Microparticelle “giornaliere” che ci accompagnano. Manuale per il disuso
Tra riscaldamento globale, polveri sottili e chissà quant’altro di nanoparticelle climatiche che ci cadono dal cielo, già trattate in precedenza, anche nel distratto tempo quotidiano, ai nostri polmoni non facciamo mancare niente di strano.
Infatti, in seguito al suggerimento di un lettore, ci siamo occupati dei Composti Organici Volatili, conosciuti come VOC (Volatile Organic Compounds). Appartengono a una vasta famiglia di sostanze chimiche contenenti carbonio che possono passare facilmente nell’aria sotto forma di gas o vapori. Sono presenti negli ambienti domestici, nei luoghi di lavoro e nell’atmosfera urbana, spesso senza che ce ne accorgiamo. Dunque, ci siamo posti alcune domande.
Dove si trovano?
Le fonti sono numerose. Benzina e altri carburanti, scarichi dei veicoli, attività industriali, vernici, solventi, colle, detergenti, profumi, deodoranti per ambienti e alcuni materiali da costruzione possono rilasciare COV. Anche mobili e rivestimenti nuovi possono emetterli, soprattutto nei primi periodi di utilizzo (il naso capita bene nei laminati plastici). In natura esistono inoltre emissioni di origine vegetale, come quelle dei terpeni liberati dagli alberi.
Non tutti i COV sono ugualmente pericolosi: la loro tossicità dipende dalla sostanza, dalla concentrazione, dalla durata dell’esposizione e dalle caratteristiche individuali.
Quali conseguenze hanno sull’ambiente?
Alcuni COV reagiscono nell’atmosfera con gli ossidi di azoto e in presenza della luce solare contribuiscono alla formazione dell’ozono troposferico, componente importante dello smog fotochimico. Insieme ad altre sostanze favoriscono anche la formazione di particolato secondario. Questi processi peggiorano la qualità dell’aria, danneggiano la vegetazione e possono incidere sugli ecosistemi. Alcuni composti, inoltre, partecipano indirettamente ai processi che influenzano il clima.
E per la salute umana?
Gli effetti variano considerevolmente. L’esposizione a determinate concentrazioni può provocare irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, mal di testa, nausea, vertigini e disturbi del sistema nervoso. Alcune sostanze, come il benzene, sono cancerogene; altre possono danneggiare fegato, reni o altri organi in funzione della dose e della durata dell’esposizione. Gli ambienti chiusi meritano particolare attenzione, perché una ventilazione insufficiente può favorire l’accumulo delle emissioni provenienti da prodotti e materiali di uso quotidiano.
Uomo istruito mezzo salvato?
Ridurre i COV significa intervenire sia sulle grandi fonti industriali e sui trasporti, sia sulle abitudini domestiche: scegliere prodotti a basse emissioni, seguire le indicazioni d’uso, evitare l’impiego eccessivo di solventi e garantire un ricambio d’aria adeguato.
Il problema è che questi inquinanti sono spesso invisibili e non sempre riconoscibili dall’odore. La qualità dell’aria, dunque, non si giudica soltanto da ciò che vediamo o sentiamo: anche ciò che non percepiamo può avere conseguenze importanti sull’ambiente e sulla nostra salute, soprattutto per malattie professionali.
Fonte: European Environment Agency (EEA)
Per ogni approfondimento, altre fonti consigliate sono: l’Agenzia europea dell’ambiente e l’Organizzazione mondiale della sanità. La prima per il rapporto tra COV, ozono e smog; la seconda per i rischi sanitari, in particolare quelli legati al benzene e all’inquinamento degli ambienti interni.
Carlo Mariano Sartoris
