Quella ingombrante architettura contemporanea che da 64 anni si sgretola all’ingresso di Torino
Vicissitudini di un palazzo troppo bello per essere “compreso” e destinato a valorizzare questa ingrata e distratta città
Dopo qualche excursus sulle ville sabaude abbandonate: “Penultime Notizie!”. Avendo già affrontato in altre occasioni la sorte del Palazzo del Lavoro di Torino, simbolo di Expo 61, adesso sono stati chiesti ad Al Overview alcuni aggiornamenti sul futuro di quello anche noto come palazzo Nervi, ottenendo risposte simili e antitetiche:
- Il futuro di Palazzo Nervi a Torino è ancora incerto, ma si stanno valutando diverse ipotesi di riqualificazione, tra cui l’inclusione nel progetto del Parco della Salute, l’ipotesi avanzata dal Rettore del Politecnico, Guido Saracco.
- Dopo anni di abbandono e diversi progetti interrotti, la necessità di un intervento che rispetti il valore architettonico dell’edificio è urgente, puntando a un restauro conservativo delle parti strutturali e delle facciate;
- sono in corso due principali progetti di riqualificazione che interessano opere di Pier Luigi Nervi: il Palazzo del Lavoro e il complesso di Torino Esposizioni. Il Palazzo del Lavoro è soggetto a una riqualificazione per ospitare commercio, uffici e spazi espositivi, iniziata nel settembre 2023, mentre il progetto di Torino Esposizioni, finanziato dal PNRR, prevede l’insediamento di una biblioteca civica e l’espansione di spazi universitari.
- Indiscrezioni provenienti da Cassa Depositi e Prestiti informano che sono in corso verifiche di fattibilità su ipotesi di riqualificazione compatibili con la natura monumentale dell’immobile.
- Interpellato a proposito il sindaco Lo Russo, ha dichiarato che la pratica è affidata all’assessore Mazzoleni, mostrandosi prudentemente ottimista. Il problema pare essere legato alla “complessità della struttura” e al suo reimpiego, in quanto “qualunque modello di utilizzo e gestione operativa non può prescindere dai suoi vincoli architettonici”.
Risposte degne del Conte Mascetti, pescate nel Web da una IA senza aggiornamenti, poiché, salvo smentite, le notizie sul reimpiego del palazzo lasciato in eredità alla città, sono ingarbugliate e confuse più che in passato.
Ricapitolando quell’irripetibile “Italia 61”.
L’Esposizione Internazionale “Expo 61” era stata costruita su 50 ha. di terreno ricavati da una grande bonifica e convertiti in parco solcato da Corso Unità d’Italia, arteria che incanalava l’era della mobilità di massa verso la rete autostradale diretta verso il mare. Le ardite architetture erano guarnite da futuristici impianti: la monorotaia e l’ovovia che trasvolava il Po, fino a Cavoretto.
Nell’immaginario dei torinesi, l’Expo 61 era solo l’inizio di una Torino proiettata al futuro. Un’illusione durata pochissimo. La monorotaia, che doveva collegare Torino a Moncalieri e oltre, è morta dov’era e l’ovovia, ritenuta inutile lusinga “turistica” per una città industriale, è stata smantellata.
Due sprechi insostituibili, per il resto, poche cose.
Oltre il riuso di alcuni locali nel BIT, il Palazzo Vela è stato manipolato dalla Arch. Gaetana Aulenti, in occasione delle XX Olimpiadi del 2006. La geniale cupola tripode di ben 130 m di diametro, chiusa da grandi vetrate, è stata privata di quest’ultime e declassata a copertura aperta per impianti di pattinaggio, perdendo la sua essenza.
La vittima eccellente però, è stato il Palazzo delle Nazioni, maestoso edificio di 156 m per lato per un interno di 22.500 m², formato da 16 pilastri modulari alti 25 m, con copertura di 40 m per lato, che all’estremità, sfoggiava una magnifica raggiera in c. a. dal diametro di 38 metri, morfologia di un fungo.
Inoltre, nei sotterranei del palazzo giacciono nell’oblio ben due cinematografi e altri poliedrici locali espositivi.
Il palazzo, concepito dagli Ing. Pier Luigi e Antonio Nervi, su tracce dell’Arch. Giò Ponti, risultava imponente quanto leggero grazie a un abile impiego di superfici vetrate.
Gli interni sorretti dalle più alte colonne del mondo, arricchivano un palazzo di inimitabile bellezza, che aveva destato una globale ammirazione in tutte le personalità presenti all’Expo, e nella massa di visitatori, stupiti dalla grandiosità dell’opera.
Da quell’Expo del 1961, Palazzo Nervi agonizza all’ingresso della città. Vittima di un mega progetto stilato senza pensare al futuro, oggi è un sepolcro abbandonato, senza memoria né dignità.
È uno scandalo per Torino più volte descritto da questo giornale.
Da subito dopo l’Expo, il palazzo avrebbe potuto onorare qualsiasi destinazione, ma i governi comunali non sono andati oltre sporadiche fiere ed esposizioni. Quindi:
- nel 21º millennio il palazzo, già segnato dall’incuria, tornava oggetto di un onesto reimpiego fino al 2008, come precaria succursale universitaria e luogo destinato a eventi musicali.
- A partire dal 2011, dopo il fiasco degli accordi con un gruppo commerciale olandese, l’edificio è diventato un costoso oggetto di gestione, affidato a progetti nati già falliti, incastrati da polemiche, ricorsi e nuovi tentativi di riconversione.
- Nel 2011 la Commissione Urbanistica della giunta Fassino, divulgava un atto di riqualificazione del Palazzo del Lavoro con descrizione del progetto, dei costi e delle “ipotetiche” funzioni.
- Il 1° luglio 2014 è ripartita l’intera procedura per l’approvazione di una nuova variante.
- Il 20 agosto 2015 un incendio ha coinvolto una parte della struttura, provocando seri danni.
Un valido progetto che si è fermato all’attuazione del plastico
- Nel gennaio 2016, la destinazione di Palazzo Nervi a galleria per lo shopping di alta fascia, sembrava finalmente al via. Sulla carta, il rifacimento dell’area prevedeva un rinnovo del parco con l’aggiunta di una ruota panoramica, un posteggio sotterraneo per 1500 vetture e l’attuazione entro il 2018 del sottopasso in corso Unità d’Italia, in corrispondenza della rotonda Maroncelli. Un bel plastico & stop.

L’origine del male è tipicamente italica. Quando cambia la giunta, ogni progetto passa di mano. Suicidio burocratico al quale, anche gli edifici costruiti per l’Expo ‘61, sono stati sacrificati.
- Nel 2016, l’assessore all’urbanistica della giunta Appendino, Guido Montanaro, bloccava il progetto, riconoscendo l’importanza dell’edificio, ma da rivedere nella precedente scelta progettuale.
La nuova giunta suggeriva un Museo della Scienza & dell’Innovazione. Una proposta in sintonia con la dell’edificio, mentre la voce popolare ha sempre sostenuto che il palazzo avrebbe dovuto ospitare gli uffici della Regione, oggi situati nel discutibile grattacielo eretto poco distante, progettato dall’archistar Massimiliano Fuksas
Su un articolo di Civico20, del 7 dicembre 2016, la giunta pentastellata prometteva una lezione di efficienza da impartire ai governi precedenti, garantendo un’accelerazione… non pervenuta.
- Nel 2020 il palazzo veniva acquisito dallo Stato, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, ravvivando le speranze di un prossimo recupero della storica struttura, che però tardava a venire.
- Nel 2023, cassa Depositi e Prestiti dichiarava un impegno nel recupero, in seguito a un sopralluogo della commissione Urbanistica del Comune di Torino.
- 4 giugno 2024, una lucida analisi del giornalista Pier Paolo Luciano dal titolo: “Palazzo del Lavoro, il capolavoro di Nervi che Torino sta perdendo”, narrava le sciagure della struttura, prevedendo il futuro.
- Luglio 2024: La Stampa riportava che il dossier del capolavoro di Nervi non è tra quelli prioritari, mentre intanto il palazzo cade a pezzi.…
Torino provinciale non è Parigi, non è Sydney, non è Dubai
A oggi, ogni proprietà dell’immobile, non è stata all’altezza di un capolavoro vittima della sua stessa, imbarazzante bellezza, ridotto a tempio vuoto e saccheggiato.
La solida struttura regge, scheletro del gigante ucciso dagli umani paradossi. Il traffico procede in colonna a fianco dell’onta decadente, e nessuna ruota panoramica, nessun sottopasso per l’intasata rotonda.
Le incredibili colonne a raggiera esaltate sui testi di architettura, gemono tra gli spazi vuoti.
A guardarle sembra non sia mai esistito quel 1961 “Italia miracolo economico”, terza potenza industriale europea, momento perduto negli episodi del tempo. Di chi è la colpa?
Triste pensiero di chi scrive: “da modesto architetto”, rammento quegli anni intrisi di passione progettuale per una bellezza ardita, quasi mistica, perché l’arte ha un’anima che l’arroganza politica spesso non capisce, né corrisponde”. Più niente di paragonabile da allora e l’eccellenza muore, come tanti fugaci momenti di questa città.
Ogni smentita sarà quantomai gradita.

i nydressante grazie
speruma
Nei numeri che definiscono le dimensioni del palazzo Nervi, il suo progettista illuminato, indicava anche la destinazione d’uso.
Quando gli abitanti della città di Torino saranno pronti, avranno una grande occasione da cogliere.
Perchè non mollare i progetti faraonici e farne un baNale parcheggio? In futuro se vi saranno altre idee potrà essere rimodificato….
in effetti almeno il luogo è ottimale, vicino alla nuova linea della metropolitana e alle porte delle autostrade che danno al sud. E giustamente, potrebbe essere in seguito riadattato. È un’ipotesi già suggerita e inspiegabilmente ignorata,
è talmente ampio poi che da parcheggio diventerebbe subito altro… Mistero
Articolo molto interessante. Peccato per le virgole, buttate un po’ a caso come il parmigiano sulla pasta (ma almeno evitate di mettere la virgola tra soggetto e verbo, vi prego!).
Ad agosto era uscita la notizia dell’interessamento della sorella dell’emiro del Qatar per farne un grande spazio espositivo per opere d’arte contemporanea. Se ne sa più nulla?