La ruota della fortuna (miniatura del XII secolo) da Wikipedia
Una curiosa ricerca di Giorgio Ponzio
La ludopatia è una dipendenza comportamentale caratterizzata dalla compulsione a giocare d’azzardo, nonostante le conseguenze negative che questo comportamento può avere sulla vita della persona, come problemi finanziari e relazionali. I sintomi includono l’incapacità di resistere all’impulso di giocare e la ricerca di avventura ed eccitazione, che portano a un’intensificazione del comportamento di gioco. La Ludopatia è considerata un disturbo psicologico e può richiedere trattamenti specifici per affrontare la dipendenza. (da: Psicoterapia Scientifica – Padova)
Il fatto grave è che le conoscenze medico-scientifiche attuali definiscono questo “comportamento ludico” un percorso unidirezionale che evolve verso condizionamenti patologici. Su questa problematica, ad onore del vero, non è mancata nel tempo la dovuta informazione e divulgazione attraverso tutti i media.
Tuttavia sorprende il fatto che i Governi di tutti i colori, pur ricorrendo ai sofismi più arditi dell’ipocrisia, non hanno mai rinunciato a questi “discutibili introiti”, pur sapendo che questi derivavano dalle speranze illusorie di una comunità affetta da una dipendenza comportamentale cronica.
Questa realtà costituisce una clamorosa contraddizione in quanto lede l’Articolo 32 della Costituzione italiana, che recita:
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Tuttavia la tentazione di tutti i Governi del dopo guerra a continuare su questa deprecabile strada (stessa cosa vale per il monopolio del tabacco) ha trovato una forzata giustificazione e continuità nella storia passata, dove già allora la denuncia di autorevoli personaggi, si era sempre trasformata in una impotente “vox clamantis in deserto”.
Le difficili esigenze economico-finanziarie degli Stati sia preunitari, che dopo l’Unità d’Italia, imponevano di far convivere, con stridente incoerenza e ipocrisia, l’immoralità del gioco d’azzardo (o similari) con l’etica del tempo. In pratica si ufficializzava con spregiudicatezza l’aforisma : “ … non è bello, ma rende ed è utile …”.
In merito riportiamo il curioso articolo del prof. Giorgio Ponzio che ci riporta alla realtà dei tempi e costumi di Massimo d’Azeglio, che già allora denunciava questo malcostume e contraddizione delle istituzioni.
Con amarezza e malcelata rassegnazione dobbiamo prendere atto che il tanto decantato progresso civile, sociale e culturale, deve obbligatoriamente fare i conti con la più prosaica e condizionante realtà degli interessi economico-finanziari delle istituzioni dello Stato.
Presumiamo che,” rebus sic stantibus”, nel prossimo futuro non vedremo il superamento di questa ludica istituzione e la definitiva liberazione da questo insano condizionamento. (m. b.)
Lotto Istantaneo – Super Enalotto – Bingo
non sono Ludo–dipendenze attuali
Già in epoca Risorgimentale i Patrioti lo consideravano uno sfruttamento delle classi sociali più povere
In non più di trecento metri da casa mia vi sono una “Sala per Scommesse” e giochi e una “Sala Bingo”. A queste vanno aggiunte le tabaccherie. Quella più vicina a casa mia dispone di un piccolo locale ma è sempre affollato: vi è chi gioca la schedina del SuperEnalotto, chi compra una serie di Gratta e Vinci e chi fuori del locale, attraverso la vetrina, ha gli occhi inchiodati sullo schermo del Lotto istantaneo o 10eLotto.
Provate ad aumentare le tasse, in particolare ai ceti meno abbienti e vi sarà una rivolta, ma se gli svuotate il portafoglio con il gioco del Lotto non troveranno, nella stragrande maggioranza dei “giocatori”, alcun motivo di cui lamentarsi.
Una interessante analisi di questo problema l’ho trovata in un piccolo libro, (di soli centimetri 10 x 2,5 x 14,5). Sulla costa vi è scritto “ OPUSCOLI SULLA SITUAZIONE ITALIANA NEL 1846”. Si ricorda che in seguito al moto di Rimini dei patrioti nel settembre del 1845, represso in pochi giorni, Massimo d’Azeglio pubblicò un pamphlet dal titolo “Degli ultimi casi di Romagna” a Firenze nel 1846 (a Torino potevano esserci dei problemi).
Esso ebbe subito un clamoroso successo e seguirono numerose edizioni. Gli editori successivi aggiunsero una serie di altri scritti di natura e provenienza varia. Fu aggiunto anche, subito dopo il titolo “Degli ultimi casi di Romagna”, una pagina di “DOCUMENTI” con la contabilità delle entrate e delle spese degli Stati Pontifici, estratta da un rapporto pubblicato a Londra nel 1838. Nelle entrate sono riportate anche quelle del gioco del Lotto.

Ho utilizzato, per questa circostanza, il volume stampato a Lugano (quindi guarda caso non a Torino) nel 1846 del quale non sono a conoscenza per quali vie sia giunto nelle mani dei miei antenati.
Da questo testo propongo il capitolo sul Gioco del Lotto, tratto dall’articolo “Appendice al libro del marchese d’Azeglio sugli ultimi avvenimenti di Romagna … Italia 1846” .
Preciso che ho rispettato il testo originale nella trascrizione per cui errori di scrittura presenti sono legati alla grafia dell’epoca.
CAPITOLO V
giuochi pubblici
Il giuoco del lotto è una imposizione volontaria, una mostruosa invenzione dei governi poco civili, che favorisce ogni sorta di immoralità, e di superstizione. È estremamente dannoso alle famiglie specialmente povere, poiché colla seducente promessa di far diventar ricche con pochissimo le persone che giuocano queste dissipano quel poco di denaro, che traggono dal proprio mestiere, e soffrono, e fanno soffrire i disagi delia fame, e del freddo, della nudità alla innocente prole di cui sono padri. Il vivente Giovenale Toscano, filosofissimo poeta, ha scritta una frizzantissima poesia su questo tema, da disgradare qualunque prolisso trattato morale, che si potesse stampare su questo proposito. Io che non pretendo affatto di essere autore di cose nuove e rare, la riporlo per intero, a comodo di quei pochi che non la conoscessero, e mi risparmio così altre parole su questa capitolo.
Eccola:

La concessione generosissima del Governo per le Tombole è arrivata tant’ alto, che i villaggi regolati da un povero sindaco, hanno anch’ essi la loro Tombola di 50 o 100 Napoleoni. Poco importa se i concorrenti giuocatori lascino perir di fame la sera la povera famigliuola, o vadino alla strada il dì innanzi per tentar la fortuna; basta che il governo prenda il terzo, o il quarto di tutto quello che si è introitato; per il rimanente caschi il Mondo che non vi è nulla a ridire.
Le riffe private e pubbliche sono così frequenti, e numerose che è proprio una vergogna il tollerarle ulteriormente. Il governo ha fatto sembiante di proibirne la esecuzione. Ma sapete perché? per la viltà di rubare anche in quelle un quinto almeno di registro, la cui tassa sana l’immoralità di codesto abuso. Checchè si voglia dire in contrario, la Francia con tutto che venga tiranneggiata dall’attual Re costituzionale è la prima nazione civile di Europa. E la Francia ha già da qualche tempo abolito il giuoco del lotto. Ogni nazione deve imitare ciò che vi è di buono nelle altre. E così si fanno progressi, diversamente in luogo di andare avanti presto, faremo il passo della testuggine, o meglio quello retrogrado del gambero.
G. Ponzio
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Purtroppo la regola del DO UT DES vale in tutti i campi ed in particolare in qualsiasi tipo di gioco, dall’azzardo alle scommesse, certo in tutti questi settori il risultato del dare risulta essere sempre più cospicuo che nel ricevere ma l’interesse da parte di chi gestisce il gioco è sempre più forte nel lucrare e penso che l’articolo sia più attuale che mai oggi dove il Business la fa da padrone in ogni campo sociale e non, nonostante la massa sempre più povera tenti la fortuna comunque e anche se non arriva tutto è giustificato. Credo non sia semplice maturare la considerazione del Concetto di fortuna come sfruttamento ma di fatto lo è. Giustifichiamo questo vizio senza considerarne l’interesse legale o meno che c’e dietro ma la Storia, amata odiata storia, chiarisce il senso di tutto questo ed in particolare dello Stato che silente, purtroppo gioca e vince comunque oltre all’incasso delle Tasse.
Che dire ………Rien ne va plus .
E.C.Ostellino