Politica americana alle prese con un cambiamento epocale che si è insinuato in ogni angolo del mondo occidentale
L’elezione a sindaco di New York di Zohran Mamdani; 34 anni, musulmano, progressista dichiarato, rappresenta un momento di forte cambiamento che supera i quartieri della Grande Mela; un cambiamento sia simbolico che etico e politico. È la prima volta che la metropoli americana sceglie un socialista, e primo sindaco musulmano, in più, di origini indiane, come più alta carica cittadina, ma non unico negli USA.
Infatti, Mamdani è il 2º, preceduto da Amir Ghalib: dal 2021 Sindaco della città di Hamtramck, nel Michigan. La città ha anche un consiglio comunale composto interamente da cittadini musulmani. Inoltre, nei piccoli centri degli USA con una rilevante popolazione musulmana, le elezioni di sindaci musulmani sono in crescita.
Ma c’è molto d’altro da valutare su ciò che è sceso in campo.
Questo risultato ha un valore che si spinge “avant’oltre” la politica interna americana e i KO tecnici inflitti in primis a Donald Trump e alla sua politica rifiutata in patria e minata da credibilità psichica, quindi ad Andrew Cuomo, ma non al partito repubblicano.
Infatti, entrambe le candidature erano democratiche. Un particolare “sul subito” sfuggito a molti giornalisti e anche a certe voci di sinistra che, dall’opposizione hanno esultato in direzione “altrove” non importa dove. Cose che capitano quando c’è fretta di saltare sul carrozzone di qualche ipotetica vittoria.
Detto questo, Zohran Mamdani ha calato l’asso del socialismo “latente”, alle nuove masse di popolazione, cogliendo il varco in un’epoca in cui l’identità, la religione e l’appartenenza etnica modificano il terreno della battaglia politica. La vittoria di Mamdani dice molto sul fermento e sulle nuove attese che scompigliano non solo New York ma più in generale, tutta la politica americana. Dunque, anche il resto del mondo.
La piattaforma ideologica è semplice e vincente: aumento del salario minimo, trasporti pubblici gratuiti o a basso costo, affitti più accessibili, maggiori investimenti nei servizi sociali. È una proposta che parla alla fascia di cittadini che non si riconosce più nei vecchi poli politici, nelle élite e nelle promesse non mantenute.
Le critiche però, non sono mancate: si tratta di impegni ambiziosi in una città dai costi altissimi e da enormi complessità strutturali. Se Trump taglierà i fondi al sindaco… “comunista“, la sfida per trasformare le promesse in realtà amministrativa sarà dura.
Inoltre, il fatto che Mamdani sia musulmano alimenta reazioni forti: da un lato, entusiasmo per l’appartenenza e il riconoscimento, dall’altro: sospetti, dibattiti e radicalizzazione. Una vittoria così “storica” non può che provocare un certo sconcerto in chi vede nelle identità religiose un fattore politico determinante, ma non solo fine a se stesso.
In un mondo globalizzato, i riflessi di questa vittoria si propagano oltre i confini degli Stati Uniti. Per le comunità musulmane e sudasiatiche sparse nel mondo, e in particolare nei Paesi occidentali, sono un segnale forte: non più solo presenza, ma leadership islamica. In Europa, in Asia, in Medio Oriente, da ora in avanti si guarderà a New York come a un “modello” o un “precedente possibile”.
Retaggi “razziali” tra timori di intrecciata natura
Temendo una deriva antisemita, gli ebrei newyorkesi sono stati invitati a trasferirsi in Israele. Le voci di un collegamento tra Mamdani & Hamas, poi, stanno facendo storcere il naso a molti opinionisti e osservatori politici. Diapositive di scenari che riguardano un futuro forse neppure troppo lontano, soprattutto dopo le piazze “pro Palestina” e le posizioni antisemite che si sono alimentate nel corso della tragedia di Gaza.
Per chi segue con attenzione le politiche internazionali, questa elezione potrebbe essere letta come un chiaro compendio delle tensioni globali: guerre, migrazioni, integrazione, l’eterna questione delle minoranze, la crescente domanda di “politica dell’identità”. Altresì, potrebbe ergersi ad avamposto di un nuovo “potere” nascente.
L’elezione di Zohran Mamdani è un segnale reale e inequivocabile che qualcosa di epocale si sta muovendo nei valori storici, della democrazia urbana, e non solo. È una vittoria che servirà da trampolino per una politica più inclusiva e multirazziale, nata dal basso e radicata nei bisogni reali delle persone, nondimeno, rischia di essere anche una dichiarazione d’intenti malcelati.
Ipotesi e plurime valutazione in cerca d’altro
Per chi osserva dall’Italia e dall’Europa, New York City attualmente è una lezione che invita a riflettere sulla riscrittura dei valori in campo e sulle forme che può assumere una deriva islamica a lungo termine. Dell’impatto sulle istituzioni, sulle tradizioni e sulle Costituzioni di un Vecchio Continente preso in mezzo tra l’America e l’oriente. Terraferma accogliente e civile, luogo pacifico sempre più agnostico e fiacco, impantanato nelle sue antiche vanità, oggi formidabili garanzie di alternanze e di libertà democratiche, convertite in sguarnite debolezze.
Avanti, c’è posto
Le comunità islamiche sono ovunque ormai e forse la jihad non ha più bisogno di colpire duro gli infedeli. Forse si è insinuata lentamente in un terreno fertile e ben confezionato, accettata, temuta e/o benvoluta, esaudita in ogni sua pretesa, ed oggi, ovunque è in condominio con la nostra quotidianità, voce polarizzante e potente di una società nuova, dal remoto sapore di un nuovo impero Ottomano che pian piano verrà, ritagliato senza confini, senza più bisogno dei saraceni colpi di mano.
Fonti di confronto: Al-Jazeera, AI Overiew, The Guardian, Ansa, People.com, Chat GPT, Android

Democratici e mussulmano sono due definizioni in contrasto tra loro! Difficilissimo farli convivere se non si toglie una grande quantità di docmi e regole che le distinguono, vedremo quindi quale ideologia prevarrà. Amir Ghalib ne è una dimostrazione tutto il suo staff è mussulmano!
Mamdami è giovane, progressista, aperto ai problemi dei più deboli, dei poveri, delle donne. A New York ha battuto di gran lunga il suo avversario; questo dimostra che il gradimento è generale, in una città multietnica, cosmopolita, viva, piena di fermenti, desiderosa di cambiamento. Ha saputo parlare ai newyorchesi , grazie alla sua cultura e ampiezza di vedute.
Gli auguriamo di riuscire a realizzare i suoi progetti, anche grazie al suo team di transizione tutto femminile, in parte costituito da figure già presenti nell’amministrazione comunale, e nonostante le difficoltà che i suoi avversari gli creano e gli creeranno.