Domani la Germania non vota soltanto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, vota, almeno in parte, sullo stato di salute del governo di Friedrich Merz.
È questa la vera posta in gioco di una domenica elettorale che arriva dopo il terremoto della Sassonia-Anhalt, dove l’AfD ha conquistato il primo posto, lasciando la CDU molto più indietro. Il risultato ha già aperto una crepa nel partito di Merz: il cancelliere ha ammesso che la CDU è stata scossa «alle sue fondamenta», mentre dentro il partito sono aumentate le discussioni sul suo futuro.
E ora arriva il Meclemburgo-Pomerania Anteriore.
Qui l’AfD non è semplicemente competitiva: è stabilmente ai vertici dei sondaggi. L’ultima rilevazione della Forschungsgruppe Wahlen, realizzata tra il 14 e il 17 settembre, attribuisce il 36% all’AfD e il 37% alla SPD; INSA, pochi giorni prima, dava invece l’AfD al 37% e la SPD al 35%. In entrambi i casi, la CDU è molto più indietro, tra il 6 e il 7%.
Il risultato non è ancora scritto ma una cosa è già scritta nei numeri: la CDU di Merz rischia una débâcle regionale mentre l’AfD si è trasformata in una forza capace di contendere il primo posto alla SPD.
Ed è qui che la questione locale diventa nazionale.
Il problema non è soltanto l’AfD
Sarebbe riduttivo raccontare tutto come una marcia trionfale dell’AfD, il fenomeno è più profondo e, per Merz, più inquietante.
L’AfD cresce mentre la CDU perde terreno. A livello nazionale, l’ARD-DeutschlandTREND di settembre colloca l’AfD al 27% e CDU/CSU al 21%; soltanto il 13% degli intervistati giudica positivamente il lavoro di Merz, l’84% esprime invece insoddisfazione per la coalizione CDU-SPD.
Non è quindi soltanto una questione di quanto vota l’AfD, è una questione di quanto la CDU riesca ancora a rappresentare il centrodestra tedesco.
E qui Merz si trova davanti al paradosso della sua cancelleria: è arrivato al governo promettendo di rafforzare la destra democratica tradizionale e di recuperare consenso sottraendolo all’estrema destra ma mentre cerca di farlo, la distanza tra CDU e AfD nei sondaggi nazionali si è ampliata.
La domanda, allora, non è soltanto se l’AfD possa vincere un’altra elezione regionale.
La domanda è: quanto tempo può ancora la CDU permettersi di perdere elezione dopo elezione senza trasformare la sconfitta elettorale in una crisi della leadership?
E Berlino complica tutto
La capitale rende la domenica ancora più imprevedibile.
A Berlino non è affatto scontato un successo dell’AfD. Le ultime rilevazioni vedono piuttosto un confronto molto ravvicinato tra Linke e CDU, con l’AfD attorno al 18%. Secondo il Politbarometer della ZDF, la Linke è al 22%, la CDU al 20%, l’AfD al 18%; secondo INSA, CDU e Linke sono entrambe al 20%, con AfD al 18%.
Questo significa che Berlino potrebbe perfino offrire alla CDU un risultato meno traumatico di quello atteso nel Nord-Est.
Ma potrebbe anche produrre un altro problema: se la CDU non riuscisse a mantenere il primo posto nella capitale, mentre in Meclemburgo-Pomerania Anteriore precipitasse ai margini del Parlamento regionale, il messaggio politico sarebbe difficile da neutralizzare.
Non sarebbe più possibile liquidare tutto come una peculiarità dell’Est.
La domanda proibita dentro la CDU
È già comparsa, naturalmente: Merz deve andare?
Alcuni esponenti della CDU hanno cominciato a porre apertamente il problema. Il vicepresidente regionale del partito in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Tino Schomann, ha chiesto addirittura un cambio al vertice del governo federale dopo il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt.
Mentre gli otto ministri-presidenti dei Länder guidati dalla CDU hanno invitato pubblicamente Merz a meglio definire la discussione sulla sua leadership.
E Merz ha fatto sapere di voler restare al suo posto per l’intera legislatura.
Questa è la distinzione decisiva: una domenica elettorale negativa non equivale automaticamente alla fine di una cancelleria, in Germania un cancelliere non cade semplicemente perché il suo partito perde un’elezione regionale, servono dinamiche parlamentari e di partito molto più complesse.
Ma la politica non vive soltanto di procedure costituzionali, vive anche di autorità.
Ed è proprio l’autorità di Merz a essere diventata il problema.
