Il momento più pericoloso non è quando un regime nasce
La rivoluzione iraniana è ufficialmente morta nel momento in cui il potere è passato di padre in figlio. Per
quarantasette anni la Repubblica Islamica ha giustificato repressioni, impiccagioni, terrorismo internazionale e miseria economica in nome della lotta contro la monarchia corrotta dello Shah. Oggi scopriamo che il punto d’arrivo di quella rivoluzione è esattamente ciò che prometteva di distruggere: una dinastia.
Mojtaba Khamenei non è il nuovo leader dell’Iran. È l’erede di un sistema esausto che non ha più uomini, idee né legittimità. Non è stato scelto dal popolo. Non è stato consacrato dalla storia. È stato semplicemente necessario.
Necessario ai Pasdaran, necessari a loro stessi, necessari a un regime che sa di poter sopravvivere solo blindando il potere dentro una famiglia, come fanno tutti i sistemi quando iniziano ad avere paura. Ma governare con la paura significa una sola cosa: sapere che il tempo è finito.
Mojtaba Khamenei sale al vertice nel peggior momento possibile. Un Paese economicamente strangolato, una società che odia i propri governanti, una generazione che non teme più il carcere né la morte, e un confronto militare aperto con chi considera il regime iraniano una minaccia esistenziale.
Non guida una nazione. Amministra un assedio. Per questo è, fin dal primo giorno, un morto che cammina. Non perché qualcuno necessariamente lo colpirà domani. Ma perché rappresenta un potere che sopravvive solo eliminando dissenso, libertà e futuro. E nessun regime nella storia ha vinto una guerra contro il proprio popolo per sempre.
Il padre governava nel nome della rivoluzione. Il figlio governerà nel terrore della sua fine. E la verità più crudele è questa: quando un sistema politico deve trasmettere il potere per sangue, significa che non crede più nemmeno lui alla propria eternità.
Teheran oggi ha un nuovo leader. Ma il regime che rappresenta ha già iniziato il funerale di sé stesso. E spesso, nella storia, il momento più pericoloso non è quando un regime nasce.
È quando capisce di stare per morire.
Alberto Scafella

Certamente non sentirò la mancanza della teocrazia iraniana, il giorno in cui dovesse esserci un cambiamento drastico nell’ordinamento di quella che mi piacerebbe si tornasse un giorno a chiamare “Persia”. Ciò nonostante il ruolo all’interno della storia di questo regime mi sembra sempre più centrale. Per accettare la sfida contro l’imperialismo di USA e Israele probabilmente ci voleva proprio una certa dose di integralismo e di rifiuto di scendere a compromessi. Dove tutti gli altri finora si sono tirati indietro, accettando di essere sudditi, l’Iran sta ancora resistendo. Ribaltando il punto di vista più corrente nella propaganda occidentale, direi che l’Iran sta facendo il lavoro sporco per il resto del mondo.