L’evento/assemblea si è svolto venerdì 6 febbraio 2026, in via Lombroso 16
In un locale di quartiere, aperto alla cittadinanza, nella serata di venerdì 6 febbraio scorso, a partire dalle 21, si è tenuto il primo momento pubblico di un confronto proposto e promosso da dieci firmatari di un appello politico rivolto ai torinesi.
Nel preambolo, i firmatari dichiarano:
– Accogliamo con favore l’appello, lanciato da attivisti di vari movimenti e comitati cittadini, per l’inizio di un confronto rispetto alla costruzione di un polo alternativo alle elezioni di Torino 2027.
– Crediamo anche noi che serva una voce che dia una reale rappresentanza a tutti coloro che vogliono una città che garantisca casa, salute, lavoro, istruzione, aria e acqua pulite. Una città che non vogliamo nè impoverita, nè basata sulle produzioni belliche e sullo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici. Una città il cui sviluppo garantisca benessere e diritti a tutti i suoi abitanti, non profitti a chi già ne ha le tasche piene.

La sala conferenze, al primo piano del complesso Lombroso, si è riempita sin dall’inizio, dimostrando un interesse del quartiere e della città verso questo manifesto programmatico.
Dopo la lettura del programma, il ricercatore Luca Davico ha proposto una serie di dati “in progress” sulla città, come lettura di una comunità in movimento, a partire dagli anni delle Olimpiadi Invernali del 2006. Quel che emerge, nei vari aspetti pubblici e sociali (sanità, formazione e ricerca, lavoro, welfare, ambiente e verde pubblico), è una città in chiaroscuro, che non sempre dimostra i dati ottimistici snocciolati dalla narrazione di chi sta al comando e propone l’idea di una geografia sociale che si è bloccata, qui come altrove, qui non meno che altrove.
Hanno man mano preso la parola gran parte dei dieci firmatari per declinare, ciascuno con la propria sensibilità, la necessità di un cambiamento che dia un nuovo respiro al pubblico e al sociale, che dovrebbero essere prioritari rispetto agli interessi del privati e di frange corporative della finanza, del capitale e delle rendite.
Due esempi forti, per Torino, possono essere il Piano Regolatore e la gestione delle aree industriali dismesse e da recuperare: con quale ottica e con quale progetto li sta affrontano il Comune?
Nel prosieguo di un qualificato e ispirato dibattito, sono intervenuti privati cittadini ed esponenti della politica locale, facenti parte di partiti e movimenti impegnati nel confronto sociale, evidenziando come non tutti i temi importanti della socialità oggi sentiti “dal basso” non trovino ascolto e accoglienza nella sale di Palazzo Civico.
La scommessa lanciata da questo incontro è: ha ancora un senso, nell’era post digitale, tornare alla politica come costruzione dal basso, condivisa nei quartieri e nei luoghi dell’incontro fra le persone?
Il prossimo appuntamento, già fissato in una sala di maggiori dimensioni, si svolgerà giovedì 12 marzo 2026, alle 20.45, nel Teatro della Divina Provvidenza, con ingresso da via Asinari di Bernezzo 34/A. La cittadinanza è invitata a partecipare, per iniziare a costruire, proprio dal basso, una rete di rapporti e relazioni che possa proporre idee e programma da sottoporre agli elettori nella prossima compagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale, nel 2027.

Ecco, di seguito, il testo completo dell’appello/proposta.
Siamo persone che in questi anni si sono battute per cambiare radicalmente Torino, per renderla una città vivibile socialmente e ambientalmente, per sviluppare la partecipazione popolare e la socialità, per impedire che venisse modificata in peggio. Riteniamo che le linee fondamentali attorno a cui dovrebbe svilupparsi la città siano:
– lo sviluppo della partecipazione e del potere reale dei cittadini e dei corpi sociali intermedi superando l’attuale paralizzante e arcaica concentrazione di potere impermeabile alle istanze dal basso.
– lo sviluppo di posti di lavoro stabili e di qualità’ nel pubblico e nel privato, a partire dalle attività lavorative che fanno capo al Comune di Torino. Il concorso allo sviluppo sul territorio di attività produttive che siano utili per la popolazione e per l’ambiente. Il rifiuto di un’economia cittadina basata sulla produzione delle armi: nessun sostegno alla riconversione delle produzioni dal settore civile al settore militare.
– la cura e lo sviluppo del tessuto delle relazioni sociali ad ogni livello intrecciate con politiche finalizzate alla giustizia sociale, contro le discriminazioni genere e di razza, per la salvaguardia dei diritti dei migranti e la loro piena inclusione nella vita della città.
– la salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento della qualità urbana intrecciata con lo sviluppo di un modello produttivo finalizzato alla lotta al cambio climatico. Centrale a questo scopo è l’ampliamento/realizzazione di una rete di trasporto pubblico capillare, ecologica e a basso costo, a partire dalle periferie.
– lo sviluppo e la diffusione della conoscenza e della cultura connessa alla forte attenzione alla qualità e corretta remunerazione di ogni lavoro necessario in città.
– il pieno sviluppo dei diritti sociali quali la salute, l’istruzione, l’abitare, l’assistenza da soddisfarsi in forma pubblica e partecipata intrecciato con lo sviluppo dei diritti civili e dell’inclusione.
– la progettazione del disegno urbanistico della città finalizzato allo sviluppo della bellezza, al miglioramento dell’ambiente, alla creazione di spazi sociali ed in definitiva alla vivibilità della città per chi vi risiede e non per l’aumento della rendita e del profitto.
Il nostro obiettivo è di portare in Consiglio comunale e nelle circoscrizioni un gruppo di consiglier* che rappresentino queste istanze, al di fuori delle mediazioni e degli interessi che caratterizzano gli schieramenti che oggi occupano l’intero spettro della politica istituzionale torinese.
In questi decenni abbiamo visto susseguirsi molti sindaci ma non abbiamo visto realizzarsi in città un’alternativa, un netto cambio di rotta. In particolare la partecipazione dei cittadini e delle cittadine è sempre stata usata solo per garantire il consenso alla propria parte politica mentre è stata considerata un disturbo, un fastidio, nella misura in cui portava il punto di vista dei cittadini sulla gestione della città.
Noi vogliamo costruire uno spazio politico su scala comunale in grado di valorizzare le risorse presenti nel tessuto sociale torinese al fine di dare risposte ai problemi del territorio, inventando soluzioni innovative come contestando le decisioni sbagliate del potere.
In questi anni sono state centinaia e centinaia le proposte, le istanze, le iniziative che sono state avanzate e sostenute con lotte dal basso ma ignorate da chi gestiva il potere. E’ ora di finirla con questa situazione, è ora di uscire da una condizione di subalternità e di delega verso chi usa la politica solo per poter gestire il proprio potere.
Essere presenti nel Consiglio comunale, eleggendo un* o più consiglier* al primo turno, dà diritto ad avere informazioni importanti in tempi rapidi, a interrogare chi amministra ottenendo risposte ufficiali, permette di avanzare ufficialmente e formalmente proposte per la città e di essere più efficaci nel far conoscere le proprie proposte e in generale nel raggiungere l’opinione pubblica.
Essere presenti in Consiglio comunale non sostituisce in alcun modo le lotte e l’iniziativa sociale e culturale ma aiuta a rafforzarle.
Noi proponiamo di costruire uno spazio politico comunale che partecipi al primo turno delle elezioni con l’obiettivo di eleggere un* o più consiglier* che si impegnino a dare rappresentanza diretta alle istanze popolari al di fuori degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, con cui non faremo alcun apparentamento. Non esprimeremo alcuna preferenza in un eventuale ballottaggio salvo il caso in cui il/la nostr* candidat* risulti essere un* dei due concorrenti”-
Proponiamo di costruire insieme un percorso comune e plurale a partire da poche regole che ci permettano di definire il programma, le liste e la loro composizione e individuare la/il candidat* sindaco.
Invitiamo a costruire insieme questo spazio politico comunale – a partire da una comune scelta antifascista e contro ogni discriminazione, contro la guerra e le spese militari – tutt* le donne e gli uomini, i movimenti di base, i comitati, le associazioni, le organizzazioni, i sindacati, i partiti che condividono questi valori.
Per dar vita a questo percorso occorre innanzitutto ricostruire una fiducia reciproca tra i diversi soggetti individuali e collettivi interessati. Noi pensiamo che sia necessario costruire un percorso in cui tutte e tutti si sentano a casa loro potendo contribuire liberamente con le proprie idee e il proprio impegno.
Per questo riteniamo necessario fissare sin da subito alcune regole fondamentali che permettano la convergenza tra percorsi e sensibilità diverse.
La prima riguarda la presenza dei partiti che condividono il progetto e i suoi contenuti: noi riteniamo sia auspicabile questa partecipazione.
In secondo luogo è necessario che i soggetti collettivi e i singoli possano dar vita nell’ambito del costituendo spazio politico a una o più liste che non siano identificate con i partiti. Ovviamente in questo caso le forze politiche potrebbero dar vita a loro volta ad una o più liste.
In terzo luogo, al fine di dar vita ad un processo democratico e partecipato, è opportuno prevedere una adesione al processo individuale e/o collettiva e definire all’inizio del percorso le forme e le regole con cui stare insieme.
Il gruppo promotore e sottoscrittore è composto da:
Simona Bombieri, Fiorenza Cora, Alessandra De Rossi, Claudio Decastelli, Mauro Demaria, Giovanni Limone, Andrea Maggiora, Irene Ricci, Stefano Risso, Mariangela Rosolen.
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