Occasione per spostare il dibattito altrove?
Anche questo il Primo Maggio potrebbe consumarsi secondo un copione ormai piuttosto prevedibile. Una giornata che dovrebbe essere dedicata al lavoro, ai salari, alla dignità professionale, alla sicurezza e al futuro produttivo del paese
rischierebbe invece di trasformarsi nell’ennesima occasione per spostare il dibattito altrove.
Si potrebbe assistere, ancora una volta, alla sostituzione dei temi concreti con quelli simbolici. Al posto delle buste paga si finirebbe per discutere di scenari internazionali, delle guerre in corso, da Gaza all’Iran, o di casi politici locali, come quello di Askatasuna a Torino, piegati a strumento di contrapposizione ideologica.
Il sospetto, legittimo, sarebbe che esista una precisa convenienza politica nel deviare l’attenzione pubblica: concentrare il confronto su terreni ad alta emotività per evitare di misurarsi con i nodi strutturali del lavoro italiano.
E in questo quadro colpirebbe quella che potrebbe apparire come una crescente afonia del sindacato, o almeno di una parte importante della sua rappresentanza.
Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, se la guida di Maurizio Landini non abbia progressivamente privilegiato una postura politica generale rispetto alla difesa quotidiana e concreta dei lavoratori. Ci si potrebbe domandare se la funzione originaria del sindacato, contrattare migliori condizioni salariali, incidere sulla produttività, difendere merito e occupazione, non rischi talvolta di essere oscurata da una proiezione più marcatamente pubblica e politica.
Sarebbe una domanda scomoda, certo. Ma necessaria.
Perché il sindacato, se volesse davvero recuperare centralità, dovrebbe forse tornare a misurarsi meno con i palcoscenici mediatici e più con le fabbriche, con gli uffici, con i cantieri, con quella vasta platea di lavoratori che probabilmente chiederebbe meno dichiarazioni solenni e più risultati tangibili.
Il Primo Maggio dovrebbe essere questo: una giornata capace di interrogare tutti, governo, opposizioni, imprese e corpi intermedi, su come restituire valore al lavoro.
Se invece dovesse diventare soltanto l’ennesimo rito della polemica permanente, allora si confermerebbe una verità piuttosto amara: che in Italia si parlerebbe spesso dei lavoratori, ma sempre più raramente con i lavoratori.
Alberto Scafella
