Un uomo che ha cambiato il mondo
Parafrasando il titolo di un noto libro di Georges Ivanovič Gurdjieff, ho pensato di dedicare alcune pagine a un personaggio dei nostri giorni che non ha solo creato cose straordinarie, ma che è diventato, egli stesso, il simbolo di una assoluta eccezionalità: Federico Faggin.
Dopo aver visto sulla piattaforma di YouTube alcune interviste dedicate alla sua carriera d’inventore, fui colpito nell’apprendere che un personaggio così singolare, che aveva cambiato il mondo della tecnologia digitale, avesse deciso di raccontare eventi della propria vita legati ad una dimensione trascendente che lo aveva completamente trasformato.
In breve la sua storia:
Federico Faggin, nasce a Vicenza il 1° dicembre 1941. Fisico e inventore, ha creato il primo microprocessore Intel 4004 diventando responsabile dello sviluppo dei microprocessori Intel 8008, Intel 4040 e Intel 8080 e delle relative architetture.
È a lui che dobbiamo lo sviluppo della tecnologia MOS con gate di silicio (MOS silicon gate technology), che ha permesso la fabbricazione dei primi microprocessori, delle memorie EPROM e RAM dinamiche e dei sensori CCD, gli elementi essenziali per la digitalizzazione dell’informazione.
In altre parole, Faggin ha creato i costituenti fondamentali per avviare la cosiddetta digitalizzazione, ovvero la trasformazione di un’immagine, di un suono, di un documento in un formato digitale, interpretabile da un computer.
Passare da analogico a digitale significa passare da un disco in vinile, su cui è registrata una canzone, ad una riproduzione analogica della stessa canzone riprodotta tramite un computer. Oppure, parlando di telecomunicazioni, il passaggio dalle tecnologie a trasmissione analogica a quelle a trasmissione digitale.
Se siamo in grado di spostare la freccetta sullo schermo del nostro PC, passando semplicemente il dito sulla tavoletta presente vicino alla tastiera del portatile, possiamo farlo grazie al touchpad, un’invenzione di Faggin.
Nei primi anni Novanta, lavorando febbrilmente per proporre qualcosa di nuovo nel mercato digitale, ha ideato il concept e il design sia del touchpad che del touchscreen: quest’ultimo ci consente di allargare o spostare le immagini presenti sul nostro cellulare.
Potrebbero bastare queste poche righe per inserire il nome di Faggin tra coloro che hanno avuto la capacità di modificare le nostre abitudini, permettendoci di utilizzare nuovi strumenti che hanno trasformato drasticamente le nostre vite… ma il bello deve ancora venire.
Dopo aver vissuto le prime tre vite, come egli le definisce, dedicate alla formazione scolastica e alle sue esperienze nel campo del lavoro, nel 1990, è iniziata quella che Faggin stesso definisce “la mia quarta vita”.
Utilizzando le sue stesse parole, tratte da una intervista presente sul web, apriremo una porta verso la dimensione del Trascendente:
“L’episodio di rottura è stato quando una notte di dicembre, durante le vacanze natalizie, cercando di addormentarmi, sentii nel mio petto emanare una carica molto potente di energia-amore, che non avevo mai provato. È difficile spiegarlo per chi non l’abbia vissuto, ma in quel momento avevo accesso a una conoscenza diretta. Quell’esperienza ha avuto per me una straordinaria forza di verità.
Da quel momento, per un periodo di vent’anni ho vissuto due vite contemporaneamente, continuando la mia terza vita come capo di un paio di aziende di startup, ma impegnandomi a esplorare la mia coscienza e a interrogarmi sulla realtà.
Dal 2008-2009 ho deciso di dedicarmi completamente alla mia quarta vita, e ho venduto l’azienda. Da quel momento ho deciso di dedicarmi all’approfondimento dell’unione tra scienza e spiritualità, sviluppando la mia teoria e creando la fondazione che porta il nome di mia moglie e mio”.
L’esperienza di cui parla Faggin, vera responsabile del suo cambiamento di vita, merita un discorso a parte.
Si tratta sicuramente di un coinvolgimento emotivo di carattere trascendente, che potremmo definire una sorta di illuminazione. Quindi un’esperienza personale e assolutamente intima, durata meno di un minuto, che ha trasformato completamente la sua Visione del Mondo.
Quello che lo scienziato ha vissuto non può essere descritto neppure da chi l’ha provato in prima persona.
Esperienze di questo tipo esulano completamente da ogni tentativo di riduzione descrittiva, seppur minuziosa o particolareggiata.
Esperienze di questo tipo fanno parte di quell’intimità riservata e personale che non può essere trasferita verbalmente, senza perdere completamente il senso reale dell’esperienza stessa.
Le caratteristiche della non riproducibilità e della non comunicabilità, come sostiene Faggin, fanno parte della dimensione quantistica che è probabilistica, e differisce dalla visione della fisica classica che, al contrario, è prevedibile, deterministica e riproducibile.
Appurato, quindi, che quella particolare esperienza non possa essere trasmessa o condivisa, ci limiteremo ad osservare gli effetti e i cambiamenti che ha suscitato nella sua vita.
A cinquant’anni, nel dicembre del 1990, vive l’esperienza trascendente. Continua la propria attività lavorativa, dedicando una significativa quantità di tempo all’introspezione e all’idea di formulare una nuova Visione del mondo.
“Certamente per me c’è stata questa esperienza di rottura, che ha sbloccato tante cose. Nel momento in cui è successo, pensavo di essere separato dal mondo come lo pensiamo tutti. E dopo questa esperienza, io mi sono sentito parte intera del mondo. Era come se in quel momento io fossi sia l’osservatore che l’osservato. In quell’energia che era uscita da me, si sentiva amore, gioia e pace. Era un’energia fisica, non un’idea. In quel momento io osservavo me stesso. Forse esperienze di questo genere non si possono capire se non le si esperisce in prima persona”. (Federico Faggin, Irriducibile).
«Nel modello che propongo, […], la coscienza, il libero arbitrio e la vita esistono fin dall’inizio, come semi all’interno di un Tutto olistico che contiene anche le proprietà fondamentali che permettono l’evoluzione dell’universo inanimato. Secondo tale modello, gli organismi viventi sono fenomeni sia quantistici sia classici, mentre la coscienza e il libero arbitrio sono fenomeni puramente quantistici: ragion per cui il computer classico non potrà mai essere cosciente. Quanto alla morte, essa riguarda solo il corpo, y, che è la nostra essenza quantistica» (Federico Faggin, Irriducibile, 2022, pag. 167)
Affermare che la coscienza non derivi dalle attività fisiche e biologiche del cervello, ma che sia proprio lei la causa primordiale della nascita dello spazio-tempo e della materia-energia… non è certo cosa da poco.
Faggin ribalta completamente i postulati di partenza, dando alla Coscienza e al Libero Arbitrio il ruolo dominante di co-creatori.
Dopo aver seguito con attenzione i suoi interventi presenti nel web e letto i suoi libri, ho avuto l’immensa fortuna di incontrare Paolo P., un amico che possedeva i sui contatti.
A una mia mail lo scienziato ha risposto dopo pochi giorni dandomi appuntamento telefonico: emozione e timore davvero enormi.
La sua gentilezza era straordinaria e dopo una chiacchierata di quasi un’ora abbiamo deciso di organizzare un evento a Torino per la primavera successiva.
Con l’indispensabile aiuto della amica e collega Chicca Morone abbiamo realizzato un evento con oltre cinquecento partecipanti.
Quello che ho trovato più sorprendente in Federico Faggin è l’empatia e il coinvolgimento emotivo che riesce a trasmettere, l’entusiasmo per il suo lavoro; l’energia che ha dedicato e che dedica alla diffusione di queste idee rivoluzionarie gli consentono di organizzare fino a quattro eventi giornalieri: convegni, interviste, conferenze e dibattiti…
Come tutte le grandi innovazioni, anche la teoria QIP (quantum information-based panpsychism), che ha pubblicato con il prof. Mauro D’Ariano, rompe i vecchi schemi e ne propone di nuovi, affermando che la Coscienza sarebbe un fenomeno puramente quantistico, presente in ogni individuo.
La Coscienza non si limiterebbe agli organismi viventi, come piante ed animali, ma sarebbe presente persino nelle particelle sub atomiche, nei campi che le costituiscono.
Si pensi al campo degli elettroni, che lo scienziato paragona ad un mare di proporzioni infinite, dove ogni elettrone emerge come un’onda, per poi tornare a tuffarsi nel campo stesso. Da questa immagine affiora il concetto di continuum spaziale, dove gli elettroni non esistono di per sé, ma sono solo delle fluttuazioni quantistiche del loro campo.
Questa teoria sarebbe supportata, secondo Faggin, da due teoremi della fisica quantistica: il teorema di non clonazione e il teorema di Holevo. In particolare, il primo, afferma che non è possibile duplicare esattamente (clonare) uno stato quantistico a priori. Il teorema di Holevo dimostra che la massima informazione che si può conoscere di uno stato quantistico puro è di un bit per ogni Qbit che ne descrive lo stato.
Dal momento che i Qbit possono assumere infinite posizioni, come infiniti sono i punti su una sfera, quello che viene trasmesso dai bit è solo una infinitesima parte del loro significato.
Volendo banalizzare con un esempio sicuramente poco pertinente… sarebbe come pretendere di comprendere la trama di un film, guardando un unico fotogramma preso a caso dalla bobina che contiene tutta la pellicola.
Quello che emerge dalla teoria di Faggin è che vi sia una stretta consonanza tra le caratteristiche della fisica quantistica e quanto proviamo dentro di noi, come esperienze intime e personali.
Faggin postula che un sistema quantistico, in stato puro, esperisce tale stato, visto che esso ha le stesse proprietà essenziali delle esperienze coscienti. Inoltre un sistema quantistico ha la peculiarità di essere privato, quindi non prevedibile e accessibile da fuori se non in piccola parte.
In altre parole, le emozioni che noi proviamo, i nostri sentimenti e le nostre sensazioni, possiedono sia le caratteristiche di non clonazione che di condivisione parziale. Non possiamo trasmettere in modo esatto quanto proviamo a livello emotivo, così come non siamo in grado di descrivere, a chi non lo conoscesse, il gusto di un’aranciata. L’esperienza, rimarrebbe privata e conoscibile solo dall’interno, sotto forma di qualia, quindi di personale sensazione.
Secondo Faggin, nessuna macchina classica potrà mai essere cosciente visto che l’informazione classica è riproducibile (il programma e i dati si possono copiare perfettamente), mentre lo stato quantistico è privato e non riproducibile, ed è basato su informazione viva (termine da lui stesso coniato).
Alla coscienza viene offerto un ruolo differente: “Ho capito che per poter spiegare la coscienza non dovevo partire dalla fisica quantistica, ma dalla coscienza stessa, dato che è la coscienza che crea la fisica quantistica, e non viceversa”. (Oltre l’invisibile, pag 76)
Ben si comprende che un ribaltamento così radicale delle dinamiche rischia di creare uno tsunami culturale di proporzioni inimmaginabili.
Per Faggin la materia e l’energia sono simboli. Simboli che le unità di Coscienza, o Seity, utilizzano per comunicare tra loro.
La Coscienza non sarebbe quindi legata al funzionamento del corpo e potrebbe continuare ad esistere anche dopo la morte del corpo.
Il corpo si comporterebbe come un drone controllato “top down” dall’Ente Cosciente.
La seconda proprietà di cui è dotato un sistema quantistico sarebbe il Libero Arbitrio: nella meccanica quantistica esso viene interpretato come casualità del risultato del collasso della funzione d’onda. Questa teoria è basata sugli studi teorici del fisico Giacomo Mauro D’Ariano che rifondano la teoria quantistica su principi informazionali.
Faggin da un punto di vista religioso si riconosce nello Spiritualismo, che ammette l’esistenza di un Uno, Principio Creatore, olistico, indeterministico che vuole conoscere Se Stesso.
Aver avuto l’opportunità di incontrare un uomo come Federico Faggin mi ha permesso di modificare la concezione della Realtà, cambiando la prospettiva di osservazione, aprendo nuove porte che offrono maggiori opportunità per indagare un Universo di cui conosciamo meno del 5%… ho imparato a non temere le idee nuove e rivoluzionarie e ho compreso che la nostra Visione del Mondo deve essere continuamente revisionata.

Civico20News
Giancarlo Guerreri
Editorialista
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Certo la nostra visione del mondo é sempre in revisione e in evoluzione, a seconda del flusso di nuovi elementi costitutivi la nostra scala interiore verso la luce..
Ad ogni gradino la visuale si allarga….e a volte impone un riesame di quanto sembrava un dato sicuro e assodato…
che dire? In un mondo che si sgretola, raggi di luce. Peccato che io non mi possa muovere dove vorrei, mi piacerebbe molto essere più coinvoltoin questi argomenti, ho sempre meno tempo e qualcosa dentro di me “intuisce” le priorità del nostro tempo, e mi spaventa…
Credo che comprendere di essere all’interno di un gioco di cui si intuiscono vagamente le regole, create da altri, sia già un piccolo passo avanti… quello che molti percepiscono come “vero” sembra essere in netto contrasto con l’opinione corrente…
Credo anche che il vero valore sia nella ricerca e nel costante utilizzo del dubbio, come stile di vita.
Non credere a quello che ci viene detto, ma cercare di comprendere la verità… in un mondo impregnato di fake, soprattutto istituzionali…. sembra sempre più difficile cogliere il senso di ciò che è vero…