Area di diffusione dell'islam: in arancio il territorio degli sciiti, in verde quello dei sunniti - da Wikipedia (fonte : sito originale com), licenza CC BY-SA 3,0 (creativecommons.org)
La responsabilità sta nelle debolezza ipocrita, cinica e logora delle ideologie che hanno alimentato i partiti che si comportano da conniventi?
Sorprende l’evento che a Venezia, nel territorio di Mestre, il Sindaco decida di dare un forte “stop” alla costruzione della mega Moschea e che i bengalesi con arroganza, intimidazione minaccino di bloccare la città.
Non è il primo esempio di città che deve subire questa oltraggiosa minaccia, anzi è da troppi anni che questa insopportabile spada di Damocle pende pericolosamente su quasi tutte le città d’Italia e d’Europa.
Come sempre questa richiesta della comunità islamica, subdola e mirante sostanzialmente ad altri fini, scatena una feroce discussione autolesionista tra opposti schieramenti ideologici locali e nazionali, creando l’occasione ideale secondo cui tra i due litiganti il terzo (con turbante o velo) trae sostanziosi vantaggi.
Alcune considerazioni sulla incontrollata immigrazione islamica.
L’Islam, oltre ad essere una religione, vuole essere anche Stato etico-religioso, con leggi come la Sharia che sono antitetiche alla Stato di Diritto, espressione della cultura laico-illuminista occidentale. La concezione della donna nel mondo mussulmano, sempre in posizione di sottomissione, di disuguaglianza, di disparità di diritti è in contraddizione con la nostra Costituzione Italiana.
Gli esempi clamorosi non mancano (ad esempio l’assassino della diciottenne Saman Abbas avvenuta 1 maggio 2021 a Novellara per essersi rifiutata di sposare la persona indicata dai genitori). Come pure la strage di Modena messa in atto dal fondamentalista Salim El Kaudri il 16 maggio 2026.
Senza dimenticare le famigerate “marocchinate” in Italia dove 60.000 donne furono stuprate e in parte assassinate e ben 180.000 persone subirono violenze carnali dai “goumier” marocchini islamici durante la 2a Guerra Mondiale (maggio 1944 – provincia di Frosinone). Fenomeno di violenza criminale ripetutosi dagli stessi “goumier” nella occupazione delle regioni del Baden e del Wurttemberg in Germania.
Altro argomento di incompatibilità dell’Islam è documentato dalla NON RECIPROCITA’ di riconoscere le altre fedi.
Gli Islamici pretendono di costruire Moschee a casa altrui, ma negano ogni possibilità di costruire Chiese Cristiane nei loro Paesi. Alla Mecca possiamo costruire una Chiesa cristiana o di altra confessione senza essere “sgozzati” per vilipendio o peggio blasfemia all’Islam?
Lo Stato di Diritto laico, per sua natura, garantisce l’espressione di tutte le religioni. Tuttavia non ammette che una “religione” contesti e si renda oggettivamente incompatibile con i principi fondamentali che costituiscono la sua stessa natura e lo Stato di Diritto.
Con queste premesse inconciliabili, per quale motivo occorre creare i presupposti per una potenziale guerra civile a casa nostra? Ricordiamo quello che successe nel 1947 quando si formarono il Pakistan musulmano (14 agosto 1947) e l’India indù. Milioni di sfollati e di morti massacrati nello spostamento reciproco di queste popolazioni per Odio Religioso.
I Paesi Musulmani del Medio Oriente, asiatici e dell’Est–Pacifico, nella stragrande maggioranza, hanno realizzato ricchezze enormi con la vendita dei prodotti petroliferi e derivati a mezzo mondo industrializzato. In linea di massima, per semplificare, queste ricchezze sono state investite nei rispettivi Paesi, nelle grandi Multinazionali occidentali-americane e nelle Industrie importanti di diverse nazioni. I titolari di queste ricchezze, pertanto rappresentano ed esercitano, se non il controllo di queste aziende, quote decisamente rilevanti.
Pertanto i “potenti capi musulmani” del Mondo Islamico possono condizionare i fondamentali dell’economia del Mondo Occidentale e questo già da molto tempo. In pratica hanno messo radici condizionanti nella grande economia e finanza Europea e Mondiale.
Per quale motivo questi “potenti capi musulmani”, depositari di una immensa ricchezza, dovendo sottomettersi, come credenti e capi religiosi, al Terzo Pilastro dell’Islam – L’Elemosina legale/zakat (modernamente intesa come solidarietà economica) non destinano risorse verso milioni di loro correligionari diseredati?
Potrebbero comodamente ospitarli ed integrarli nei loro Paesi, caratterizzati da immensi territori da sfruttare e con potenziali opportunità industriali, invece questo processo di solidarietà non avviene.
Anzi il contrario: sono emerse prove inconfutabili che “organi di intelligence” di Paesi Islamici organizzano e indirizzano la migrazione islamica verso il mondo occidentale.
Domanda: tutto questo è casuale, oppure dietro c’è un disegno strategico di occupazione culturale, economica e in particolar modo etnica del mondo occidentale-europeo?
C’è forse la volontà di realizzare il supplementare “Sesto Pilastro dell’Islam” e cioè la Jihad o Guerra Santa?
La Storia e la logica confermano che un Paese si può occupare e rivoltare come un calzino, travolgendo la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni, la sua lingua, la sua religione, ecc., allorché si controlla l’economia e si dispone di una maggioranza (islamica fondamentalista) che condivide queste finalità.
E’ l’obiettivo della Democrazia sostitutiva: far arrivare la “fanteria musulmana” di irregolari a ondate consistenti e attraverso tutte le possibili vie, farla nel tempo regolarizzare con sfacciate “sanatorie” dai partiti politici compiacenti e felloni, favorirne la potenziale prolificità e demografia, fino a raggiungere una consistente “massa di manovra” rivendicativa, orgogliosamente isolata dal resto della collettività in cui si trova.
In seguito questa “massa di manovra”, sapientemente indottrinata da fanatici Imam e Muezzin, sarà pronta a pretendere di essere rappresentata nelle istituzioni del Paese ospitante, ormai … “occupato”.
Ovviamente la disponibilità alla integrazione nei “valori culturali e laici occidentali” resta una insensata utopia. Anzi è più probabile che possa avvenire il contrario.
Così la maggioranza indigena (ad esempio noi italiani), da sempre a casa sua e in civile convivenza, potrebbe demograficamente essere stravolta e culturalmente emarginata. E’ successo tragicamente con i nativi americani qualche secolo fa … e questo “genocidio” culturale, etnico, religioso, programmato e sempre ripetibile, è storicamente innegabile!
Così il gioco è fatto e confezionato da presentare a quel mondo occidentale che si cruccia e si dibatte nel pensiero del “politicamente corretto” e nello stesso tempo che da per scontato che non si possa sfuggire a questa assurda prospettiva sostitutiva per cui, senza speranze, mette, come lo struzzo, la testa sotto la sabbia.
In questo momento storico questo progetto silenziosamente si sta affermando in Italia ed in Europa e discutere questo tema comporta scontrarsi con durezza con la reazione di varie forze, apparentemente antagoniste che considerano questo evento ineluttabile. Da una parte c’è il Grande Capitale, che vede e idolatra solo il profitto e in base a questo parametro giustifica qualsiasi migrazione utile per trasformare (illusoriamente) persone, inizialmente emarginate, in nuovi consumatori. Dall’altra parte c’è il Blocco Ideologico di antica matrice marxista che è convinto (sbagliando alla grande e la storia lo ha confermato) che i condizionamenti del passato (culture, religioni, tradizioni, ecc.) si possano cancellare definitivamente avviando i popoli verso una Nuova Umanità, esente da questi condizionamenti tossici del passato.
Tuttavia per stare con i piedi per terra e coerenti, confermiamo ancora di difendere con tutte le nostre possibilità i nostri valori e tradizioni, senza cedimenti o compromessi.
L’Islam che conosciamo e che è testimoniato nella pratica quotidiana sulla popolazione civile (vedi i Talebani in Afganistan, in Arabia Saudita-Emirati del Golfo, in Siria, in Iran, in Africa con le stragi dei terroristi di Boko Haram (organizzazione militante jihaidista sunnita che significa “l’istruzione occidentale è vietata”, ecc.) dimostra che questa “religione” è assolutamente inconciliabile con la cultura e con le istituzioni occidentali, laiche, illuministe e con radici cristiane.
Sarebbe una scelta o peggio una resa vergognosa permettere che la cultura islamica si radicasse in modo significativo ed irreversibile. Il risultato inevitabile sarebbe la prospettiva di conflitti sociali insanabili in un Paese sempre più amputato delle sue radici storico culturali.
Possiamo accettare una Italia (e un’Europa) dove trionferebbe il ramadan, la sharia, il burqua o il velo integrale, la pratica dei matrimoni imposti dai genitori e l’omicidio dei figli che si ribellano a queste imposizioni?
Sarebbe il trionfo della barbarie e la regressione suicida della società occidentale.
A titolo di riflessione invito i lettori a visionare l’articolo sotto riportato di Simon Alberti pubblicato su Quora (piattaforma – forum del 22 agosto 2026) che ci offre un quadro poco noto su come l’Islam sta trasformando la Turchia da Stato laico verso una società confessionale a prevalenza musulmana.
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Fino all’epoca recente, nonostante l’avanzamento dell’Islam, specialmente nell’Anatolia centrale, la Turchia era un paese dove convivevano, nonostante certe discriminazioni, con i musulmani i cristiani e persino gli ebrei ( oltre 40 sinagoghe furono aperte a Istanbul ). Circa la metà della popolazione di Istanbul era cristiana.

Stima della popolazione cristiana, nelle diverse aree dell’Impero Ottomano nel 1800.
Nel 1912, ancora il 22–25% della popolazione del territorio turco era composta da cristiani ( greco-ortodossi, armeni e assiro-caldei ).

Popolazione della Tracia, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale ( in giallo ci greci e in verde i turchi ).
A seguito di eventi drammatici, quali la Prima guerra mondiale, e soprattutto il genocidio di siriaci, assiri, greci, armeni e caldei, e lo scambio di popolazione tra Grecia e Turchia nel 1923, la popolazione cristiana passò da circa 4,4 milioni a 700.000 ( si stima che il 50% dei cristiani furono massacrati ).
Di questi 350.000 erano rappresentati da armeni, 50.000 assiri e il resto greci. In gran parte, la ridotta comunità cristiana viveva a Istanbul, dove si sentiva più protetta. Nel 1927 era rimasti solo 350.000 cristiani in tutta la Turchia, ossia il 3,5–5% della popolazione del paese. Oggi sono ridotti ai minimi termini , circa lo 03% della popolazione, per un totale di circa 250mila.

Mappa che mostra le comunità greche ( in viola ) e armene ( in arancione ), in Anatolia e Balcani.

Chiesa cristiana assiro-caldea della Turchia meridionale.

In rosso l’area in cui era insediato il, purtroppo dimenticato da tutti, popolo assiro, un popolo di lingua aramaica e religione cristiana, che oggi sopravvive a stento nell’area tra Siria ed Irak sett.
La persecuzione anticristiana durò fino agli anni sessanta. Nel 1964 il primo ministro turco Ismet İnönü rinunciò unilateralmente al Trattato di amicizia greco-turca del 1930 e intraprese azioni contro la minoranza greca che portarono all’espulsione o emigrazione “volontaria” degli ultimi greci di Turchia. Questi, infatti, proibì loro di esercitare la maggior parte delle professioni, chiuse scuole e ospizi, gestiti dalla comunità e dalla chiesa greca e addirittura procedette alla confisca delle proprietà immobiliari dei greci sulle isole.
Di questo risveglio nazionalreligioso del popolo turco ne ha fatto le spese anche la un tempo numerosa comunità italo levantina, erede delle colonie stabilite da Venezia, Genova e altre città italiane sin dall’epoca dell”Impero Bizantino.
A Chio, fino al 1822 vi era una numerosa comunità genovese, ma che seguì la sorta dei Greci nel fallito tentativo di insurrezione, che portò all’uccisione di ben 30.000 abitanti dell’isola. I sopravvissuti, in massima parte emigrarono dall’isola, verso la Grecia e altri paesi.
A fine ottocento, nella Turchia europea, gli italo-levantini erano circa 7.000, concentrati a Galata, cittadina “Genovese” divenuta quartiere di Istanbul, ed alcune migliaia nella propria Istanbul.. Inoltre a Smirne, città un tempo a maggioranza greca, agli inizi del novecento, vi era una colonia genovese-italiana di circa 7.000 persone.
Questi in gran parte furono espulsi, a seguito della guerra italo-turca del 1911 ( decreto del 9 maggio 1912 ) , sebbene il decreto fu poi ritirato. Alcuni di loro si trasferirono nel Dodecaneso, divenuto italiano. L’art. 28 del secondo Trattato di pace di Losanna , firmato il 24 luglio 1923, sanciva la completa abolizione delle capitolazioni, e per tanto la fine delle garanzie dei levantini italiani della Turchia.
Nonostante tutte le difficoltà affrontate gli italo-turchi nel 1935 erano ancora ben 15.000. l Il tracollo definitivo avvenne a seguito dei disordini a Istambul del 1955, che fecero capire perfettamente che la Turchia non era più un paese in cui potessero vivere, in sicurezza, minoranze.
* La squadra di calcio del Galatasaray , una della più blasonate del calcio turco, prende il nome da Galata (l’antica colonia genovese sul Corno d’Oro, chiamata allora “Pera”). Alcuni italo-levantini furono tra i suoi fondatori e sostenitori iniziali.
