“Il sionismo ha bisogno dell’antisemitismo. L’antisemitismo è il carburante del sionismo… Un tempo riguardava chiunque odiasse gli ebrei; ora riguarda chiunque sia odiato dagli ebrei.” Max Blumenthal
Ci sono delle date come l’11 settembre e il 7 ottobre che tristemente ci ricordano eventi brutali, violenti e morte, eventi durante i quali tante persone hanno perso la vita e tante di più hanno perso la fede e la fiducia in Dio e negli uomini. A differenza dell’epoca medievale che oscurantista non fu, l’attuale fase storica post moderna, postumana e transumanista viene definita da molti intellettuali oscurantista nonostante la scienza tecnica e la tecnocrazia abbiano raggiunto l’apice della loro evoluzione. Pensatori come Zygmunt Bauman, Umberto Galimberti, Maurizio Ferraris ed altri denunciano questa epoca come quella dell’analfabetismo emotivo, della scomparsa del pensiero critico e del rifiuto della verità oggettiva, e del dogmatismo ideologico che sostituisce la natura biologica umana con un umano tecnologico e performativo. Insomma l’essere umano da protagonista è diventato un semplice pezzo dell’ingranaggio del capitalismo neoliberista, destinato comunque a lasciare anche questo ruolo a favore della robotica e dell’AI.
Ecco perché è molto importante tornare a parlare dei fatti, di quelli veri, di quelli realmente accaduti o che possono accadere. E il metodo da seguire è quello della logica e della razionalità, oltre all’impeto impavido e coraggioso, scongiurando al cessione delle armi alla verità ideologica e opportunista del pensiero politicamente corretto ed eticamente inesistente.
In questi anni abbiamo ascoltato e letto tanto di quei due attentati terroristici consumati in territorio americano e israeliano. L’informazione mainstream ha indicato i due popoli americano e israeliano come vittime, e successivamente la controinformazione li ha definiti carnefici di se stessi, autori essi stessi degli attentati per legittimarsi a portare la guerra nel mondo e una nuova forma di colonizzazione di territori e popoli stranieri. Funziona così, si confezionano più verità, le si danno in pasto all’opinione pubblica, la quale si divide, litiga e aderisce alla versione che le è più confacente; annebbiata e confusa la gente rinuncia a formare il proprio personale pensiero e segue gli almeno due greggi che trova in cammino davanti a sé.
Ma i fatti sono importanti, la verità oggettiva su di essi esiste e la si deve ricercare anche attraverso le ‘passioni tristi’ (M. Benasayag) che attualmente impieghiamo solo nell’adesione ai post dei social.
E dei fatti oggi ne parliamo riguardo: all’Italia e ai suoi rapporti con lo Stato di Israele, all’antisemitismo di cui sembrerebbe che il popolo italiano sia affetto e all’ideologia sionista promossa nelle istituzioni statali, nelle scuole e nella società civile. A dire il vero tra l’invasione islamista e quella sionista non si sa quale debellare prima, ma tant’è, con la mente libera da preconcetti ci affidiamo alle parole di Gesù: “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena” (Vangelo secondo Matteo 6,34).
Israele si lamenta da un secolo, ma maggiormente dall’epoca dell’olocausto nazista, del diffondersi di un sempre maggiore sentimento antisemita verso il popolo ebreo in varie parti del mondo. In verità ciò che pensano in molti è che l’ideologia sionista per diffondersi nel mondo sta usando l’antisemitismo, che in realtà non esiste.
“Il sionismo ha bisogno dell’antisemitismo. L’antisemitismo è il carburante del sionismo… Un tempo riguardava chiunque odiasse gli ebrei; ora riguarda chiunque sia odiato dagli ebrei.” Max Blumenthal.
E l’Italia, memore del suo passato fascista, intrisa ancora oggi del senso di colpa per la persecuzione e la deportazione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, sta cedendo le armi, ancora una volta, come ai falsi alleati di allora anche ai falsi alleati di adesso. E come stiamo cedendo le armi e la nostra sovranità? Lasciandoci conquistare ‘ibridamente’ dall’ideologia sionista e dai coloni ebrei. I nostri territori, le nostre normative e le nostre menti vengono infiltrati da diversi decenni, e solo oggi anche le persone comuni ne sono consapevoli.
Premesso che la Corte di Giustizia Internazionale nel luglio del 2024 ha emesso sentenza di valore consultivo con la quale ha dichiarato che l’occupazione continuata di Gaza dal 2023 da parte di Israele è illegale. Che a seguito di ciò anche l’Onu ha emesso con la maggioranza dei paesi le risoluzioni che ribadiscono l’illegittimità dell’occupazione dei territori di Gaza da parte di Israele. Lo Stato italiano, spesso astenutosi in quelle votazioni, ha a tutt’oggi dichiarato solo il diritto di Israele di difendersi dagli attacchi terroristici di Hamas, denunciando debolmente la sproporzione della reazione israeliana tutt’oggi in corso e l’ingente numero di civili palestinesi assassinati dall’IDF israelinana.
Ma i fatti! Essi sono le prove più importanti: dai fatti accaduti ai fatti narrati.
Al ‘Reggio Children’, Centro Internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, controllato dal Comune di Reggio Emilia, dall’11 al 16 ottobre è prevista la presenza di circa 100 insegnanti ed educatori di scuole ebraiche nordamericane e israeliane, che parteciperanno a dei corsi di formazione e aggiornamento didattici e pedagogici. È notorio che queste scuole sostengono e promuovono raccolte fondi per l’esercito israeliano dell’IDF, tristemente famoso per il genocidio che da tre anni sta perpetrando a Gaza. Alla diffusione della notizia e alle contestazioni mosse dagli ambienti propal, non è seguita nessuna nota da parte del Comune, ma il corposo gruppo di insegnanti sionisti ha comunicato che valuterà, alla luce dei nuovi fatti, se partecipare o rinunciare. Potrebbe trattarsi dell’avvio della formazione e dell’indottrinamento sionista di scuole e università prevista anche dal Ddl 1004/26?
Dall’indottrinamento al territorio. Così com’è successo in Palestina nel 1948 e a Cipro nel 2021, anche in Italia gruppi di famiglie israeliane hanno acquistato immobili e terreni in territori dove si sono trasferiti a formare delle comunità chiuse, dei veri enclavi residenziali dotate di abitazioni, sinagoghe, scuole e strutture sanitarie. Con il ‘Progetto Baita’ in Valsesia si sono già trasferiti 80 nuclei famigliari, ma è previsto che si arrivi alla presenza di 11.000 israeliani. Gli amministratori dei comuni interessati, contestati dai cittadini, si sono giustificati dicendo che si garantisce il ripopolamento di interi borghi abbandonati, mentre la Comunità ebraica di Milano parla di famiglie che vogliono vivere in serenità e in pace lontano dalla guerra. Strano è che queste persone che vogliono vivere serenamente lontano dalla guerra siano tutte persone che lavorano online e da remoto. Gli analisti di geopolitica sostengono che questa è una modalità per creare presidi d’influenza strategica in altri territori non coinvolti nel conflitto mediorientale, per condizionarne la politica.
Il progetto ‘Israely Colony’ (già il nome dice tutto) nel Salento è stato presentato come la formazione di una comunità agri-turistica di famiglie israeliane, ma anche questa è una comunità chiusa, dotata di tutti i servizi di cui ha bisogno una comunità per vivere in autonomia. Non hanno nessuna forma di commistione o partecipazione alla comunità locale. I terreni pugliesi, valutati da National Geographic appartenenti ad una delle regioni più belle al mondo, devastati dal batterio della Xylella, a causa del quale sono stati abbattuti milioni di alberi d’ulivo secolari, e non tutelati dalla istituzioni amministrative sono stati svenduti a speculatori israeliani.
L’Italia fornisce anche armamenti ad Israele: ordigni esplosivi, armi leggere Beretta, munizioni per svariati milioni di dollari e la Leonardo spa a controllo pubblico fornisce assistenza tecnica da remoto. Mosse le dovute contestazioni dai cittadini che hanno accusato il Governo italiano di complicità nel genocidio che si sta consumando a Gaza, dal 2024, è stata disposta la secretazione degli atti di governo relativi a tali rapporti commerciali.
La rappresentatività di questa repubblica è ai minimi storici.
L’Italia intrattiene con Israele rapporti commerciali in materia di sicurezza cibernetica e infrastrutture digitali. Proprio dal 2023 ha acquistato software e strumenti di sicurezza e di sorveglianza all’avanguardia prodotti da Israele, mettendo in pericolo, a dire di molti, la sovranità digitale del paese.
E che dire dei soldati israeliani che vengono in Italia, al mare e in montagna, in vacanza di ‘decompressione’ in resort a 5 stelle e a spese dello Stato Italiano, sotto la protezione della Digos? L’indignazione polare ha toccato il livello più alto, ma neanche in questo caso sono state fornite risposte dal Governo.
Dulcis in fundo, ma amaro come il fiele è ciò che stanno ancora preparando e perfezionando attraverso l’iter legislativo, nonostante l’avversione già manifestata dalla maggior parte dei cittadini italiani che sono 58.000.000 mentre gli israelini residenti o con doppio passaporto sono 28.000. Il DDL 1004/26 sul contrasto all’antisemitismo è stato approvato in Senato e adesso è in discussione alla Camera. Secondo il Governo, in coincidenza con l’avvio dell’offensiva a Gaza, dal 2023 al 2025 ci sarebbero stati 2293 atti di intolleranza antisemita verso gli ebrei in Italia, tali e tanti da giustificare una legge contro l’antisemitismo.
Ma si tratta di una legge bavaglio, di censura del libero pensiero e del dissenso. Nel progetto di legge si introduce la prevenzione e il contrasto contro gli atti di odio, discriminazione e violenza di matrice antisemita, indicando come definizione del termine antisemita quella formulata dall’IHRA-International Holocaust Remembrance Alliance- :“L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.” Nel decalogo in 11 punti sui ciò che viene considerato antisemita sono compresi anche opinioni contrarie alla politica e all’ideologia sionista, in contrasto con la libertà di pensiero e di espressione dello stesso. Nessuna critica politica sarebbe più ammessa contro lo Stato di Israele e le sue azioni, protetto dallo scudo posto a tutela degli ebrei. Se venisse approvata questa legge darebbe il potere alla task force creata ad hoc e guidata da un generale di perseguire e punire brutalmente le opinioni difformi dall’ideologi sionista, spacciata per antisemitismo.
Se il Governo volesse giustificare questo intervento legislativo perché preoccupato dall’antisemitismo manifestato da quei 2293 post sui social contro il genocidio perpetrato a Gaza da Israele, sappia che criminali sono state le aggressioni fatte dalla Comunità Ebraica di Roma di estrema destra quando hanno realmente minacciato cittadini italiani che esponevano la bandiera palestinese, quando hanno sfregiato i murali che difendevano la Palestina, quando hanno aggredito all’Università la Sapienza di Roma diversi studenti palestinesi, quando hanno minacciano attraverso i media tuttigli italiani di gravi ritorsioni.
“È più comune l’antisemitismo reale o quello falso? La cosiddetta “ondata crescente di antisemitismo” è un titolo ricorrente e incessante.
Ciò solleva una domanda: quanti degli episodi antisemiti segnalati sono falsi o inscenati? E l’antisemitismo inscenato potrebbe essere più comune di quello reale? Eppure, a quanto pare, non c’è abbastanza antisemitismo reale per giustificare continuamente il comportamento criminale di Israele; così, l’antisemitismo falso serve a colmare questa lacuna. Naturalmente, non c’è nulla di nuovo o inedito nell’antisemitismo fabbricato ad arte. Di fatto, esso è al centro dell’arsenale propagandistico sionista sin dalla fondazione dello Stato di Israele. Come diavolo siamo arrivati a questo punto?” Zachary Foster.
‘What else?’ diceva una famosa pubblicità televisiva. ‘What else’ ancora per riconoscere i fatti ed elaborare il pensiero e l’azione?
