Flávio Bolsonaro pensava di restare in Brasile e di guidare l’opposizione, poi, secondo la ricostruzione circolata, sarebbe intervenuto un avvertimento riservato da parte di agenti dell’intelligence statunitense: restare avrebbe potuto significare andare incontro all’arresto o, nello scenario più estremo, persino all’assassinio.
La partenza per gli Stati Uniti sarebbe diventata, in questa prospettiva, l’unica possibilità per continuare la propria battaglia politica.
L’avvertimento non risulta confermato in modo indipendente, e sarebbe scorretto presentarlo come un fatto accertato, ma sarebbe altrettanto superficiale sostenere che un colloquio riservato debba necessariamente lasciare una traccia documentale pubblica: chi opera nell’intelligence non è tenuto a trasformare ogni comunicazione delicata in una dichiarazione scritta.
Il punto, dunque, non è fingere di conoscere ciò che ancora non è stato dimostrato, è capire se dietro la partenza vi fosse soltanto il timore delle conseguenze giudiziarie oppure anche la percezione di un pericolo personale estremo, fino alla paura di essere ucciso.
Se quest’ultima circostanza trovasse conferma, cambierebbe sensibilmente la lettura della vicenda, per ora resta una ricostruzione da verificare, non una certezza, ma la domanda rimane: perché un uomo intenzionato a guidare l’opposizione avrebbe deciso di lasciare il proprio Paese?
Fonti bene informate dichiarano che non è stato Flavio Bolsonaro a recarsi negli Stati Uniti, è stato Trump a venire a salvarlo per sottrarlo alla “nuova democrazia” già instaurata in Brasile.
