Le dichiarazioni del Segretario Generale Provinciale SIULP
Eugenio Bravo, Segretario generale SIULP Torino, ci ha manifestato la piena soddisfazione per i risvolti del “caso Askatasuna”:
“Esprimo vivissimo plauso agli uomini e alle donne della Digos della Questura di Torino e alla Magistratura per l’importante attività che ha portato all’esecuzione di 16 misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri del 31 gennaio scorso, in occasione della manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna”. 
Bravo ha voluto altresì sottolineare come si tratti di un risultato di grande rilievo
“che evidenzia, prima di ogni altra cosa, la straordinaria ed elevatissima professionalità della Digos di Torino, la cui meticolosa capacità investigativa, unita alla sensibilità e al costante impegno del GIP e della Procura della Repubblica, ha consentito di ricostruire non soltanto le responsabilità individuali, ma un vero e proprio quadro di organizzazione e preordinazione delle violenze”.
Ricordiamo inoltre come Il GIP abbia accolto 16 delle 19 richieste avanzate dalla Procura, disponendo diverse misure restrittive, tra cui custodie cautelari in carcere, arresti domiciliari, divieti di dimora a Torino e obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria:
“Siamo di fronte a un esito di straordinario valore – ha aggiunto il Segretario Eugenio Bravo – che premia l’eccellente professionalità degli investigatori della Digos. Questo lavoro dimostra quanto sia fondamentale andare oltre i singoli episodi e ricostruire chi li prepara, chi li organizza e chi ne determina le dinamiche”.
Le risultanze descrivono infatti un quadro caratterizzato da elementi di pianificazione degli scontri, con un ruolo organizzativo che gli inquirenti riconducono all’area di Askatasuna:
“Non possiamo continuare a raccontare questi episodi come semplici degenerazioni spontanee di manifestazioni di piazza. Per troppo tempo Torino ha dovuto fare i conti con cortei trasformatisi in occasioni di aggressione sistematica contro le Forze dell’Ordine”.
Le immagini del poliziotto accerchiato, privato del casco e dello scudo e colpito con un martello, così come quelle del mezzo della Polizia incendiato con un collega ancora a bordo, rappresentano fatti gravissimi che non possono essere minimizzati né derubricati a semplici eccessi:
“Dietro quelle divise ci sono persone, famiglie e professionisti che ogni giorno rischiano la propria incolumità per garantire la sicurezza di tutti “
aggiunge Bravo che insiste:
“La libertà di manifestare è un diritto costituzionalmente garantito, ma non aggredire i poliziotti, incendiare mezzi di servizio e trasformare una piazza in un campo di battaglia. Occorre avere il coraggio di individuare non soltanto chi materialmente commette gli atti violenti, ma anche chi li prepara e li dirige”.
È questo si rivela il passaggio fondamentale per contrastare realmente la violenza organizzata:
“Ci auguriamo vivamente che tutte le forze politiche che si riconoscono nell’alveo costituzionale esprimano un pieno e corale apprezzamento per questo lavoro, senza alcuna distinzione di parte o tentennamento. La tutela della legalità non ammette ambiguità: nessuna forza politica dovrebbe mai fornire un sostegno, neppure soltanto morale, a realtà come questo centro sociale o dare pretesti a chi teorizza ed esercita la violenza contro le istituzioni dello Stato”.
Questa vicenda dimostra inoltre quanto sia indispensabile affiancare alla gestione dell’ordine pubblico un’attività investigativa capace di individuare le strutture che alimentano la violenza:
“Tuttavia – ha chiuso il Segretario Bravo – le buone intenzioni del Governo devono tradursi concretamente in risorse, strumenti e strutture idonee a permettere la realizzazione di quanto previsto sulla carta: in caso contrario, il rischio concreto è che tali proclami rimangano soltanto chiacchiere di propaganda”.
Rimarcando con determinazione che
“non possiamo chiedere ai poliziotti di affrontare gruppi organizzati e violenti senza garantire loro adeguati strumenti di protezione e un sistema di tutela efficace”.
