Urne chiuse, affluenza all’84%: mai così alta dal 1990
L’unico dato sorprendente che emerge dall’esito delle elezioni politiche in Germania riguarda l’alta affluenza dei votanti. Ciò significa che la gravità della situazione è stata ben percepita e la volontà degli elettori di imporre una svolta è più che sentita. Sull’esito del voto che poco si discosta dalle previsioni, non emergono sorprese. I seggi elettorali sono stati chiusi alle 18 di ieri. L’avanzamento dello spoglio non si discosta sostanzialmente dalle proiezioni. A metà scrutinio, si prospetta la seguente situazione:
Cdu-Csu al 28,5%, Afd al 20,7% Spd al 16,5%, Verdi al 11,8%. Il blocco Cdu-Csu sfiora il 29%, l’Afd supera il 20% ed è il secondo partito davanti ai socialdemocratici del cancelliere uscente, Olaf Scholz, che ottengono un risultato estremamente negativo. La Linke avrebbe ottenuto l’8,7%: la Fdp – il partito liberale – il 4,9% e Bsw il 4,8%, al di sotto della soglia di sbarramento del 5%. Stanno arrivandole le prime dichiarazioni:
Abbiamo vinto queste elezioni”, dice Friedrich Merz, leader della Cdu e a questo punto in pole position per la carica di cancelliere. L’obiettivo “ora è creare un governo stabile al più presto possibile”. “Abbiamo vinto perché la Cdu e la Csu hanno lavorato bene insieme e ci siamo preparati molto bene”, afferma Merz ringraziando il leader della Csu, Markus Soeder, e, soprattutto, gli elettori. Il candidato cancelliere dell’Unione parla di una “dura campagna elettorale” con i suoi rivali politici. “Ma ora ci parleremo. La cosa principale è creare un governo stabile il più rapidamente possibile. Il mondo là fuori non ci aspetta. Dobbiamo diventare capaci di agire rapidamente”, aggiunge, dicendo di voler dimostrare al mondo che la Germania è di nuovo governata bene.
Alice Weidel, co-leader di Afd, celebra la “vittoria storica” del suo partito. “Siamo pronti ad assumerci la responsabilità del Paese”, dice Weidel. L’Afd è pronta contribuire alla formazione del nuovo governo, aggiunge Weidel sottolineando che “la nostra mano sarà sempre tesa per partecipare al governo, al fine di attuare la volontà del popolo, la volontà della Germania”. “Non siamo mai stati così forti a livello nazionale”, dice Weidel all’Ard. “La nostra mano sarà sempre tesa per partecipare ad un governo e tradurre in pratica la volontà del popolo”, ribadisce, ricordando inoltre di voler “chiudere le frontiere” agli stranieri e abbassare le tasse. “Abbiamo bisogno di un cambiamento politico, la nostra mano è tesa, bisogna solo afferrarla”
“Mi assumo la responsabilità di questa sconfitta amara”, il commento di Scholz dopo il deludente risultato dell’Spd. Questo è il momento “in cui dobbiamo riconoscere che abbiamo perso le elezioni”, dice Scholz parlando davanti ai suoi sostenitori e ammettendo “gli scarsi risultati” dell’Spd, inchiodata al 16-16,5%, che sarebbe il dato più basso dal 1887. L’esito del voto di oggi “è peggiore” di quello di cinque anni fa e “sono responsabile anche di questo”. Dichiarazione che fa onore al leader sconfitto dal voto popolare e che dovrebbe essere indicata quale esempio ai leader italiani zuzzurelloni che ieri come oggi non ammettono mai di aver perso, anche quando sono cancellati dalla Storia
Donald Trump saluta la vittoria di Cdu-Csu alle elezioni tedesche, è “un grande giorno” per la Germania. In un post su Truth social, il presidente americano scrive: “Sembra che il partito conservatore in Germania abbia vinto le grandi e attesissime elezioni. Proprio come negli Stati Uniti, il popolo tedesco si è stancato dell’agenda priva di buon senso, soprattutto in materia di energia e immigrazione, che ha prevalso per tanti anni”. “Questo è un grande giorno per la Germania e per gli Stati Uniti d’America sotto la guida di un signore di nome Donald J. Trump – sottolinea il presidente – congratulazioni a tutti, molte altre vittorie seguiranno!!!”.
C’è chi, nonostante le chiare indicazioni emerse dal voto, già preconizza una maggioranza possibile, senza la partecipazione di Afd, il secondo partito.
Si punterebbee invece all’asse Cdu-Csu e Spd, che avrebbero insieme la maggioranza dei seggi al Bundestag. È quanto emerge da un calcolo della Ard, secondo cui i conservatori di Friedrich Merz e i socialdemocratici del cancelliere uscente Olaf Scholz avrebbero rispettivamente 208 e 121 seggi, per un totale di 329, oltre i 316 necessari per la maggioranza.
All’Afd, con cui è stata esclusa ogni possibile alleanza, andrebbero 150 seggi, ai Verdi 86 e alla Linke 64. Nessun seggio andrebbe ai liberali dell’Fdp e ai populisti del Bsw, che secondo gli exit poll di Ard non avrebbero il 5% dei voti necessari per entrare al Bundestag.
Pare strano che il cancelliere in pectore possa scegliere subito di accasarsi con il perdente Olaf Scholz. In attesa del consolidamento dei risultati elettorali, va tenuto presente che in Germania i negoziati per formare la nuova colazione durano da due a sei mesi. I rappresentanti politici sentono comunque l’urgenza di una Germania in grado di rispondere in tempi brevi a Trump. Ma la scena è frammentata e fare concessioni ora significa ipotecare le elezioni. L’aprioristica esclusione di AfD, calpestando il notevole consenso attribuito da parte degli elettori, potrebbe rendere incandescente la situazione sociale nel Paese. Al voto anticipato si è arrivati a causa della situazione economica precaria, per le conseguenze sull’occupazione e a causa della mancata tenuta dell’ordine pubblico, dovuto anche all’immigrazione incontrollata. Ogni negoziato non potrà prescindere dal tenero presente questo precedente.
A titolo meramente teorico, si presentano gli scenari teorici più probabili: una “Jamaika-Koalition”, cioè tra Cdu, Fdp e Verdi (nero-giallo-verde nei colori dei partiti) o una “Deutschland-Koalition”, ovvero Cdu, Spd e Fdp. E infine una “Kenya Koalition”: tra Cdu, Spd e Verdi. È quest’ultima l’unica sicura dal punto di vista dei numeri, ma difficilmente digeribile dai falchi conservatori: sarebbe un esperimento inedito che rischia di consegnare il Paese all’Afd nel 2029, se non prima. Ma già pare si stia litigando a sinistra del Cdu.
