Con grande piacere Civico20news propone la seconda puntata dell’intervista sulla Gnosi, a cura del Prof Ezio Albrile
Link della prima puntata: https://civico20-news.it/cultura-e-spettacolo/articolo-albrile/17/05/2025/
Proseguono gli approfondimenti relativi al complesso e suggestivo “mondo” del pensiero gnostico, a cura del Prof Ezio Albrile.
Giancarlo Guerreri: Prof. Albrile, la gnosi è un’iniziazione, una ricerca puramente intellettuale, un interesse culturale, o piuttosto uno stato di coscienza in evoluzione? In che modo possiamo comprendere appieno la sua natura più profonda?
Ezio Albrile: La gnosi, intesa come la ricerca della conoscenza spirituale, affonda le sue radici in una profonda inquietudine esistenziale. Nasce dalla riflessione umana sulla presenza pervasiva del male e dell’ingiustizia nel mondo. L’esistenza stessa viene percepita come un percorso tortuoso di auto-consapevolezza, in cui l’individuo cerca di definire il proprio ruolo all’interno della società. Nel confrontarsi con il divenire, l’essere umano sperimenta una tensione costante verso la luce, ma anche la consapevolezza di forze esterne che lo condizionano. Gli gnostici attribuivano questa influenza agli astri. Un esempio lampante si trova nell’Apocrifo di Giovanni, dove la ripartizione del potere sul mondo tra gli Arconti malefici è descritta attraverso una complessa struttura astrologica.
G.G.: Così, di fronte all’esistenza, sorge per l’essere umano un’esigenza profonda e ineludibile: quella di interrogarsi sul proprio significato? Quindi si può parlare di gnosi come di una filosofia esistenziale?
E.A.: La gnosi, nella sua essenza più autentica, non è primariamente un sistema di pensiero, bensì una prassi, un’esperienza vissuta e trasformativa. Le radici della filosofia occidentale, al contrario, affondano nella metafisica, ma nel corso del tempo essa si è progressivamente trasformata in pura speculazione teorica, rifiutando di integrare le sue teorie e i suoi modelli esplicativi con le dinamiche interiori dell’individuo. La filosofia esistenzialista, ad esempio, ha volutamente tracciato un confine netto tra le due discipline, privilegiando la pura teoresi.

G.G.: Ci sono relazioni tra lo sciamanesimo e lo gnosticismo?
E.A.: Trovo affascinante considerare come, in alcuni casi, le esperienze sciamaniche possano presentare notevoli somiglianze con quelle gnostiche. Ad esempio, analizzando testi visionari di Nag Hammadi come Zostriano oppure Marsane emerge un tema di ascensione celeste che richiama le esperienze extracorporee tipiche dello sciamanesimo. Nonostante il termine “sciamanesimo” sia oggi spesso abusato, un’analisi approfondita di certi testi e conoscenze rivela in effetti punti di contatto significativi tra le due tradizioni. È possibile, quindi, tracciare una relazione tra sciamanesimo e gnosticismo, pur riconoscendo una fondamentale differenza di ruolo. Lo sciamano, infatti, si pone al servizio della comunità, svolgendo una funzione di aggregazione e sostegno. Lo gnostico, al contrario, si distingue per un atto di profonda autoriflessione e un percorso di elevazione della coscienza che lo porta a porsi in un rapporto più critico, quasi di antitesi, con il mondo circostante.
G.G.: Si può quindi parlare di mitologia esperienziale gnostica?
E.A.: Mito e sogno possono esprimere ciò che la ragione discorsiva non può afferrare: una certa consapevolezza che Dio si sta rivelando in un simbolo, ed è al di là di ogni percezione. Il cristianesimo orientale ha ammesso tale esperienza “gnostica” affermando che i monaci sul Monte Athos potevano contemplare la Luce primordiale, increata, per cui l’essenza della divinità rimaneva inscrutabile.
G.G.: In che modo si rivela tale Luce increata?
E.A.: Attraverso l’Uomo di luce, l’Anthropos celeste, Geradamas, Geron Adam, cioè la traduzione greca dell’aramaico (mandaico) Adam Qadmaia, ed ebraico Adam Qadmon, l’”Adamo primigenio”. Nella mistica ebraica medievale il termine Adam Qadmon si ritroverà in un primo trattato cabbalistico del XIII secolo. Non solo i mistici ebraici, ma anche Filone Alessandrino menzionava un Uomo celeste, che identificava con il Logos e talvolta chiamava “Uomo a immagine di Dio” o “Uomo di Dio”. Questo Adamo divino era un’idea incorporea, né maschio né femmina, per natura incorruttibile. Il concetto ricorre anche in Seneca, secondo cui: “Gli uomini certamente muoiono, ma l’umanità in cui l’uomo è formato, persiste”. Secondo il filosofo medioplatonico che fu la fonte di Seneca, l’idea di uomo era racchiusa nella mente di Dio.
G.G.: Come vengono categorizzati gli esseri umani nella concezione gnostica? E in che misura tale visione si discosta dall’idea di uguaglianza universale?
E.A.: Le radici di queste idee affondano nel pensiero di Platone, con la sua tripartizione dell’anima in concupiscibile, irascibile e noetica, e le relative associazioni organiche e fisiologiche. È interessante notare come questa tripartizione dell’essere umano si ritrovi in molteplici culture. Tuttavia, ciò comporta il rischio costante di confondere concetti, come la psyché e lo pneuma, ovvero l’anima e lo spirito. Si rende quindi necessario un profondo discernimento, una capacità che non è comune a tutti: come possiamo, infatti, differenziare un’esperienza spirituale da una psichica? Spesso, di fronte a situazioni che vanno oltre la percezione sensoriale, si tende a considerare ogni cosa come spirituale. Eppure, quando si vive un’esperienza di questo tipo, si verificano modificazioni tangibili nel corpo, nelle emozioni e nella mente. La chiara divisione categoriale che troviamo nello gnosticismo deriva dalla centralità dell’idea di conoscenza: l’uomo, attraverso la riflessione su se stesso, raggiunge un grado superiore di consapevolezza che lo rende libero. Ma tale esperienza, nello gnosticismo è privilegio solo dell’uomo pneumatikos, “spirituale”.

G.G.: Il caso di Paolo di Tarso può offrire uno spunto di riflessione in relazione al pensiero gnostico? In particolare, la sua affermazione nella Lettera ai Corinzi di “diventare uomini spirituali” (pneumatikoi) e l’esperienza della rivelazione divina sulla via di Damasco, che ha trasformato la sua persona e la sua missione, possono presentare un’analogia concettuale con l’idea gnostica di un’illuminazione interiore?
E.A.: La rivelazione gnostica presenta un Salvatore che, sebbene sembri esterno, è in realtà una componente divina interna all’individuo, risuonando con la rivelazione paolina: “Tu non sei di questo mondo, ma mio”. Nello gnosticismo, la figura della Sapienza è personificata da Sophia, la cui storia è caratterizzata da una caduta e una successiva reintegrazione. Questa trasformazione la rende Prounikos, un termine dalla duplice valenza semantica: “Portatrice di Luce” e “Prostituta”. Sophia, in quanto entità femminile, incarna dunque una doppia natura. Ne è esempio il suo ruolo nel conferire la conoscenza ad Adamo, quando gli Arconti fallirono: Sophia, in questo contesto, si manifesta come Epinoia di Luce.
G.G.: Come si differenzia la concezione del peccato nello gnosticismo rispetto a quella predominante nel cristianesimo e nella Chiesa cattolica?
E.A.: Nella prospettiva gnostica, il concetto di peccato, così come è compreso nella teologia cattolica, si applica unicamente alla categoria degli “psichici”. L’individuo spirituale, lo gnostico, è ritenuto al di fuori della sfera del peccato, pur mantenendo una propria scala di valori e un metro di giudizio. Questa differenziazione si manifesta anche nel modo di agire: l’uomo materiale si affida agli impulsi istintivi; l’uomo psichico è vincolato da obblighi e doveri, spesso espressione della ritualità religiosa; lo gnostico, al contrario, orienta le proprie azioni sulla base della propria coscienza interiore e della conoscenza acquisita.
Ringraziamo il Prof Ezio Albrile per aver voluto condividere con Civico20news un altro importante approfondimento sul tema della Gnosi.

Chiaro e brillante
Al netto di inutile retorica (nell’esprimere questo tipo di “giudizi”) e dei rischi di un “narcisismo intellettuale” (che potrebbe essere alimentato da tali complimenti, ma non è questo il caso) ormai diffusissimo a tal punto da essere irriconoscibile, ancora una volta l’espressione di una cultura profonda, sintesi di sensibilità intuitiva e lucida razionalità, di cui il prof. Albrile è testimone fattuale. Per i cultori del tema e per i seri ricercatori una fonte di valore. Grazie professore.
Molto molto interessante, trovo molti parallelismi con la scienza dello spirito in antroposofia.l uomo tripartito , ma la gnosi la immagino nella quadripartizione dove al pensare sentire e volere si aggiunge la coscienza l autocoscienza, la ricerca dello spirito. L io interiore e l io superiore. Consiglio la lettura del libro di Calzolari ( medico ricercatore antroposofico) ” in cammino verso l uomo invisibile”… grazie per questo articoli sempre stimolanti.Ci vorrebbe un dibattito