Di Achille Maria Giachino

Nella nostra ricerca di farmaci “particolari” e a volte un po’ strani, ci siamo imbattuti questa volta in un rimedio risalente al XVIII secolo e ancora oggi in produzione, il “Balsamo di Cantiano”.
La sua notorietà e la sua diffusione erano tali che furono prodotte e messe in commercio innumerevoli imitazioni, più o meno valide. Per ovviare a questo malcostume e per evitare le falsificazioni, papa Clemente XIII nel 1776 emanò un decreto di privativa a favore dei fratelli Achilli, speziali cantianesi originari di Gubbio, per la confezione e la vendita esclusiva del farmaco nello stato della Chiesa.
Gli Achilli, artefici della composizione originale del balsamo, asserivano di avere ricevuto la ricetta da un cavaliere diretto in pellegrinaggio a Roma. Il prodotto, così protetto dal “diritto d’autore”, prese il nome di Opobalsamum Canthiani e fu in commercio in tutta Italia fino al 1925.
Utilizzato per la cura di malattie respiratorie quali asma e bronchite e dell’apparato digerente, fu anche efficacemente utilizzato durante le epidemie di tifo e colera nel Regno di Napoli, dimostrandosi, come riportano le cronache dell’epoca, l’unico medicamento realmente efficace a contrastare il morbo.
Nella sua composizione entravano a far parte alcool, fiori di iperico, balsamo del Perù, incenso, benzoino, aloe, mirra, radice di genziana e zucchero, il tutto lasciato macerare per due mesi e quindi filtrato.
Nel 2022 si è voluto riprendere la produzione utilizzando però una formulazione aggiornata ai tempi attuali con l’uso di estratti vegetali provenienti dal monte Catria e rispettosa dei principi attivi legati all’ecosistema del territorio.
Si è così ottenuto un unguento per uso esterno che vanta proprietà curative e antinfiammatorie, utili al trattamento di dolori muscolari e articolari.
Achille Maria Giachino
