Un salto oltreoceano per una profonda riflessione sui cambiamenti del valore della vita
Un’amica e ricercatrice con cui talvolta mi confronto, fonte di fatti poco noti che accadono oltreoceano, mi ha consigliato di indagare sulle leggi riguardanti l’eutanasia e il suicidio assistito in Canada, quindi, anche sulle disposizioni sull’aborto. Posizioni molto dibattute e complesse, sia dal punto di vista legale che morale, poco pubblicizzate al di fuori del democratico Canada e della sua boschiva immagine che trasuda di placida armonia con la natura.
Per molti “giovani” boomer “della nostra età” i canadesi erano un popolo paziente eppur ardimentoso, inquadrato tra i profili dalle Montagne Rocciose, tra storie di Giubbe Rosse, castori e indiani, ma dopo aver indagato, il rosso vivo della foglia d’acero mi è sembrato più stanco e sbiadito.
Il diritto a morire in Canada.
In Canada esiste un sistema legale chiamato MAID (Medical Assistance in Dying), legalizzato nel 2016 dopo una sentenza della Corte Suprema (Carter v. Canada). Un provvedimento che consente a medici e infermieri di aiutare una persona a morire in due modi: somministrando direttamente farmaci (eutanasia); prescrivendo farmaci che il paziente assume da solo (suicidio assistito).
Esaustivi link: https://www.canada.ca/fr/sante-canada/services/services-avantages-lies-sante/aide-medicale-mourir.html
In origine, potevano accedervi gli adulti afflitti da malattie gravi e incurabili, oppure tormentati da forme di sofferenza considerata “intollerabile”. Due “limiti” comprensibili e strettamente legati a una libera scelta del paziente, quanto a un soggettivo criterio di valutazione del valore della propria vita di fronte a situazioni di una difficile, sofferente e umiliante sopravvivenza.
Nel frattempo la legge si è ampliata e, dal 2021, è stato concesso accedervi anche a persone non necessariamente in fase terminale o sofferenza fisica. L’estensione alle patologie… mentali è stata discussa e più volte rinviata per forti controversie, ma la legge ha proseguito ad espandersi, soprattutto nel 2024-2025, innescando numerose polemiche.
Il dibattito sul diritto a spegnersi la vita proveniente dalla fonte canadese.
Le polemiche principali sono risultate relative soprattutto alla espansione dei criteri ritenuti critici, poiché troppo permissivi, reputati come rischio di “normalizzare” la morte assistita. I sostenitori invece, li hanno ritenuti un rispetto dell’autonomia individuale.
Nel caso di persone vulnerabili è sorto il timore che: disadattati anche giovani, disabili e persone moralmente o economicamente fragili si sentano spinte a scegliere la morte con più facilità. Infatti, alcuni casi mediatici di scelte estreme molto discutibili a livello giovanile, hanno sollevato molto allarme. Il diritto a uccidersi rischia di diventare normalità.
Nel Sistema sanitario il dibattito ruota sul fatto che cure palliative e supporto sociale non siano sempre adeguati. Quindi, nei confronti della malattia mentale vige una feroce controversia: se il disagio è psichico, è incurabile? In quali casi poi è realmente possibile valutare una scelta “libera”?
Dibattito sul post: https://x.com/AmandaAchtman/status/2035100281763934594
Il diritto ad abortire in Canada
Il Canada ha una situazione unica tra i paesi occidentali.
Da un punto di vista legale L’aborto è completamente depenalizzato dal 1988 dopo la sentenza
R. v. Morgentaler e non esiste una legge federale che imponga limiti specifici di settimane.
Sull’aborto “fino all’ultimo mese” le notizie richiedono chiarezza. In teoria legale: non c’è un limite nazionale preciso. Nella pratica medica la grande maggioranza degli aborti avviene entro le prime 12 settimane, dopo le 20–24 settimane è raro.
Negli ultimi mesi avviene quasi solo in casi estremi, ad esempio: grave rischio per la vita della madre o anomalie fetali severe. Quindi non è prassi comune, come diffuso da certe fake news, ma è pur vero che anche in questo caso, la legge è molto permissiva rispetto ad altri paesi.
Le principali polemiche intorno alla questione aborto sono poliedriche e correlate persino a questioni ambientali del vasto Paese.
In primis, la mancanza di limiti legali crea un vuoto normativo eticamente problematico, ma secondo i sostenitori occorre evitare interferenze politiche nella medicina.
L’autonomia, vs tutela del feto è un tema centrale del dibattito morale che implica il diritto della donna a decidere il valore della vita fetale nelle fasi avanzate. Esistono poi differenze regionali con accesso differente tra alcune province e in aree remote, carenti nei servizi.
Quindi emergono questioni morali (comuni ai due temi). I dibattiti ruotano attorno ad alcuni principi basilari: l’autonomia individuale e cioè, il decidere sul proprio corpo e sulla propria vita autonomamente; il valore della vita e la domanda: la vita è inviolabile oppure può essere interrotta in certe condizioni?
La tutela dei vulnerabili contempla il rischio di pressioni sociali, economiche o psicologiche e infine insorge il dilemma del ruolo della medicina: deve solo curare o anche aiutare a morire?
Questo ed altro all’origine di mutamenti nel Paese con la foglia d’acero.
Di sicuro il Canada è tra i paesi più permissivi su eutanasia e aborto e le leggi si spostano molto sull’autonomia individuale. Tuttavia esistono forti polemiche etiche, sociali e politiche e nella quotidianità la pratica reale è spesso più restrittiva rispetto a ciò che la legge permette. Ma indagare su aborto o fine vita ha portato lontano.
L’argomento eutanasia rimane molto interessante. Questo perché attualmente il Canada è una società altamente secolarizzata e multiculturale caratterizzata da una forte immigrazione che ha portato a un rapido declino dell’affiliazione religiosa tradizionale, in particolare quella cristiana.
Le questioni etico religiose.
Parimenti si è assistito a una crescita di fedi minoritarie, credenze tradizionali indigene, al forte aumento dell’Islam dell’induismo e del sikhismo (in totale il 9% della popolazione), all’ascesa di canadesi atei o agnostici, i cosiddetti Nones (i non affiliati), che sono circa il 36% della popolazione (nella Colombia Britannica più del 50%).
Dunque, la segnalazione della mia amica/corrispondente d’oltreoceano è risultata vera, quanto fonte di riflessione. Il Canada sta vivendo una transizione etico religiosa quasi traumatica, che lo pone in una posizione in cui i valori cristiani sono in caduta libera.
Al momento è difficile confrontare la situazione canadese con quella italiana che però, come tutte le zone del mondo interessate da movimento dei popoli, dall’America all’Europa, è di fronte a sostanziali mutazioni etiche (religiose, laiche, filosofiche) imperniate su questi temi. Dunque, gettando lo sguardo un po’ più in là, purtroppo non è difficile immaginare un’Italia/Europa diversa, multiculturale, multietnica, secolarizzata & pluri-radicalizzata su nuovi scenari che sono già presenti in una quotidianità in rapida evoluzione, spesso in forma destabilizzante, seme di insicurezza, e quindi, paura-violenza.
Fonti legali e istituzionali: Carter v. Canada sul suicidio assistito (MAID), leggi federali 2016-2021, sentenza chiave sull’aborto R. v. Morgentaler .
Fonti ufficiali sanitarie: Government of Canada (sezione MAID), Canadian Institute for Health Information (CIHI). Sul dibattito pubblico: alcuni giornali canadesi (es. The Globe and Mail, CBC News). Condivisione con: https://www.tgfuneral24.it/
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Il nostro Canada si trova in Toscana, dove la Regione autorizza, tramite sotterfugi, eutanasia a coloro che ne fanno richiesta, con il famoso metodo Coscioni. I giudici fanno spallucce alla legge Italiana che ne vieta l’utilizzo. Per quanto riguarda il Canada, come per l’Italia, penso più alle leggi woke progressiste che alla scusa delle religioni, non credo che l’Islam autorizzi l’aborto o l’eutanasia. Vedere in Puglia, dove è stato bocciato -per fortuna- un concorso per dottori non obiettori di coscienza. Per poter praticare in pace l’aborto.
gradite news dal nostro “inviato” in Patria, sempre aggiornato, grazie del contributo 👍
Sono temi molto complessi e dolorosi.
L’Italia è sempre in po’ indietro rispetto ad altri paesi evoluti, principalmente per la pesante presenza fisica e psicologica della Chiesa cattolica.
Sono assolutamente favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito : ciascuno deve poter decidere se continuare a vivere o morire. Come d’altra parte dice anche l’estensore dell’articolo, nella realtà poi non sono frequentissimi i casi di ricorso a questo diritto, e non possiamo che esserne contenti; ma la legge deve tutelare la libera scelta dell’individuo.
Ancge per quanto riguarda l’aborto penso che le donne debbano poter decidere liberamente. Le donne hanno lottato e continuano a farlo per ottenere questo. In Italia il referendum ha dato l’ avvio ad un percorso che è tuttora oggetto di discussione e passibile di cambiamenti.
La maternità non è sempre un dono, come ben sanno tutte le persone adulte e consapevoli.
Non mi dilungo oltre; su entrambi i temi ci sarebbe un’ infinità di cose da aggiungere, di approfondimenti da fare, di distinguo legati a situazioni specifiche…
Vorrei solo ancora far notare al signore che si compiace del fatto che il concorso per medici non obiettori sia andato deserto, che questo succede non perché i medici siano davvero tutti contrari all’ aborto per motivi etico- religiosi: la loro è per lo più una scelta di comodo, in un sistema sanitario corrotto che consente tranquillamente agli stessi obiettori di praticare l’ interruzione di gravidanza al di fuori delle strutture pubbliche, ricavandone un bel guadagno.
Concordo di tutti i punti.
Molto interessante, Carlo. Grazie delle informazioni.
Difficile commentare su temi così complessi in poche righe.
Ci sarebbe da sviluppare tutta la parte legata alla complessa gestione dei sentimenti (spesso non emerge dalle valutazioni tecniche su questi temi), alle cause che inducono queste scelte dolorose, e che nessuno affronta a cuore leggero.
Mi ha colpito inoltre che in Canada sia possibile l’aborto sino all’ultimo ma che di fatto avvenga entro le prime 12 settimane: sembra provare che la massima libertà non comporta la temuta sregolatezza (tanto che sono casi estremi quelli citati in cui si può arrivare all’aborto a fine gestazione).
Infine ci sarebbe un capitolo enorme sul tema libertà di scelta: condivido il punto di Laura sui medici obiettori, e l’altro lato della medaglia è l’incapacità dello Stato di garantire il rispetto delle sue leggi (v. L.194).
Ma soprattutto chi siamo noi che, nel rispetto della ‘nostra’ etica (religiosa o meno), vogliamo decidere se un bambino menomato o non amato debba nascere, o una persona malata (fisicamente o mentalmente) debba continuare a soffrire atrocemente?
grazie Livia. Il fatto è che io da quarant’anni vivo in una condizione assurda e non mi lascia alcuna scelta e tante volte ho pensato ad un “fine corsa”, ma impossibile da realizzare. Altresì, questa vita difficile mi ha messo di fronte a tante esperienze e sfide che mi hanno reso orgoglioso nonostante tutto. Ecco perché quando ho rilevato che in Canada il suicidio assistito è valutato anche verso giovani depressi che lo hanno scelto (ma loro possono guarire), mi arrabbio dentro. E poi, ai disabili poveri economicamente è una scelta “invitata”. Questo e altro ho scoperto razzolando in un Canada che, come molti Stati occidentali sta perdendo il contatto con l’etica della vita. (Vedi Striscia di Gaza) macellaio Netanyahu in testa. Scusa la lunghezza, mi hai dato lo spunto per una opinione… Profondamente sentita!… Succo di mirtillo 😊
Grazie per l interessante informazione.
Siamo veramente diversi passiamo da rete a maglie strettissime come le nostre a reti largjissime come le.loro.
Siamo spiriti eterni, mai nati e mai morti, siamo già esistiti, esistiamo e per sempre esisteremo.
Accettere la nostra condizione fa parte del gioco cosmico che ci obbliga a ricordare chi siamo veramente.