Il cristianesimo è una delle tre grandi religioni monoteiste più diffuse nel pianeta. Insieme all’ebraismo e all’islam riconoscono lo stesso Dio, un unico Dio, quello dell’Antico Testamento, Yahweh o Allah. Nel cristianesimo antico le istituzioni religiose assunsero un assetto gerarchico e all’apice della gerarchia, istituita dal secondo re di Roma Numa Pompilio, c’era la figura del pontifex in forma collegiale, e del pontifex maximum nella figura individuale. Il compito di questa istituzione era quella di organizzare la vita religiosa del popolo fondamentalmente per mitigarne le attitudini guerresche.
Il termine pontifex dal latino significa letteralmente “costruttore di ponti” perché erano considerati come i depositari dei segreti della scienza della costruzione degli archi e dei ponti; scienza consegnata direttamente dagli dei a degli uomini speciali quali loro erano. Il significato più esoterico e sottile consisteva nel fatto che i pontefici erano ritenuti i costruttori di ponti tra gli dei e gli uomini, erano la voce e gli interpreti della volontà divina e per questo le loro decisioni erano dotate del carattere dell’infallibilità nell’universo cristiano.
Questi ponti li costruivano attraverso la religione, i rituali e le regole che disciplinavano non solo le res divinae ma anche le res hummane. Il pontefice era dunque un ponte verso Dio ma anche uno stratega e un politico. Una lotta plurisecolare iniziata nel V secolo d.c. e proseguita fino al medioevo vide contrapporsi i monarchi che esercitavano il potere temporale (politico e militare) ai pontefici che esercitavano il potere spirituale (sulle anime), i quali ultimi rivendicavano l’unificazione sotto di loro di entrambi i poteri (dottrina delle spade).
Il primo pontefice che cercò d’imporre questa visione teocratica della realtà, fu il noto papa Bonifacio VIII che con la Bolla Unam Sanctam del 1302 affermò che del potere temporale, unitamente a quello spirituale, doveva essere titolare solo il papa, e che dunque detto potere poteva essere solo delegato ai monarchi. In tal modo anche l’operato dei regnanti poteva essere giudicato dal papa, mentre l’operato del papa non poteva essere giudicato da nessuno, neanche dai monarchi.
Questa decisione gli valse la caduta nell’ottavo cerchio dell’inferno di Dante, tra i simoniaci, pronosticandone ancora in vita la sua dannazione eterna per malvagità; e per questo il sommo poeta venne esiliato da Firenze. Gli valse anche l’umiliazione dello ‘schiaffo di Anagni’ del 1303 fattogli recapitare dal re francese Filippo il Bello che non volle accettare quella determina teocratica e che ne provocò la caduta politica e morale, seguita dalla sua morte nel giro di un mese dal tentativo di deposizione dal soglio papale subito.
Utilizzando immagini allegoriche della genesi della Bibbia, papa Bonifacio VIII in tale bolla codificò una finzione giuridica, si dichiarò arbitrariamente l’unico erede di Noè, e l’unico superstite sulla terra dopo il diluvio universale. Equiparando l’arca di Noè – unico mezzo che non venne travolto dalle acque – alla Chiesa, e se stesso a erede di Noè, ritenne e dichiarò d’aver ricevuto direttamente da Dio la proprietà e la disponibilità di tutta la terra e tutte le cose che sono sopra di essa. Tutti gli esseri umani erano morti in mare a causa del diluvio. Impossibilitati, perché dichiarati morti, a rivendicare i loro diritti, subirono la deminutio capitis maxima (perditata totale di libertà, cittadinanza e famiglia) e applicando allegoricamente ed estensivamente il diritto marittimo vennero considerati anche merce dispersa in mare.
Dunque e in sintesi, Bonifacio VIII decretò che essendo egli l’unico superstite al diluvio, perché tutti gli uomini erano morti, Dio gli aveva dato la terra in proprietà, gli uomini non esistevano più e non avevano alcun diritto di rivendicare la proprietà e l’eredità. Ecco l’inizio della schiavitù per gli esseri umani creata e legalizzata dalla Chiesa.
Cento cinquant’anni dopo, nel 1455 papa Niccolò V con la bolla papale Dum Diversas delegò al re del Portogallo Alfonso V il potere divino – di cui egli era titolare grazie alla bolla di Bonifacio – di attaccare, soggiogare, schiavizzare e derubare dei loro beni gli uomini delle coste africane. Il papa titolare di ogni potere sulla terra, come aveva già promesso Bonifacio, delegò il potere temporale sulla terra e sugli uomini al monarca. Gli uomini non potevano essere proprietari di beni perché continuavano ad essere dispersi in mare e come tali non erano in grado di gestire la loro esistenza e diritti perché inconsapevoli di esistere. Pertanto abbisognava sottoporli al potere sovraordinato dei monarchi, esecutori dei poteri del pontefice.
Nel 1481 papa Sisto IV emanò la terza terribile bolla, che sulla falsariga delle precedenti, privò definitivamente gli esseri umani della titolarità del loro corpo e della loro anima. Con la Aeternis Regis il papa concedette ai monarchi la ‘proprietà’ del bene degli esseri umani, che da quel momento vennero definitivamente confermati nella loro incapacità totale di essere titolari di diritti e di beni, soggetti sin dalla nascita al potere dei monarchi che li amministrava coattivamente, senza mai essere edotti della loro situazione di schiavitù totale.
Quest’ultima bolla papale chiudeva il cerchio del principio, in fieri sin dal V secolo d.c., secondo il quale, gli esseri umani, incapaci di intendere e di volere sin dalla nascita, dovevano essere ‘amministrati/schiavizzati’ dai monarchi nel loro personale ed esclusivo interesse, in virtù della delega ricevuta dalla Chiesa; sinché, tornati simbolicamente sulla terra ferma – cioè informati della loro natura divina – non rivendicassero presso le istituzioni le loro prerogative.
Basta fermarsi a riflettere un po’ sulla moderna situazione di governo dei popoli per comprendere quanto attuale sia questa politica. Le contraddizioni delle finte democrazie, delle finte libertà riconosciute, delle false Costituzioni mai attuate, delle inesistenti sovranità popolari e dei finti Trattati tra i popoli ci spingono a concludere che i poteri oligarchici del medioevo non sono mai stati dismessi e sostituiti. Siamo ancora dispersi in mare e schiavi del sistema che è stato così giuridicamente e abilmente confezionato dalla Chiesa e dai monarchi.
Tutto quanto sopra corrisponde a verità o è un falso? Purtroppo è tutto vero e documentabile. Peraltro, la corretta interpretazione delle tre bolle papali non risulta nei siti internet, tranne che nei siti di gruppi di autodeterminazione di ‘uomini e donne liberi’ usciti dalle acque dell’ignoranza, che stanno rivendicando in più parti del globo la loro ‘esistenza in vita’ presso le corporations istituzionali. Le tre bolle originali sono custodite e nascoste presso gli archivi vaticani e pare che siano state scritte su pelle umana, ecco perché non si ritiene opportuno renderle visionabili, sarebbe una scottante conferma del principio di quanto irrilevante fosse a quell’epoca la vita degli esseri umani.
Era consuetudine sino al XVIII secolo che il Vaticano scrivesse i propri documenti, pena l’invalidità degli stessi, non su carta, materia priva di vita, ma su pelle di capretto. Ancora recentemente il Trattato di Lisbona che ha riformato l’Unione Europea conferendole personalità giuridica è stato ratificato nel 2008 dalla regina Elisabetta II su pelle di capretto. Potremmo obiettare che gli onnivori mangiano il capretto almeno alle feste comandate; si, vero. Ma il significato simbolico dell’atto, la carta viva umana o di animale, dà contezza di quanto i poteri avessero in spregio l’esistenza umana.
Le implicazioni di quelle scellerate politiche possiamo trovarle ancora adesso nell’agenda 2030 del NWO (New World Order). Eravamo già dispersi in mare e adesso siamo anche in troppi, per il bene del pianeta bisogna depopolare non solo idealmente il mare ma anche effettivamente la terra.
Bibliografia:
https://www.opptnews24.com/bolle_papali.php/
documenti/storia_bolle_papali_trust.pdf
