Estratto dal libro: MALATTIA E DESTINO, il valore e il messaggio della malattia di Thorwald Dethlefsen e Rudiger Dahlke. Edizioni mediterranee
La malattia è uno stato dell’uomo, indicante che l’uomo nella sua coscienza non è più in ordine, ovvero in armonia.
Questa perdita dell’equilibrio interiore si manifesta nel corpo sotto forma di sintomo.
Il sintomo è quindi latore di segnali e informazioni, in quanto interrompe, manifestandosi, il corso normale della nostra vita e ci costringe a dare importanza al sintomo.
Il sintomo segnala che noi siamo malati come uomini, come esseri spirituali, cioè siamo finiti fuori dall’equilibrio delle nostre forze interiori. Il sintomo ci informa che qualcosa ci manca, che qualcosa non va.
“Cosa c’è che non va?”, si chiedeva un tempo all’ammalato, che però rispondeva sempre indicando quello che aveva: “Ho dei dolori”. Oggi la domanda è più diretta e si chiede subito: ”Che cos’ha?”. Queste due domande polari, “Che cos’è che non va?” e “Che cos’ha?”, sono molto istruttive, a ben considerare. Entrambe sono rivolte a un ammalato.
Un ammalato ha sempre qualcosa che non va, e questo qualcosa è nella sua coscienza; se tutto andasse bene sarebbe sano, cioè integro e perfetto. Se invece qualcosa non va, è ammalato.
Questo stato si rivela nel corpo come sintomo, un sintomo che ha. Così quello che si ha è espressione di quello che non va, di quello che manca. E questo qualcosa manca sempre a livello di coscienza, per questo si ha un sintomo.
Una volta che l’uomo ha capito la differenza tra malattia e sintomo, cambia di colpo il suo atteggiamento e il suo rapporto con la malattia. Non considera più il sintomo il suo maggior nemico, né si pone lo scopo di combatterlo e distruggerlo; al contrario scopre nel sintomo un compagno, che può aiutarlo a scoprire cosa gli manca e a superare la malattia vera e propria.
Adesso il sintomo diventa una specie di insegnante che ci aiuta a preoccuparci della nostra personale evoluzione e presa di coscienza e che può anche mostrare molta severità e durezza se trascuriamo questa legge suprema. La malattia ha soltanto un fine: farci guarire.
Il sintomo può dirci che cosa ancora ci manca su questa strada, il che però presuppone che noi capiamo il linguaggio dei sintomi. Scopo di questo libro è imparare di nuovo il linguaggio dei sintomi. Diciamo imparare di nuovo perché questo linguaggio esiste da sempre e di conseguenza non deve essere scoperto, ma ritrovato.
Tutto il nostro linguaggio è psico-somatico, il che significa che conosce i rapporti esistei tra corpo e psiche. Se impariamo ad ascoltare questo doppio binario della lingua, ben presto sentiremo i nostri sintomi parlare e impareremo anche a capirli.
I nostri sintomi hanno cose più importanti da dirci del nostro prossimo, perché sono partner più stretti, più intimi, ci appartengono totalmente e sono gli unici che ci conoscono davvero.
Questo crea una sincerità che non è facilmente sopportabile. Il nostro miglior amico non oserebbe mai dirci in faccia la verità in modo così diretto e sincero, come fanno sempre i sintomi. Non fa quindi meraviglia il fatto che abbiamo dimenticato il linguaggio dei sintomi, perché si vive meglio se non si è sinceri fino in fondo!
Tuttavia non basta non ascoltare e non capire per far sparire i sintomi in qualche modo ci occupiamo sempre di loro. Se abbiamo il coraggio di ascoltarli e di entrare in comunicazione con loro, diventiamo dei bravissimi maestri sulla via che porta alla guarigione. Dicendoci cosa in realtà ci manca, facendoci capire ciò che dobbiamo consapevolmente integrare, ci danno la possibilità di rendere i sintomi stessi superflui grazie a processi di apprendimento e consapevolezza.
Qui sta la differenza tra lotta alla malattia e trasmutazione della malattia. La guarigione nasce soltanto da una malattia trasmutata e mai da un sintomo vinto, perché la guarigione presuppone che l’uomo diventi più sano, cioè più integro, più perfetto.
Guarigione significa sempre un avvicinamento alla salvezza, a quella integrità della coscienza che si può anche chiamare illuminazione.
La guarigione avviene attraverso l’annessione di ciò che manca e non è quindi possibile senza una dilatazione della coscienza. Malattia e guarigione sono concetti paralleli che si riferiscono soltanto alla coscienza e non sono riferibili al corpo, un corpo può essere sano o ammalato. In lui possono riflettersi soltanto i corrispondenti stati di coscienza.
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