La resa di conti all’Interno del “campo largo”
L’ultima tornata elettorale dell’anno segna un livello bassissimo di partecipazione al voto che si aggira mediamente al 43%, con una caduta del 14% rispetto alle precedenti regionali.
L’assenteismo in crescita inarrestabile sta a dimostrare il disprezzo oltre al dissenso degli elettori verso i riti elettorali che, pur costituendo il baluardo della democrazia non contribuiscono a risolvere problemi fondamentali percepiti da larghi strati della popolazione.
È comprensibile che, se le astensioni fossero rimaste in un limite fisiologico intorno al 10-15%, i risultati elettorali sarebbero stati differenti da quelli, già previsti e che stiamo commentano. Ciò premesso, potremo definire i presidenti eletti dei delegittimati?
Stiamo assistendo a un circolo vizioso, con maggioranze tanto strombazzate che non rappresentano il volere dei concittadini? È un’ipotesi che nel corso della legislatura andrebbe approfondita e da non sottovalutare, perchè i nodi prima o poi, tornano al pettine.
In Veneto si riconferma la vittoria del centro destra. Il candidato alla presidenza Alberto Stefani, a spoglio quasi ultimato supera il 64,40% e stacca il suo competitor del campo largo Giovanni Manildo che si ferma al 28,9%
È una competizione tutta interna agli schieramenti e in Veneto, con la Lega, che ottiene oltre al 36% dei voti, contro il 18,6% di Fratelli d’Italia e il 6,3% di Forza Italia.
Nella regione che rappresenta il nord-est italiano dentro il centro-destra il Carroccio non ha perso l’ultimo caposaldo e Fratelli d’Italia non ha effettuato il fatidico sorpasso. È un dato non indifferente per la stessa postura della coalizione al governo.
In Campania va in scena la prima volta Roberto Fico, un grillino che guida lo schieramento di centrosinistra e viene eletto con oltre il 60,6% dei suffragi, contro il candidato del Centro destra Edmondo Cirielli, soccombente con il 35,50%.
Ci sarà da scoprire se è uno schema premiante o no. Un interrogativo che pesa anche sulle ambizioni di premiership di Giuseppe Conte. Il M5S e la Lista Fico sfiorano il 15%. Il PD si aggira sul 18%. Altre liste minori di ispirazione riformista sfiorano il 21%, con l’ex presidente Vincenzo Deluca che continuerà a esercitare tutta la sua pesante influenza
A chiarire il rebus contribuiscono anche le elezioni in Puglia su cui si sono misurate le ambizioni di un altro nome di scuola “riformista”, Antonio Decaro che viene eletto con il 64,10%, contro il candidato del centro destra Luigi Lobuono che ottiene il 35%. Il PD ottiene il 26%, le liste civiche che si richiamano al riformista Decaro superano il 26%, mentre il M5S si ferma al 7%.
Altre domande a cui questi risultati dovranno dare una risposta: quanto vale la linea di Elly Schlein sul piano elettorale? Nel partito, nella base identitaria, la segretaria è forte ma lo è ugualmente quando deve convincere l’intero Paese?
Ogni volta che si vota, infatti, i candidati dell’area riformista dimostrano di avere più consenso. Mettendo insieme tutti questi risultati si capirà dove deve collocarsi il “baricentro” della coalizione per essere vincente anche alle prossime politiche.
Grillini e PD per qualche giorno si daranno alla pazza gioia, poi la palla passerà ai presidenti eletti che se la vedranno con il manuale Cencelli e le bizze di chi è in minoranza nel campo largo e pretende di vincere a spallate. Clima effervescente, con gli astenuti alla finestra.
