Dalle elezioni del 2024 alla crisi politica attuale: interferenze straniere, sospetti di manipolazione e una ferita ancora aperta nella fiducia dei cittadini
In Europa si stanno moltiplicando le manifestazioni dei romeni contro la politica fallimentare del loro governo. Per domenica 18/10/2026 è prevista una nuova serie di proteste organizzata in tutta Italia e anche gli italiani stanno iniziando a parlare di ciò che sta succedendo in Romania, dal caos della democrazia e della cancellazione delle elezioni presidenziali del 2024 su ordinazione di attori statali stranieri.
Dunque, è il caso di approfondire, in cerca di un quadro preciso sui fatti, poiché la Romania è un emblematico Paese ai confini orientali della NATO, e al di là del parere politico, serve chiarire e chiarirsi i su eventuali brogli, e come si è evoluta la situazione. Oggi sembra continuare a fermentare molto malcontento popolare, perché?
Quando un’elezione viene annullata per motivi trasversali, la domanda è inevitabile: chi ha stravolto la volontà popolare? E subito dopo ne segue un’altra: chi stabilisce che quella volontà non possa più essere considerata valida?
Cronologia degli eventi
La Romania si trova da tempo al centro di questo contrasto. Il 24 novembre 2024, al primo turno delle elezioni presidenziali, Călin Georgescu, candidato indipendente nazionalista e fortemente critico verso l’establishment politico, ottenne a sorpresa il 23% dei voti, classificandosi al primo posto. Un risultato inatteso, costruito anche attraverso una partecipazione sui social network, soprattutto TikTok.
Georgescu proponeva una maggiore sovranità nazionale, criticava l’influenza di Bruxelles e si opponeva al sostegno militare occidentale all’Ucraina. Le sue posizioni, accompagnate da dichiarazioni ambigue sulla Russia e da riferimenti storici riconducibili all’estrema destra romena, suscitarono ansia negli ambienti europeisti. Il suo successo, tuttavia, non può essere spiegato soltanto con l’orientamento geopolitico: dietro il voto di protesta vi erano anche la sfiducia nei partiti tradizionali, il malcontento sociale e la percezione di una politica distante dai cittadini.
Il 2 dicembre la Corte costituzionale convalidò inizialmente il primo turno. Pochi giorni dopo, sulla base di documenti d’intelligence resi pubblici dalle autorità romene, il quadro cambiò radicalmente. Vennero segnalate campagne digitali coordinate, possibili finanziamenti opachi e attività informatiche sospette. Il 6 dicembre la Corte annullò l’intero processo elettorale, compreso il ballottaggio previsto per l’8 dicembre.
Le autorità sostennero che la sfida fosse stata modificata da interferenze capaci di alterare la libertà e la correttezza del voto. I sospetti si concentrarono soprattutto sulla Russia, accusata di condurre operazioni d’influenza nell’Europa orientale. Mosca negò le responsabilità. Le informazioni pubbliche dimostrarono elementi preoccupanti, senza però ricostruire in modo conclusivo ogni passaggio di una presunta catena di comando fra uno Stato straniero e la campagna elettorale.
Occorre inoltre distinguere la manipolazione digitale dalla falsificazione materiale delle schede: non è stata presentata una prova pubblica conclusiva di brogli sistematici nel conteggio dei voti a favore di Georgescu. Una campagna clandestina sui social può influenzare gli elettori senza alterare di fatto una sola scheda, ma la gravità dell’interferenza e le conseguenze giuridiche richiedono verifiche rigorose.
La decisione romena ha aperto un secondo fronte, altrettanto delicato. Se la democrazia deve proteggersi dalle interferenze, quali garanzie impediscono che gli stessi strumenti vengano impiegati per cancellare risultati politicamente sgraditi?
La Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa ha richiamato l’esigenza di basi legali chiare, prove concrete e garanzie procedurali adeguate nelle decisioni di annullamento elettorale.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato irricevibile il ricorso di Georgescu nel marzo 2025, senza che ciò possa essere interpretato come una certificazione generale della correttezza sostanziale dell’annullamento.
Nel maggio 2025, Georgescu fu escluso dalla nuova competizione. George Simion, esponente nazionalista che raccolse buona parte del consenso di protesta, arrivò primo al ballottaggio iniziale, ma venne sconfitto al secondo turno dal centrista Nicușor Dan, eletto presidente con circa il 54% dei voti.
Nicușor Dan non appartiene né alla destra sovranista né alla sinistra tradizionale, ma ha una forte impronta centrista, riformista e moderata/filo-occidentale. In passato ha fondato il partito liberale Uniunea Salvați România (USR), per poi proseguire come indipendente.
La diatriba però, non si è chiusa con il risultato delle urne. Nel 2026 la Romania ha attraversato una nuova fase di instabilità politica e difficoltà nella formazione di una maggioranza di governo.
Le contestazioni e i corsi giudiziari che hanno coinvolto Georgescu hanno continuato ad alimentare lo scontro politico, mentre il malcontento verso le istituzioni di e il governo di Nicușor Dan è rimasto rilevante, accusato di corruzione e di svendita del patrimonio industriale rumeno.
Anca Alexandrescu, nata il 18 ottobre 1972 a Bucarest è una delle giornaliste e consulenti di comunicazione più note e controverse della Romania, attualmente alla guida del programma Culisele statului paralel (“I retroscena dello stato parallelo”) è una delle più influenti voci che criticano la corruzione, i legami tra servizi segreti, magistrati e multinazionali e la svendita delle risorse naturali della Romania. Sostenitrice di verità censurate e di George Simion, trasmette il dissenso sul canale Realitatea Plus.
Conclusioni e riflessioni
Sarebbe riduttivo attribuire ogni protesta a una regia russa, così come sarebbe imprudente considerare infallibili le istituzioni che hanno annullato il voto. La questione romena riguarda tanto la sicurezza elettorale quanto la trasparenza del potere.
Per capire che cosa stia realmente accadendo, occorre ascoltare anche i cittadini romeni: quelli che hanno votato Georgescu, quelli che lo hanno avversato e quelli che, all’infuori dalle preferenze politiche, ritengono che il voto sia stato sottratto a una conclusione legittima.
La domanda finale non riguarda soltanto chi abbia tentato di condizionare le elezioni, ma anche quali prove debbano essere offerte ai cittadini quando un’autorità decide che il loro voto non può più valere. Perché una democrazia non si misura soltanto dalla capacità di difendersi dai nemici, ma anche dalla trasparenza con cui giustifica le proprie decisioni.
Le domande da rivolgere alla popolazione oggi:
- sul voto annullato: secondo loro, quali erano le prove più convincenti e quali, invece, le lacune della decisione?
- Sul consenso a Georgescu: quanto dipendeva dalle idee politiche e quanto dalla protesta contro i partiti tradizionali?.
- Sulla situazione di oggi: il malcontento nasce soprattutto dall’economia e dall’instabilità politica, oppure la cancellazione delle elezioni rimane una ferita determinante, soprattutto dopo il recente arresto di Georgescu?
Le risposte potrebbero aiutare a trasformare questa prima ricostruzione in una testimonianza da affiancare ai documenti ufficiali, in modo da conoscere meglio questi fatti in Italia (dove ancora poco se ne parla?!) E immaginare gli sviluppi prossimi della Romania.
Un ultimo ritaglio a livello europeo
l’avanzare della destra sovranista in tutta Europa, Romania compresa, dovrebbe richiamare le attenzioni di Bruxelles sulle posizioni di una democrazia a trazione centralista e moderata, guidata dal Partito Popolare Europeo, con le forze liberalsocialiste facenti parte della colonna vertebrale del potere. Attualmente è bisognosa di un urgente momento di riflessione e di flessibilità.
Carlo Mariano Sartoris
