La conclusione della partita dei dazi avallerà, oltre alle ormai conclamate incapacità di Ursula Von der Leyen, anche l’inconsistenza dell’Ue. I molti aspetti sino ad ora emersi ci fanno capire come non solamente l’impresentabile presidente, ma anche i suoi commissari brancolino nel buio di fronte a scelte epocali.
E di scadenze in agenda ce ne sono di importanti ad iniziare dal prossimo confronto Trump Putin che a detta dei commentatori maggiormente accreditati, potrebbe essere decisivo per il cessate il fuoco in Ucraina e poter mettere le basi alle condizioni per raggiungere la pace. Sarà un negoziato che non riguarderà solamente Russia e Ucraina, ma dovrà necessariamente coinvolgere più Paesi e organizzazioni internazionali, in primis l’Europa che però latita, responsabile di numerosi incontri falliti e divisa al proprio interno. Approfondiremo l’argomento quanto prima.
In attesa di quel che succederà in Alaska il 15 agosto, c’è un’altra partita, che ci riguarda da vicino, pessimamente definita dall’Ue che sta alimentando le proteste dei nostri agricoltori.
Saranno oltre 770mila le aziende agricole italiane colpite dal taglio della Pac 2028-2034 con il passaggio al fondo unico tra politiche agricole e di coesione. Ecco su chi pesa la scelta della presidente Von der Leyen che genererà una perdita secca per le migliaia di imprese che ricevono sostegno, compresi gli investimenti, attraverso la Politica agricola comune (Pac).
La misura avrà effetti potenzialmente disastrosi sulla produzione di cibo, la sicurezza alimentare e la spinta verso l’innovazione e la sostenibilità che in questi anni ha reso l’agricoltura italiana leader in Europa.
È la stima elaborata da Coldiretti su dati Agea sugli effetti del piano di bilancio della Commissione Ue, diffusa in occasione dell’Assemblea nazionale della più grande organizzazione agricola d’Italia e d’Europa.
Il disegno della presidente tedesca della Commissione Ue di diluire le risorse dell’agricoltura in un unico contenitore dove sarà più facile non far capire quali tagli verranno fatti, ad esempio, per coprire le spese per il riarmo, farà sentire inevitabilmente i suoi effetti sulle aziende che dalla Pac ricevono sostegno anche per garantire sviluppo rurale, tutela dell’ambiente, produzione di energia pulita e presidio delle aree interne.
Meno agricoltura in Europa e in Italia significa aumentare le importazioni dall’estero, ed esporre i prezzi del cibo alle fluttuazioni dei mercati, con un impatto devastante sulle tasche dei cittadini.
“Quella della Von der Leyen è una scelta miope e pericolosa – denuncia il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – perché togliere risorse all’agricoltura per finanziare il riarmo mette a rischio la sicurezza alimentare e la pace in Europa. In un contesto segnato da guerre e tensioni globali, servono investimenti sul cibo, non carri armati. Mentre Cina e Stati Uniti investono singolarmente 1.400 miliardi in agricoltura, l’Europa taglia del 20% la Pac, scendendo da 386 a 302 miliardi. È un colpo mortale per un settore che in Italia vale 707 miliardi e dà lavoro a 4 milioni di persone. Non ci rassegniamo: la nostra mobilitazione sarà permanente per difendere l’agricoltura europea dai tecnocrati che vogliono spegnerla. Abbiamo già elaborato proposte per semplificare la vita degli agricoltori e liberarli dal dazio occulto della burocrazia dei tecnocrati di Bruxelles”.
Di male in peggio, ma intanto si scommette sulla sopravvivenza di un settore vitale per l’Italia: L’agricoltura. Non servono improvvisatori, ma competenti e consci delle conseguenze per la nostra economia e l’intera popolazione. Come si sta mobilitando il governo?
