenne alla precisa identificazione di resti umani ormai irriconoscibili, ritrovati in un baule a Millery, presso Lione, permettendo così anche l’arresto dei colpevoli dell’uccisione della vittima, avvenuta a Parigi.
Nel 1894 eseguì l’autopsia del presidente Sadi Carnot, assassinato a colpi di pugnale dall’anarchico italiano Sante Caserio, a Lione, il 24 giugno.
Nel 1898 partecipò come esperto al processo del serial killer Joseph Vacher, soprannominato “l’assassino dei pastori” o “Jack lo Squartatore del Sud-Est”, nato nel 1869 a Beaufort (Isère) e ghigliottinato il 31 dicembre 1898 a Bourg-en-Bresse (Ain). Questo caso è ricordato nel film “Il giudice e l’assassino” del 1976, di Bertrand Tavernier: Vacher è interpretato da Michel Galabru e Lacassagne da Yves Robert.
Nel 1913 Lacassagne procedette all’identificazione del suo collega Mathieu Jaboulay, morto carbonizzato in un disastro ferroviario.
Lacassagne sosteneva che “l’ambiente sociale è il terreno su cui germoglia il crimine”, una frase che riassume la sua filosofia. Per lui la prevenzione non dipendeva solo dalla repressione, ma dalla capacità di migliorare le condizioni di vita, l’educazione, la salute pubblica.
Questa prospettiva lo rese un intellettuale ascoltato anche fuori dall’ambito medico: partecipò a dibattiti politici, scrisse articoli divulgativi, collaborò con giornali e riviste scientifiche. La sua influenza si estese fino ai primi decenni del Novecento, quando la criminologia iniziò a strutturarsi come disciplina autonoma.
Alla sua morte, avvenuta nel 1924 per i postumi di un investimento automobilistico, Lacassagne lasciò una scuola prestigiosa, una vasta produzione scientifica e un metodo che avrebbe influenzato generazioni di medici legali. Basilare in questo senso l’opera del suo allievo Edmond Locard (1877-1966). Molte tecniche oggi utilizzate nei laboratori forensi – dalla classificazione delle ferite alla ricostruzione della dinamica di un delitto – portano la sua impronta.
Riscoprirlo significa comprendere come la scienza abbia trasformato la giustizia, sostituendo intuizioni e sospetti con analisi rigorose e verificabili. In un’epoca in cui la tecnologia domina le indagini, il lavoro di Lacassagne ricorda che la vera innovazione nasce dall’osservazione attenta e dal pensiero critico.
In omaggio al suo contributo scientifico, nel 1925 il Consiglio comunale di Lione ribattezzò il “Chemin des Pins” come viale Lacassagne.
