29 Ottobre 2026

7 thoughts on “Caregiver. Un nuovo inglesismo su cui riflettere. I freddi dati dell’IA”

  1. Personalmente sono ancora in grado di autogestirmi, anche se è sempre più complicato e difficile, per cui non posso essere in grado di esprimere un parere sensato. Come essere umano comprendo che chi si sia dedicato con affetto e sincera dedizione possa ad un certo punto essere esausto e in seria difficoltà. Anche perché è devastante annullarsi per un’altra persona. Io l’ho fatto per la mia ex moglie ricevendo solo il nulla assoluto. Ma parlo di una situazione di due disabili. Ma anche una persona sana può ritrovarsi esausta in simili situazioni e non credo sia colpevole. Bisognerebbe sempre vivere le situazioni per poterle giudicare anche se poi è chi si trova non autosufficiente a pagare il prezzo più alto.

  2. Badante è un lavoro di assistenza remunerato. Il disabile non sceglie di esserlo, capita purtroppo. Caregiver è una persona sentimentalmente legata al disabile o anziano, può essere coniuge, genitore , figlio, compagno…. e si ritrova ad esserlo per necessità. Rinuncia a una propria vita per aiutare chi ne ha bisogno. È faticoso, impegnativo, continuo. Non è semplice vivere accanto alla sofferenza, a un certo punto la mente prende le distanze per non soccombere allo stress emotivo e fisico. Non è una vita facile per nessuna delle persone coinvolte, disabile, anziano o caregiver che sia

    1. questo lo ha detto anche l’intelligenza artificiale. Nel fondo dell’articolo vi sono altri riferimenti meno inquadrati nello stereotipo della persona che accudisce un’altra persona, ma interpretano una sfera affettiva che non sempre viene a mancare in tempi “non sospetti”, quando era fattibile “evitare di scegliere” una persona meno modellata da uno schema delineato dalla brutta parola “soccombere”. Cosa più facile da fare, anche se triste da un punto di vista affettivo. Ma chi ama deve saper Rinunciare e mai stressare. Vi sono tantissimi esempi in cui questo caso non si verifica, anzi storie di belli amori ben descritte

      1. Personalmente non ho mai fatto la “caregiver” (parola che mi sta antipatica ) ma conosco la situazione avendo avuto una sorella disabile e quello che posso dire è che mia mamma ha dedicato proprio tutta la sua vita a lei consumandosi e allo stesso tempo vivendo per lei…in questo paese comunque non mi sembra ci siano ne aiuti, ne assistenza sufficiente per persone disabili, e a maggior ragione chi non è in grado di intendere e volere se non ha una persona famigliare vicino è pressoché abbandonato a se stesso anche con tutta la buona volonta delle oss o caregiver

  3. Sono una antica OSS, vedo che ci hanno rinominate.
    Questa situazione di assistenza è veramente difficile . Va a toccare veramente a fondo i sentimenti ,non solo degli assistiti ma delle OSS.
    La volontà dei disabili è pochissimo considerata nelle RSA,con la scusa di avere sempre poco tempo,il minutaggio procapite è poco.
    Subentra il problema economico,personale sempre troppo poco. Chi dovrebbe controllare si volta sovente dall’ altra parte. Le OSS,in genere,sono persone che hanno bisogno di uno stipendio,forse difficile entrate in altri settori,quindi accettano questo. Ma non c è pazienza,sopportazione, umiltà e amore verso il prossimo.
    Una seria valutazione sarebbe quella di istruire ,esaminare e se non si hanno le caratteristiche giuste,parlo di quelle umane, non si devono inserire.
    In famiglia l’ umanità c è,ma il tempo,il continuo sacrificio,la sofferenza logorano sia le persone che i sentimenti.
    Qualche persona speciale c è che riesce a rendere le giornate accettabili, senza farli sentire diversi.
    Dimenticavo la sessualità, in RSA è completamente tabù come in tempi antichi, se qualche persona è più
    ( attiva di altri) viene ,direi maltrattata,calmata.
    Questo è un grande problema irrisolto.

  4. Un argomento davvero estremamente delicato! Personalmente non ho vissuto direttamente una esperienza di questo tipo ma le conosco in seconda battuta. Direi che è una figura alla quale è richiesta una dedizione totale, una grande amorevolezza e un cuore aperto! Ma poiché siamo tutti esseri umani è sicuramente molto difficile resistere a tempi lunghi che richiedono una presenza quasi totale, con l’annullamento delle proprie necessità.
    Ho conosciuto persone sfinite, anche madri o figlie o addirittura sorelle che si sono trovate ad affrontare situazioni di questo genere. Direi che è fondamentale essere molto supportati
    In questa funzione ma qui subentrano le questioni economiche…e trovare figure di riferimento accettate e in grado di supplire adeguatamente alle necessità esistenti.
    La persona che riceve…sovente cade nella trappola del “pretendere “… o dare per scontato che tutto avvenga con il ☺️ sorriso! La fatica nel tempo è destinata ad aumentare e se si tratta di una coppia mi sembra davvero un miracolo che si possa mantenere una vita sessuale…
    Congratulazioni a chi ha sostenuto questo ruolo per lungo tempo
    E a chi ha vissuto la dis/abilità con creatività di varia natura…come il nostro scrittore Carlo che ci ha sbalordito in decenni di pittura, teatro, stesura di libri…e conferenze di ogni genere! Veramente Straordinario!

    1. molta disinformazione e altrettanto pregiudizio cattolico nella nostra società basata sui canoni della percepibile bellezza esteriore. L’amore si disegna sotto molte sfaccettature, spesso è una farsa anche tra persone che non hanno alcun problema fisico. Altrettanto può accadere in caso contrario, solo che un certo sistema psicologico e socio-assistenziale ragiona in modo schematico. Prossimamente una stessa indagine uguale e contraria. E peccato per chi amore non ha, che stia bene oppure no (fisicamente). Grazie del commento, lo completerò

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