“Cuneo Mia”, lista civica eco-comunista, vuole una nuova “casetta per l’acqua” non vedendo i reali problemi della città.
Il Consigliere Comunale della lista civica eco-comunista, Claudio Bongiovanni, “Cuneo Mia”, il 13 luglio scorso ha depositato presso la Segreteria della Presidenza del Consiglio Comunale di Cuneo un’interpellanza su “una casetta di distribuzione dell’acqua anche nel quartiere Donatello”.
Un’interpellanza sicuramente discutibile dal momento che al Quartiere Donatello le urgenze e le criticità sono ben altre.
Per il Consigliere Bongiovanni – figlio del defunto Consigliere Comunale Sergio Bongiovanni, per decenni Presidente del Quartiere Donatello – tuttavia la priorità è la casetta dell’acqua visto che sull’altipiano ne sono presenti quattro: “in centro città, nel quartiere San Paolo, sul viale degli Angeli e in frazione San Rocco Castagnaretta” oltre “ad altre posizionate nelle frazioni di Madonna dell’Olmo, Confreria, Borgo San Giuseppe e Spinetta”.
Della serie: siccome ce l’hanno gli altri, perché noi no?
A detta dell’eletto Bongiovanni “il Comitato di Quartiere aveva fatto questa richiesta indicando una possibile area per il suo posizionamento”.
Sarebbe interessante sapere in che anno, vedere copia della richiesta inviata all’Amministrazione Comunale e venire a conoscenza del numero di Protocollo assegnato alla pratica.
Siccome queste sono iniziative che coinvolgono i residenti tutti e che hanno un impatto economico non indifferente, sarebbe opportuno che chi presenta un’interpellanza fornisse alla cittadinanza elementi di riscontro ed approfondimento.
Il Consigliere di “Cuneo Mia” sottolinea che “sono passati parecchi anni e non si hanno più avute notizie in merito a queste ripetute richieste formulate da abitanti e Comitato di Quartiere”.
La domanda torna: quante sono state le richieste? Ripetute con che frequenza? A firma di chi?
Interessante è che il Consigliere Comunale Claudio Bongiovanni presenti un’interpellanza al Sindaco e all’Assessore competente per chiedere “se esiste una possibilità di avere una casetta di distribuzione dell’acqua anche nel Quartiere Donatello” e “quali potrebbero essere i tempi per una sua installazione in un’area da concordare con abitanti e Comitato di Quartiere”.
Sulle “casette dell’acqua” va anzitutto detto che “hanno un impatto ambientale notevole e non sempre sono una buona soluzione”, come ben sostiene il collega giornalista Andrea Degl’Innocenti.
Al Consigliere eco-comunista di “Cuneo Mia” va rammentato che “le case dell’acqua sono state da amministrazioni e cittadini” vendute “come un modo per consumare meno acqua in bottiglia. Eppure, se confrontiamo la diffusione delle casette dell’acqua con la vendita di acque in bottiglia notiamo che nello stesso periodo entrambe le tendenze si sono accentuate: secondo Ismea – l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – dal 2009 al 2019, mentre si diffondevano le case dell’acqua, il consumo di acqua in bottiglia è passato da circa 5 miliardi di litri all’anno a 10 miliardi di litri all’anno”.
A che pro, dunque, installare l’ennesima costosa, antiestetica e discutibilmente utile “casetta dell’acqua”?
Il proliferare delle “casette dell’acqua”, inoltre, secondo un’indagine di “Altroconsumo”, creerebbe un “pericoloso effetto psicologico” in quanto – a detta dei sostenitori di questi luoghi di distribuzione – l’acqua erogata dalle “casette” sarebbe di qualità superiore portando nel discorso “una pericolosa convinzione implicita, cioè che l’acqua del rubinetto è di qualità scadente”.
E’ sempre “Altroconsumo” a sostenere come “l’acqua delle casette subisce solo trattamenti leggeri – ad esempio riduzione del cloro e raffreddamento – e risulta simile a quella del rubinetto. Un’altra analisi del 2021 sugli acquedotti di 35 città ha valutato la qualità dell’acqua come buona o ottima in 31 casi, confermando che le differenze tra acqua minerale, domestica e delle casette sono minime”.
Perché dunque posizionare un’altra discutibile “casetta dell’acqua” in un quartiere periferico della città quando ve ne sono già nelle vicinanze?
Abbiamo visto che non cala il consumo di acqua in bottiglia, non c’è differenza sostanziale tra acqua delle “casette” e acqua della rete idrica pubblica, le “casette dell’acqua” consumano energia elettrica e necessitano di manutenzioni periodiche.
Al Consigliere Bongiovanni – paladino della conservazione dei Cedri dell’Atlante di Piazza Europa – va suggerito che “se l’acqua del rubinetto ha un impatto ecologico irrilevante, lo stesso non si può dire per quella erogata dalle casette. Le case dell’acqua infatti utilizzano energia per i processi di trattamento – ad esempio, filtraggio, lampade UV battericide – e per il raffreddamento dell’acqua. Secondo le stime di alcuni operatori, questo consumo si aggirerebbe fra i 5 e i 10 kWh al giorno, l’equivalente di un condizionatore acceso per circa 10 ore. Quindi, soprattutto se l’energia proviene da fonti non rinnovabili, ciò contribuisce alle emissioni di CO2”.
A dirlo è sempre Andrea Degl’Innocenti che, per “Italia che Cambia”, ha analizzato bene la questione e ha messo in luce come non vi sia poi tutta questa necessità di costellare le città di “casette dell’acqua” visto che non sono affatto “un’alternativa ecologica al consumo di acqua in bottiglia”.
Il Direttore di “Adriatica Acque”, Alberto Sebastiani, poi, specifica come “quasi sempre le persone si recano a riempire le bottiglie in macchina” ed infatti le “casette” “sono progettate e posizionate in modo da facilitare il prelievo in auto”, “vengono costruite in luoghi ben illuminati, facili da identificare e facilmente accessibili con le automobili. Ciò significa altra CO2 in atmosfera e altre polveri sottili nell’aria che respiriamo”.
I Cedri dell’Altlante di Piazza Europa non si devono abbattere, perché aiutano la pulizia dell’aria, ma si possono installare “casette dell’acqua” nei quartieri, per creare polveri sottili e quantitativo aggiuntivo di CO2 a quello già esistente?
La coerenza degli eco-ambientalisti è sempre la stessa. Unica cosa sicura è che “sembra che le case dell’acqua siano andate a sostituire il consumo di acqua del rubinetto, più che quello in bottiglia”.
Per guardare un aspetto prettamente sanitario, abbiamo visto cosa ha detto in merito la “Fondazione Veronesi” che, nel marzo 2024, per mezzo della Biologa Nutrizionista e Supervisore Scientifico della Fondazione, Elena Dogliotti, ha così scritto: “Le casette dell’acqua apportano il vantaggio di non preoccuparsi di verificare lo stato delle tubature condominiali, che, se vecchie, possono rilasciare metalli e altre sostanze nel tratto non controllato dalle analisi ufficiali. In più forniscono gratuitamente o a costo molto basso anche acqua frizzante. Un elemento che merita attenzione è l’utilizzo di contenitori non sterili che, in caso di scorte che non vengono consumate in breve tempo, potrebbero aumentare il rischio di contaminazione”.
Le “casette dell’acqua”, dunque, hanno un aspetto positivo per quanto concerne la manutenzione degli stabili condominiali e l’erogazione di acqua gasata ma, come detto, se si soppesano pro e contro, restano comunque non necessarie.

La speranza è che la Maggioranza che sostiene la Giunta Manassero lasci cadere la strumentale interpellanza per occuparsi di cose ben più urgenti e ben più serie.
Cuneo ha delle criticità sul fronte della sicurezza urbana da risolvere. Ci sono situazioni al limite della tollerabilità e la sinistra eco-comunista pensa alle “casette dell’acqua”.
Le “casette dell’acqua” sono uno specchietto per le allodole caro a certa Sinistra che della demagogia ha fatto virtù.
Serve creare un’azione diversiva per non ammettere che si sono fatte entrare orde di “risorse” che stanno demolendo la città, stanno ammorbando il tessuto urbano, stanno facendo svalutare il valore degli immobili, stanno facendo aumentare il senso di insicurezza, il degrado ecc…
Il Sindaco di Cuneo, Patrizia Manassero, “Partito Democratico”, per una volta, prenda le distanze da certa Sinistra e faccia le cose che servono davvero alla città, i soldi che si spenderebbero per queste inutili “casette dell’acqua” destiniamoli alla Polizia Locale, magari per dotarla di Taser, e per farla partecipare a corsi specifici di difesa personale, MMA, Krav Maga, ecc…
E’ sicuramente più utile pensare alla sicurezza, alla repressione del crimine, al rendere inoffensivi i manigoldi che buttare denari e tempo in progetti che allettano e sollazzano i “gretini” del Friday for Future.

Non pensavo che tra l’acqua del rubinetto e quella della casetta ci fosse poca differenza. Allora non vale la pena mettere l’impianto, se è costoso per il comune. Io ho messo il depuratore solo per l’acqua naturale,già una decina di fa, che è molto più leggera di quella del rubinetto
Cara Margherita, la retorica della Sinistra ambientalista è assurda.
Ciò che piace a loro non inquina ma prova un po’ a fare qualcosa che non li aggrada?