Democristiani in vantaggio, seguiti dai Sovranisti. Quanto peserà l’influenza della Casa Bianca?
Ultime ore di campagna elettorale in Germania, poi domenica 23, circa 60 milioni di cittadini saranno chiamati a rinnovare il Bundestag con diversi mesi d’anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Come noto, il cancelliere uscente, il socialdemocratico Olaf Scholz è stato sfiduciato dopo che la sua maggioranza, che comprendeva anche Verdi e Liberali, da tempo era in fermento.
Le previsioni circolano da parecchio, senza colpi di scena. Al primo posto si piazzerebbero i partiti democristiani con il leader Friedrich Merz con oscillazioni poco oltre il 30%, seguiti dalla destra sovranista di AfD, che supera il 20%, i Socialisti e i Verdi al 13%, mentre i Liberali rischiamo di rimanere schiacciati sotto il quorum del 5%.
Poi toccherà ai poteri forti scegliere se far entrare i sovranisti nel salotto buono, oppure contrastare le scelte elettorali e imbarcare nel governo i socialisti perdenti, continuando a seguire l’andazzo politico che ha portato una drammatica crisi economica e sociale in Germania.
Il sistema elettorale tedesco favorisce i governi di coalizione e, senza escludere governi di minoranza, cerca di unire i principi del maggioritario e del proporzionale; infatti, ogni elettore esprime il voto su due schede, le cosiddette “Erststimme” e “Zweitstimme” (primo scrutinio, secondo scrutinio). Il primo voto viene assegnato a un candidato che si presenta nella circoscrizione in cui abita o vota, il secondo a un partito politico. I nomi dei candidati di ogni partito per il Bundestag compaiono sulle “Landeslisten”, o liste elettorali statali, che devono essere depositate presso le autorità elettorali prima delle elezioni.
I candidati nelle liste statali entrano in parlamento in base al loro posto nella lista e al numero di seggi che il loro partito ottiene nel rispettivo “Land” o stato regionale: più seggi si vincono in uno stato, più candidati dalle liste statali vengono eletti. Quindi, il secondo voto per lista elettorale è quello che più determina la forza relativa dei partiti rappresentati nel Bundestag. In ogni caso, solo ogni partito che ottiene più del 5% dei voti totali, soglia di sbarramento, ha la garanzia di ottenere seggi al Bundestag.
I più qualificati osservatori economici, non puntano sul risultato elettorale di domenica per l’inizio della svolta in positivo della crisi economica, anche perché si teme un periodo di incertezza con difficoltà a formare il nuovo governo. La contrazione economica potrebbe estendersi anche al 2025, prorogando il più lungo periodo di debolezza nella storia della Germania del dopoguerra.
Il leader conservatore Friedrich Merz è il favorito per la nomina a cancelliere di un governo di coalizione dopo le elezioni e gli investitori sperano che il nuovo governo aumenti la spesa, bypassando il limite costituzionale del 2009 sul limite di spesa e di un rapporto debito/pil al 3%, norma irrealistica oggi e parte di un’altra fase della storia europea e tedesca.
Purtroppo, le scelte errate partono da lontano. Sin dal 2011, Angela Merkel decise di accelerare la fine dell’uso dell’energia nucleare in Germania, affidandosi al gas russo per colmare il divario ma, la guerra Russo-Ucraina del 2022 ed il progressivo bando delle importazioni di gas non hanno indotto la coalizione di Socialisti, Liberali e Verdi a mantenere aperte le centrali nucleari, piuttosto essi hanno abbracciato la follia “green” e così, dopo la chiusura delle ultime tre centrali nucleari nell’aprile 2023, la sommatoria di costi energetici della produzione e follie ambientaliste, oltre alla denatalità e mancanza di lavoratori professionalmente preparati, ha sfiancato la maggiore economia europea.
CDU e AfD, sarebbero invece propensi alla riapertura di queste centrali nucleari. Gli stessi partiti hanno anche dichiarato l’intenzione di rinviare gli obiettivi di “zero emissioni” nette di carbonio e, come si è visto nelle scorse settimane, AfD e CDU hanno idee simili su come combattere l’immigrazione clandestina e riportare la sicurezza nel paese.
Verdi e Socialisti persistono invece nelle loro posizioni ideologiche a favore di transizione ambientalista, oltre a non intervenire sull’immigrazione selvaggia, responsabile di avvenimenti cruenti a e di violenze striscianti a danno dei tedeschi.
Quale scelta potrà operare Friedrich Merz?
Se ci soffermiamo sugli ultimissimi fatti, JD Vence, vicepresidente degli Usa, il 14 febbraio ha incontrato la leader del partito AfD Alice Weidel durante una visita a Monaco, ma non ha voluto incontrare il cancelliere tedesco Olaf Scholz.
Il voto di domenica e le scelte dei giorni successivi ci diranno se persisterà la scelta ideologica e statalista, oppure se anche in Germania ci sarà la svolta.
