La ricetta del “buongoverno”
La coperta è corta, ma non è una novità. L’esplosione dei costi energetici, per motivi estranei al governo e alla volontà dei cittadini, ha prodotto un effetto moltiplicatore sul costo della vita, rendendo problematica l’esistenza di milioni di famiglie e delle imprese. Il Governo ha adottato mezzi che potremo definire temporanei per attenuare l’impatto sui carburanti, ma se la causa del perdurare dello statu quo, si allunga al 2027 non c’è scampo. Il premier Meloni ha elevato all’Ue la richiesta di flessibilità che vale circa 14 miliardi per il 2027 e 14 miliardi per il 2028 per Difesa e Energia. La risposta dell’Ue dovrebbe essere positiva, nei modi e nei tempi che andranno definiti.
La sinistra invoca l’introduzione della patrimoniale, misura che, tra le altre motivazioni critiche, se introdotta, evaporerebbe il gettito nell’immediato senza portare benefici di sorta, perché il bilancio dello Stato riesce a inghiottire, come in passato anche le entrate straordinarie. Il cittadino accorto che osserva avrebbe due ricette semplici da proporre, avallate anche da studiosi preparati e non demagogici. La prima consiste nell’ estendere la platea dei contribuenti, perché è delittuoso che solo i lavoratori dipendenti e i professionisti che operano a contatto con il mondo industriale vengano tassati. In Italia coesistono categorie e zone geografiche ove l’evasione fiscale rappresenta la consuetudine. Studi e proposte anche facili da applicare, ne sono state presentate a iosa, ma i politici tengono famiglia e tutto si è ridotto nel campo dei convegni.
Nelle pieghe del bilancio dello Stato, persistono situazioni di continuità di erogazioni di sussidi e contributi, nel modo più svariato, senza che nessun governo di destra o di sinistra si sia mai sognato di analizzare. Altro bubbone che dallo Stato si estende alle regioni e agli enti locali risiede nella spesa facile, incontrollata, nelle consulenze di comodo, nella burocrazia farraginosa che ritarda la messa in opera di opere pubbliche che poi richiedono, per essere completate, di ulteriori finanziamenti per l’aumento dei costi. Senza tacere sui costi della politicizzazione. Commissioni, società partecipate, viaggi e convegni fumosi e costosi a disposizione anche di politicanti di infimo livello, privi di responsabilità operative, che bivaccano tra comuni, regioni e circoscrizioni, senza apportare merito e validi contributi per la collettività.
Per concentrarci sul linguaggio dei numeri, il gettito complessivo derivante da accise e imposte di consumo sui prodotti energetici nel 2025 si è attestato complessivamente intorno ai 45 miliardi di euro, a cui va aggiunta la componente Iva (fissata al 22 per cento sul prezzo industriale più le accise).
Entrate per lo Stato per oltre 50 miliardi di euro, causate anche dall’impennata dei costi, rimangono a diposizione dell’apparato statale.
La spesa pubblica totale in Italia nel 2025 è stata di 1.152,9 miliardi di euro. Se lo Stato tagliasse la spesa del 5%, risparmierebbe 50 miliardi, poco meno del 5%.
Chi se ne accorgerebbe se ogni ministero tagliasse le spese di rappresentanza superflue o non erogasse contributi per convegni fumosi e manifestazioni locali che nulla hanno a che fare con le esigenze vitali dei cittadini?
Poi c’è il capitolo dei corposi staffs ministeriali. Strutture create ad hoc per accontentare qualche fazione partitica, ex politici trombati, qualche persona generosa in fase di campagna elettorale da ricompensare; davvero molte auto “blu” devono per forza essere a disposizione h 24, con relativo posto macchina riservato ed autista pagato per gli straordinari anche a Natale e Capodanno?
Davvero c’è bisogno dei tanti consulenti o componenti delle centinaia, forse migliaia di organismi, osservatori, consulte, tavoli di monitoraggio di cui la PA è piena ad ogni livello?
Per quale motivo non si possono tagliare, i molteplici rivoli in cui si dipana lo sperpero pubblico, mentre si chiede ai cittadini, ed imprese di consumare meno per ridurre la spesa per energia e carburanti?
Possiamo ancora ammettere il cumulo di pensioni come solo certi professori, onorevoli, ministri, ex giudici della Corte costituzionale e ex presidenti di autorità indipendenti sanno fare, quando il cittadino comune deve fare i conti con la legge Fornero ancor più peggiorata?
Il buon senso ci suggerisce che non c’è bisogno di tutti i bonus, contributi e sovvenzioni, e soprattutto perché deve essere tutto gratis per tutti, scuola, sanità, servizi, anche quando si è ben visibili per il welfare e molto meno per il fisco? Mentre il principio di giustizia sociale imporrebbe di favorire i veri bisognosi. O anche lì, grazie alla quasi assenza di controlli, è tutto in piedi per garantire apparati, appalti e stipendi, posti di lavoro che altrimenti sarebbero regolati dal mercato e dall’efficienza, ma non ne beneficerebbero amici e amici degli amici?
La lista è infinita, non basta la fantasia e l’osservazione puntuale per tirare giù il lungo elenco, che ricomprende piccoli e grandi sprechi che nessun politico osa toccare, ma che anzi aumenterebbe volentieri perché la platea dei questuanti è sempre troppo larga.
Per tornare al caro energia e alla spesa pubblica, che sono strettamente correlate anche se nessuno vuole dirlo, forse Giorgia Meloni all’Europa, relativamente ai prezzi dell’energia da arginare, dovrebbe ancora chiedere la sospensione dell’assurdo meccanismo del prezzo marginale che determina quanto paghiamo l’energia, che fa sì che in Europa, in Paesi come l’Italia l’energia costi tantissimo.
Sono anni che le aziende denunciano l’aumento spropositato dei costi per l’energia, e tante per questo motivo hanno chiuso, ed ora che sta finendo il mercato tutelato, anche le famiglie si accorgeranno dell’arrivo delle stangate. I prezzi non si sono abbassati per via della concorrenza, bensì si sono alzati quelli di tutti i concorrenti insieme, portando all’esito contrario che si sperava che la concorrenza potesse apportare al sistema.
Va inoltre considerato che sulle bollette degli italiani pesano molto anche le accise, l’Iva e gli oneri generali, che servono a pagare i bonus sociali e a finanziare la transizione ecologica e le nuove infrastrutture per le fonti pulite, ossia le follie del nefasto Green.
Se venisse sospeso il meccanismo del prezzo marginale, o fosse ridotta almeno l’Iva, o si evitasse di farla pagare anche sulle accise, lo Stato forse incasserebbe un po’ meno, ma la gente avrebbe subito la percezione del beneficio sulle proprie disponibilità finanziarie, dato che sono anni che assistiamo impotenti a bollette in cui la componente non riferita al consumo di gas o energia, sempre più spesso, supera il 50 per cento del totale.
Insomma, i tempi che si avvicinano, a prescindere se saranno bui o meno, sarebbero comunque adatti per tagliare, ridurre il peso dello Stato, e ridurre le tasse agli italiani, che non hanno la fortuna di appartenere al circoletto buono degli happy few di turno, che seduti su una comoda cadrega politica, suggeriscono metodi di risparmio energetico alle persone per scongiurare l’austerity, che caratterizzò le domeniche degli anni ‘70 di questo Paese.
La ricetta sempre oscurata dell’austerity applicata alla spesa pubblica aiuterebbe gli italiani e le imprese in Italia, e renderebbe di più dei tentativi riparatori del mercato ai cui stiamo assistendo in questi giorni. Poi c’è il capitolo regioni e comuni che merita ben altro spazio.
In chiusura riportiamo l’ultima oscenità del sindaco Gualtieri che a Roma ha istituito un bonus per l’uso della biciletta. Magari altri insensati sindaci lo seguiranno.
Serva Italia!

Civico20News
Francesco Rossa
Editorialista
