Le baby gang violente stanno ammorbando le maggiori città italiane, guardacaso amministrate dal “Partito Democratico”, Torino, Milano, Bologna…

Nell’ultimo periodo si è spesso parlato – soprattutto nelle trasmissioni giornalistiche di approfondimento “Fuori dal Coro”, “Dritto e Rovescio”, “4 di Sera” – del terribile fenomeno delle baby gang violente che ammorbano le nostre città.
Intanto bisogna dire che queste baby gang o, per dirla all’italiana, bande di strada, sono formate da ragazzini, per lo più minorenni, in fascia d’età che parte dagli 11 anni e si estende anche sino ai 22/23 anni.
Questi giovani sono noti per essere autori di atti violenti, danneggiamento del patrimonio pubblico, rapine (a mano armata e non), aggressioni ai danni di incolpevoli passanti, ecc… Ci sono bande in tutta la Penisola ma le regioni più colpite sono il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia Romagna.

In Lombardia, nello specifico, hanno sede i più noti studi di registrazione di musica trap, genere che inneggia alla violenza, all’odio, allo spaccio di droghe, alla violenza sulle donne e alla rivolta sociale contro lo Stato.
Da un’analisi dei fatti di cronaca noti si può dire che gli appartenenti alle baby gang arrivano perlopiù da quartieri di edilizia popolare, famiglie con problemi socio-economici ed appartengono alla cosiddetta comunità degli immigrati di seconda generazione.
Le baby gang si appropriano, nel vero senso del termine, di piazze, porzioni di parchi pubblici, parcheggi di ipermercati, aree ferroviarie, dove pongono in essere i loro comportamenti criminosi.
Molti di questi sodalizi di “maranza” si formano nelle scuole, nei cortili dei grossi caseggiati popolari e, sempre più spesso, sui social network dove ormai si trova tutto il peggio della società contemporanea.
I social network sono una vera e propria cloaca perché consolidano l’“appartenenza al gruppo” e creano un iniquo “senso di invincibilità e protezione”. Bisogna essere chiari però: la tastiera, lo schermo, lo smartphone, non creano nessun tipo di protezione per chi commette reati, organizza “spedizioni punitive”, ecc…
Questo va chiarito in quanto molte di queste baby gang – per non dire quasi tutte – si macchiano di risse, lesioni personali, rapine e giungono persino alle violenze sessuali.
Se si parla con assistenti sociali ed educatori si viene attanagliati da discorsi retorici che giustificano questi baby criminali adducendo teorie relative a presunto disagio sociale e familiare, mancanza di prospettive per uno sbocco futuro, influenze negative provenienti dal mondo del web, situazioni legate a quelle che furono la pandemia da Covid-19, l’isolamento, il coprifuoco, …

Poi ci sono dilettanti della politica, come il Consigliere Regionale del Piemonte, Giulia Marro, “Alleanza Verde Sinistra”, che insistono nel dire che si deve “ascoltare per includere”.
Secondo il Consigliere Marro, infatti, “ascoltare la rabbia dei giovani stranieri significa riconoscere un bisogno di giustizia, di appartenenza e di futuro. Troppo spesso chi arriva o cresce in Italia si scontra con diffidenza, discriminazioni e mancanza di opportunità”.
A Giulia Marro andrebbe chiesto per quale motivo i giovani sono arrabbiati e come può parlare di “bisogno di giustizia” quando gli Istituti Penali per Minorenni sono gremiti di immigrati di seconda generazione, che si trovano detenuti a seguito della mole di reati compiuti. Di quale giustizia hanno bisogno visto che delle norme giuridiche se ne disinteressano tranquillamente?
Eppure il Consigliere Marro, di professione antropologo, dice che “come tutrice volontaria di minori stranieri” gli è stato ricordato come “la vera sicurezza nasce dall’inclusione, dal sentirsi visti, ascoltati e accolti in una comunità che sceglie la cura al posto della paura”.
Queste cose, il Consigliere Marro le vada a dire a quelle persone che sono state scippate, accerchiate, aggredite, violentate da immigrati – di prima o seconda generazione – che usano l’Italia come Paese dove poter vivere di espedienti e furberie.
Il sistema delle misure rieducative, spesso adottate dalla Magistratura minorile, non è efficace, quasi mai inverte la tendenza del baby criminale, e non restituisce sicurezza e legalità alla popolazione.
Il Legislatore dovrà analizzare il fattore e la questione perché i cittadini onesti e per bene – checché ne dica Giulia Marro – hanno il diritto di uscire di casa senza essere ammorbati da immigrati, minorenni o maggiorenni, che non hanno rispetto della popolazione autoctona.
L’immagine di copertina è stata generata con Copilot Microsoft AI.

Se gli stranieri si comportassero bene non incontrerebbero la diffidenza degli italiani. Questi però arrivano con la smania di stare bene, di accaparrarsi con le buone o con le cattive le nostre ragazze, di fare soldi senza fatica e soprattutto di rubare a noi i nostri averi, forse perché si ritengono superiori essendo musulmani. Che ci chiamino “cani infedeli “ lo sappiamo da secoli. A parte questo, il loro comportamento senza regole influisce anche sui nostri ragazzi, che li imitano. Certo, un tempo noi avevamo delle regole di buon comportamento di base da rispettare e anche dei valori cristiani che i genitori e i nonni insegnavano. Oggi non si insegna più nulla e quindi tutti si sentono autorizzati a fare qualunque cosa. Stiamo diventando in gran parte degli incivili, ignoranti ed esaltati da un mondo che parla solo di avere, di godere, di aggredire per avere di più e di trasgredire qualunque regola. Ecco le baby gang. E spesso in questi gruppi ci sono anche italiani, ragazzi con problemi familiari che vivono allo sbando. Ad ogni modo viviamo tutti male e aspettiamo sempre che i rimpatri siano significativi, ma non si fa in tempo a rimpatriare uno che ne arrivano altri due. Siamo troppo blandi, incerti ed abbiamo la magistratura con i fucili spianati in difesa degli stranieri. Così, non si sa fino a quando si potrà resistere