Sergio Ramelli, vittima dell’odio politico, ha un luogo in cui esser ricordato a Sesto San Giovanni.
Il 13 marzo 2025 usciva sul mercato filatelico il francobollo commemorativo di Sergio Ramelli, giovane “scomparso all’età di 18 anni nel 1975, vittima della tragica stagione di violenza e terrorismo che ha caratterizzato l’Italia durante gli anni Settanta”.
Il francobollo “riproduce un ritratto, ispirato a un’opera di Daniele Dell’Orco, raffigurante Sergio Ramelli”, nato nel 1956 e deceduto nel 1975 dopo un violento pestaggio da parte di Marco Costa, Giuseppe Ferrari Bravo, Claudio Colosio, Antonio Belpiede, Brunella Colombelli, Franco Castelli, Claudio Scazza e Luigi Montinari, tutti aderenti a “Avanguardia Operaia”.
I militanti della formazione di Sinistra “furono identificati dieci anni dopo l’accaduto e, dopo un’iniziale condanna per omicidio preterintenzionale in primo grado, furono riconosciuti colpevoli di omicidio volontario al termine dei tre gradi di giudizio del processo, durato dal 1987 al 1990”.
Sergio Ramelli ha pagato la sua appartenenza al “Fronte della Gioventù”, realtà giovanile legata al “Movimento Sociale Italiano”, e il suo impegno quale “fiduciario” presso L’ITIS “Ettore Molinari” di Milano, dove studiava Chimica Industriale.
Guido Giraudo, autore di “Sergio Ramelli. Una storia che fa ancora paura”, sottolinea come “Ramelli in un tema scolastico aveva espresso posizioni di condanna delle Brigate Rosse, aggiungendovi una nota di biasimo verso il mondo politico per il mancato cordoglio istituzionale di fronte alla morte di due militanti del MSI, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, uccisi durante l’assalto alla sede del MSI di Padova avvenuto l’anno precedente (17 giugno 1974)”.
Tanto è bastato perché il gruppo dei comunisti di “Avanguardia Operaia”, armati di chiave inglese, gli si avventassero contro, il 13 marzo 1975, all’altezza del civico 15 di via Paladini, a Milano, per colpirlo con brutalità omicida.
Gli aggressori, con la vigliaccheria che li contraddistingue, non soccorrono Sergio, ormai in fin di vita sul selciato.
“Avvenire” del 14 marzo 1975 ripota che “pochi minuti dopo l’aggressione, un commesso vide il corpo coperto di sangue e allertò la portinaia del palazzo di via Amadeo, dove il giovane abitava. La portinaia, riconosciutolo, avvertì la polizia e i soccorsi medici; un’ambulanza lo portò all’Ospedale Maggiore, precisamente all’ex padiglione “Beretta” specializzato in neurochirurgia, dove il ragazzo fu sottoposto a un intervento chirurgico della durata di circa cinque ore, nel tentativo di ridurre i danni causati dai colpi inferti alla calotta cranica”.
Oggi, una certa parte politica, tanto per non fare nomi il “Partito Democratico”, cerca di annacquare quei fatti e, manco a dirlo, a Milano non si è ancora proceduto a rendere omaggio alla figura di Sergio Ramelli con l’intitolazione di una strada, una piazza, una via, …
Ci ha pensato il Comune di Sesto San Giovanni che, con il suo Sindaco, Roberto Di Stefano, ha così commentato la cosa: “La decisione di intitolare uno spazio pubblico a Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi è il nostro modo per affermare, con forza, che non esistono morti di serie A e morti di serie B. E’ il nostro modo per dire basta all’odio politico”.
A Milano, invece, il Sindaco Beppe Sala, PD, non ha mai ritenuto di onorare la memoria del giovane Sergio Ramelli. Evidentemente per il titolare di “Palazzo Marino” le “vittime dell’odio politico” non meritano di essere ricordate, onorate, rese fulgide figure per i giovani di domani.
A Sesto San Giovanni vi è stata una grandissima partecipazione istituzionale: il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il Sottosegretario alla Difesa, Isabella Rauti, il Vicepresidente di Regione Lombardia, Marco Alparone, l’Assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, Romano La Russa, e l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Sesto San Giovanni, Antonio Lamiranda.
La negazione della verità storica, la minimizzazione delle atrocità compiute dai militanti delle formazioni politico-giovanili legate alla Sinistra, va avanti da ormai troppo tempo.
Sul ricordo e la memoria di Sergio Ramelli si doveva essere tutti d’accordo e, invece…
