Per la prima volta in Italia un’antologica curata da Valeria Gorbova e Daria Jorioz sul pittore americano di origine bielorussa con 35 dipinti per scoprire uno stile di pittura che unisce la pittura classica a quella moderna, fino al 2 giugno 2026
Le prossime festività primaverili, sono occasione per visitare le grandi mostre che l’Assessorato Istruzione, Cultura e politiche della Regione Autonoma Valle d’Aosta propone. Una di questa è quella allestita nelle sale del Museo Archeologico Regionale di Aosta, “Grigory Gluckmann. Tra luce e grazia”. La mostra, disponibile fino al 2 giugno 2026, è curata da Valeria Gorbova e Daria Jorioz , e sono presentate per la prima volta in Italia 35 dipinti,
che documentano la raffinatezza di un autore apprezzato in Europa e negli Stati Uniti, che ha interpretato in maniera personale il modernismo francese e l’eredità rinascimentale italiana. La pittura nelle opere di Gluckmann viene descritta come un ponte tra l’arte antica e quella moderna, capace di trasmettere la malinconia e la luce.
L’esposizione è prodotta da Contemporanea progetti in collaborazione con Expona, da un’idea originale di Morus Art Foundation. “Celebrare oggi Gluckman significa riaffermare il valore della pittura figurativa del Novecento e, soprattutto, scrive Erik Lavevaz Assessore all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie Regione autonoma Valle d’Aosta, ribadire il ruolo dell’arte come linguaggio universale capace di superare ogni confine geografico e ideologico”. Il percorso espositivo si compone di cinque sezioni tematiche: “Caffè e interni. Scene di vita quotidiana”, “Infanzia. La poesia del divenire”,” La danza. Prima che il sipario si alzi”, “L’eco del classico. Dall’antico alla Modernità” e “Frammenti di vita. Il silenzioso teatro del mondo”, accompagnando il visitatore a ripercorrere la vicenda umana e artistica di un pittore che sfugge alle classificazioni.
Daria Jorioz “Di Grigory Gluckmann mi affascinano la qualità pittorica, la lucentezza delle superfici, la raffinata originalità dei cromatismi, l’indubbia padronanza delle tecniche antiche, la maestria e la compostezza della composizione, ma soprattutto, il sottile velo di malinconia e tristezza che ne ammanta i dipinti”. Tra i soggetti prediletti da Gluckmann vi sono le scene di balletto che rivivono a un primo sguardo a Edgar Degas e rivelano la sua
attenzione per i momenti di attesa dietro le quinte, dove figure sono raffigurate con la loro fragilità interiori come in “Grandi aspettative”, “Sogni di domani e prima apparizione”, opere presentate in mostra. “L’opera di Grigory Gluckmann, afferma la co – curatrice Valeria Gorbova, racchiude in sé tutta la complessità del XX secolo: migrazioni culturali, sintesi artistica e ricerca dell’armonia in un periodo storico scandito da traumi epocali. La sua pittura non ricerca lo spettacolo – al contrario . Offre una visione profonda e intima del mondo. Questa mostra, conclude Valeria Gorbova , lo restituisce al contesto internazionale dell’arte moderna, riscoprendo un’ artista il cui genio oggi risuona come rinnovata forza”.
Grigory Gluckmann nacque nel 1898 a Polotsk, allora parte dell’Impero Russo. Nel 1917 entrò alla scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca, ma nel 1920, nel pieno degli sconvolgimenti rivoluzionari emigrò a Berlino. Nel 1924 lasciò Berlino e si recò in Italia. Trascorse nove mesi a Firenze, dove lavorò nei musei e , per la prima volta,in uno studio tutto suo. Questo periodo si rilevò decisivo nella sua biografia artistica: immerso nello studio della pittura rinascimentale, adottò la tecnica della pittura su tavola lignea, raramente utilizzata dagli artisti del Novecento e che caratterizzò tutta la sua carriera. Durante il soggiorno italiano partecipò anche alla Biennale di Venezia, entrando così nel circuito espositivo internazionale.
Sempre nel 1924, Gluckmann si stabilì a Parigi, allora centro artistico internazionale. Il suo debutto parigino alla Galerie Druet attirò l’attenzione del pubblico e di critici. Negli anni Venti e Trenta espose regolarmente nei maggiori saloni parigini, dal Salon des Tuileries al Salon d’Automne. Entrò a far parte del milieu artistico cosmopolita dell’Ècole
de Paris, una comunità composta in gran parte da artisti stranieri per i quali Parigi rappresentava libertà artistica e scambio culturale. Nel 1937 gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Salon di Parigi, uno dei riconoscimenti più significativi della sua carriera europea. Gli anni Trenta del XX secolo furono caratterizzati da un’intensa attività espositiva e da una crescente visibilità sulla scena artistica parigina: in quel periodo dipinse strade e caffè parigini, folle di abitanti della città e scene di vita urbana.
In alcune composizioni raffigurò nudi femminili sensuali ed episodi della Parigi notturna. Due opere di questo ciclo , Rêveire(Due donne al caffè) e ( Un angolo di Parigi) sono esposte in mostra. Nel trattamento del,nudo femminile , il maestro Gluckmann si rifaceva alle tecniche degli antichi maestri. La materia preziosa e smaltata delle tavole dipinte rinvia alla tecnica ad olio su supporto ligneo degli antichi maestri, fatta di sovrapposizioni di sottilissimi impasti: una scelta che raggiunge esiti altissimi in un’opera della maturità assegnabile al periodo americano al titolo “Composition”, opera presente nell’esposizione e che ne la copertina del catalogo la locandina pubblicitaria della mostra aostana.
Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costrinse nuovamente all’esilio. Dopo un periodo nel sud della Francia, nel 1941 emigrò negli Stati Uniti con l’aiuto del violinista Jascha Heifetz, che sarebbe diventato uno dei suoi più importanti collezionisti. Si stabilì tra New York e Los Angeles, dividendo il suo tempo tra le due città. Nel 1945 ricevette il Watson F. Blair Prize dall’Art Institute of Chicago, nel 1948 fu nominato Respected Fellow della Royal Society of Art di Londra e nel 1968 divenne membro della Benjamin Franklin Society of Art. dagli anni Quaranta fino ai primi anni Sessanta rimase impegnato nell’attività artistica ed espositiva negli Stati Uniti. Grigory Gluckmann morì nel 1973.
La sua carriera, che si estese tra Russia, Germania, Italia, Francia e stati Uniti, riflette la storia più ampia dell’esilio artistico e della migrazione culturale del Novecento. Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche in Europa e negli Stati Uniti, e la sua eredità continua a essere oggetto di rilettura nel contesto della pittura figurativa moderna e della storia dell’arte dell’emigrazione. La mostra, molto bella, è un’interessante occasione per riscoprire un pittore raffinato e poco conosciuto in Italia. L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue nella doppia versione italiano – francese, edito da Mandragora, con testi di Valeria Gorbova, Daria Jorioz e Marty Wolpert.
Descrizione immagini:
Foto © copertina cartolina della manifestazione
Foto 1 © Grigory Gluckmann “Composizione Anni ’50 – ’60” olio su tavola, cm96x115 The Morus Art Foundation
Foto 2©Grigory Gluckmann “Sogni a occhi aperti” Anni ’50-’60, olio su tavola cm 94×110 The Morus Art Foundation
Foto 3© Grigory Gluckmann “L’ora del cocktail”, anni’40olio su tavola cm 53×65 The Morus Art Foundation
Foto 4© Grigory Gluckman “Grandi aspettative”anni ’50-‘70” olio su tavola cm75x81 The Morus Art Foundation
Museo Archeologico Regionale “Grigory Gluckmann.Tra luce e grazia” a cura di Daria Jorioz e Valeria Gorbova , fino al 2 giugno 2026, orari : martedì a domenica dalle 10.00 alle 13.00 e 14.00 – 18.00, Lunedì chiuso. Per Informazioni Tel. 0165.275937.
