Un’attualità che affonda le radici di una Persia patria di mistica e profonda civiltà
Le immagini dei giovani iraniani uccisi, imprigionati e minacciati dalla pena di morte per essersi ribellati all’Islam degli ayatollah non sono soltanto cronaca di una repressione feroce, ma sono il sintomo di una frattura profonda che attraversa secoli di storia e investe l’anima stessa di una terra che fu, per lunghissimo tempo, una delle grandi culle della civiltà.
L’Iran odierno, stretto tra l’autoritarismo interno e le tensioni geopolitiche esterne, riaccende lo spettro della guerra mai sazia di odio atavico e antisemita, insito nell’estremismo islamico, e si ripropone come fulcro tragico e nevralgico sullo scacchiere del Medio Oriente, oltre che di mezzo mondo intero.
Contrasti tra le incendiarie minacce del nuovo “re” del mondo Donald Trump e il programma interno per lo sviluppo militare, in un Iran ricco di risorse, ma ridotto a povertà popolare e all’oppressione medievale del radicalismo sciita, subentrato allo Scià Reza Pahlavi, accusato di corruzione e repressione politica.
Scià costretto a fuggire in Egitto, “infedele” e complice con il “Grande Satana”, appellativo degli Stati Uniti coniato dall’ayatollah Khomeini, leader della Rivoluzione Islamica del 1979, tornato trionfatore a Teheran, dopo 15 anni di esilio.
Acclamata e Suprema autorità teocratica fino alla sua morte nel 1989, e a cui è subentrato l’attuale ayatollah Alì Khameini. Medesima guida coranica, ferrea e monoteista, ma superata dalla storia e dal desiderio di libertà.
Atroci risvolti in quella terra di Persia che, prima d’essere il teatro di scontri geopolitici e di rivolte represse nel sangue, fu un orizzonte di pensiero, di religione e di profonda cultura.
Al tempo del profeta Zoroastro, personaggio mitico collocato prima del X secolo a. C. e padre dello zoroastrismo, la Persia diede al mondo una delle prime grandi visioni etiche della storia: la lotta tra il bene e il male, la centralità della scelta morale, la responsabilità individuale davanti al destino.
Quella remota dottrina non contemplava l’annullamento dell’uomo nella sottomissione cieca, ma l’esaltazione della verità, della luce, dell’ordine cosmico come frutto anche dell’agire umano. Dopo l’avvento dell’Islam, a partire dal VII secolo, oggi è difficile non vedere, nel contrasto con l’attuale teocrazia repressiva, una drammatica involuzione di significati.
Prima della conquista araba, gli imperi persiani, dagli Achemenidi ai Sasanidi, non furono solo potenze militari, ma anche strutture complesse, capaci di integrare popoli, lingue e fedi diverse. La Persia seppe essere, per secoli, un crocevia tra Oriente & Occidente, un’officina di convivenza e di raffinata cultura amministrativa, artistica e spirituale. La caduta dell’Impero sasanide, a metà del VII secolo, sotto l’urto invasivo dell’Islam nascente, segnò l’inizio dell’era di una irreversibile censura. L’Islam pose profonde radici nel nuovo Iran, ma non senza tensioni, adattamenti, resistenze sotterranee che avrebbero continuato a manifestarsi nel corso dei secoli.
L’Iran sciita moderno è il risultato di questa lunga stratificazione, ma la Repubblica islamica nata nel 1979 ha irrigidito la religione in ideologia di potere, trasformando la fede in strumento di controllo. È in questo contesto che la ribellione della gioventù iraniana assume un significato che va oltre la protesta politica: è una rivolta esistenziale, culturale, quasi metafisica, contro un sistema che nega libertà, corpo, parola e futuro. Le donne che si tolgono il velo, le folle che sfidano il potere e la morte, oggi rifiutano una visione del mondo buia e cieca come una prigione fuori dal tempo.
Su questo scenario si innestano le minacce esterne, il linguaggio muscolare e semplificato di una politica internazionale russo-americana che riduce una civiltà millenaria a un “alleato” da adoperare, o un “nemico” da assoggettare. Ogni parola di guerra pronunciata dall’esterno rafforza, la repressione interna, offrendo al regime il pretesto dell’assedio e del complotto. Il Medio Oriente, già devastato da conflitti e fanatismi, rischia così un’ulteriore spirale di violenza, in cui la storia viene cancellata e l’umanità sacrificata.
Il vero dramma dell’Iran in rivolta, non è soltanto politico, ma morale e spirituale di un popolo che vuole riprendere il proprio ruolo nella storia. Una terra che ha insegnato al mondo il valore della scelta tra bene e male intrappolata in una notte in cui il potere teme la gioventù e la fede si è fatta paura.
Eppure, proprio in quella gioventù che si ribella, forse aleggia quello spirito di libertà, eredità di Zaratustra. L’idea che la verità non possa essere imposta con la forza e che la luce, prima o poi, torni a reclamare il suo spazio nella storia sembra tornare a rivivere.
Pensiero vagante suscitato in chi scrive e descrive questo tragico momento di oscurità per l’antica Persia e per metà del resto del mondo.
© 2026 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF
Una esposizione lucida e dotta sui fatti. È un articolo fluido, anche se ricco di fatti storici, inseriti con eleganza e persino ironia, che va colta.
Un piacere leggerti.
Fiorella
grazie Fiorella, è un piacere ritrovarti qui. Spero diventi un’abitudine di dialogo. Massima stima, cara collega
Ottimo articolo come al solito, è un piacere leggerti e soprattutto essere d’ accordo con te