Absit iniuria verbis
L’anno scorso, in occasione della ricorrenza pasquale, espressi il mio personale imbarazzo a parlare di pace per tutto ciò che stava accadendo nel mondo.
Oggi più che mai mi trovo a rivivere le stesse circostanze con l’aggiunta di nuove devastanti situazioni le quali non fanno altro che accrescere lo stato di generale apprensione in tutti ed in particolare in noi che facciamo informazione e ci troviamo spesso a vivere ciò di cui parliamo nelle nostre recensioni.
E ciò che si rivela estremamente preoccupante è il continuo lievitare del malessere generale che condiziona, sempre più spesso, la genuinità dei rapporti interpersonali.
Il che determina, purtroppo, l’egoismo, l’inaridimento dei sentimenti sacrificati sull’altare del protagonismo assoluto.
E senza preoccuparsi eccessivamente di individuare da che parte sia la verità, quella vera, e scusate il bisticcio di parole, non quella di cui troppi ormai si ritengono depositari.
Per cui è sempre più difficile incontrare chi sappia accettare la sconfitta, chi sappia assimilare una delle doti fondamentali per il buon vivere: l’umiltà.
Sono ormai troppi i “direttori d’orchestra” o per meglio dire i presunti tali.
Ma il peggiore aspetto è fornito da chi, senza una minima analisi critica, segue uno spartito che non ha prologo né conclusione e lascia tutti nell’incertezza di quel domani che non esiste più.
Una “deformazione” di pensiero che ha portato parte dell’umanità a condividere emozioni ingiustificate o, peggio ancora, fini a se stesse.
Lo confermano il proliferare di guerre psicologiche e commerciali che stanno sostituendo in molte occasioni quelle cruente fatte di divise ed armamenti ridotti a semplici investimenti di capitale.
Con le naturali conseguenze della “luccicanza” acquisita, quella così ben descritta da Stanley Kubrick nel suo capolavoro Shining per intendere la presunta veggenza di taluni personaggi.
Per cui diventa difficile accettare chi predica ciò in cui non abbiamo mai voluto misurarci e confrontarci perché troppo lontano dalla nostra cultura indotta ed acquisita.
Escludendo, per natura, le “esondazioni psico intellettuali” che fanno parte di una sedicente maturità cerebrale o come viene venduta da chi spesso non sa nemmeno come portarla alla conoscenza dei pochi o tanti seguaci.
E non desidero scendere in particolari specifici che pongono limiti e confini ad altri che meritano maggiore attenzione.
In chiusura mi piace ricordare il detto latino “absit iniuria verbis”, locuzione latina che sta per “sia detto senza offesa”, espressione che fa parte del linguaggio giuridico per introdurre argomentazioni che potrebbero sembrare ingiuriose anche solo per parte dell’uditorio.
Il mio personale augurio pasquale è per tutti Voi, per l’Editore Natalino Gori, la Direzione e per tutta la Redazione: felice prosieguo ricco di salute, innanzitutto, serenità e spirito costruttivo.

Civico20News
Massimo Calleri
Direttore responsabile
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