Il 27 settembre 2026 in Svizzera ci sarà una votazione popolare federale sull’«Iniziativa sulla neutralità», ufficialmente «Salvaguardia della neutralità svizzera».
Non si vota se la Svizzera debba essere neutrale oppure no, la neutralità svizzera è già sancita dalla Costituzione dal 1848, si vota invece sulla rigida applicazione in futuro.
Cosa propone l’iniziativa
Se approvata, la Costituzione stabilirebbe in particolare che:
- la neutralità svizzera è permanente e armata;
- la Svizzera non può aderire ad alleanze militari o difensive, salvo in caso di aggressione;
- non può partecipare a conflitti militari tra altri Stati;
- non può adottare sanzioni contro Stati belligeranti, salvo quelle imposte dall’ONU e alcune misure contro l’elusione delle sanzioni;
- dovrebbe utilizzare la propria neutralità per svolgere maggiormente il ruolo di mediatrice.
Il punto delle sanzioni è particolarmente importante perché la Svizzera, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha adottato gran parte delle sanzioni dell’UE contro la Russia. L’iniziativa limiterebbe fortemente la possibilità di continuare a farlo.
La questione è particolarmente interessante perché un SÌ non significherebbe semplicemente “la Svizzera diventa più neutrale”: cambierebbe concretamente il margine di manovra di Berna in politica estera.
Se vince il SÌ
- Russia e Ucraina: è la conseguenza più immediata
La Svizzera non potrebbe più adottare liberamente sanzioni contro uno Stato coinvolto in una guerra. Resterebbero possibili le sanzioni imposte dall’ONU e le misure necessarie per impedirne l’elusione. Il DFAE (Dipartimento federale degli affari esteri) ritiene quindi che, se l’iniziativa fosse approvata, le attuali sanzioni svizzere contro la Russia dovrebbero presumibilmente essere revocate.
Questo sarebbe un cambiamento importante: oggi la Svizzera ha sostanzialmente seguito le sanzioni dell’UE contro la Russia.
- Rapporti con l’UE
La Svizzera non uscirebbe dall’orbita europea e non sarebbe obbligata a lasciare gli accordi con l’UE. Però avrebbe molta meno libertà di allinearsi alle decisioni europee in materia di sanzioni.
In pratica, se l’UE imponesse nuove sanzioni contro un Paese belligerante e la Svizzera volesse aderire, la nuova Costituzione glielo impedirebbe salvo le eccezioni previste dall’iniziativa. Questo potrebbe creare tensioni con i partner europei.
- NATO: niente adesione e cooperazione più limitata
La Svizzera non potrebbe aderire a un’alleanza militare o difensiva, salvo nel caso in cui fosse direttamente aggredita o ci fossero atti preparatori per un’aggressione contro di essa.
Questo non significa necessariamente interrompere ogni rapporto con la NATO. La Svizzera potrebbe continuare forme di cooperazione che non equivalgano a un’alleanza militare, ma il margine sarebbe più stretto.
- La Svizzera diventerebbe molto più “rigidamente neutrale”
Oggi esiste una distinzione importante: la neutralità giuridica impone determinati obblighi, mentre la politica di neutralità lascia al governo un certo spazio per reagire agli eventi internazionali. È proprio questo margine che ha consentito, per esempio, di adottare le sanzioni contro la Russia senza considerarle incompatibili con la neutralità, con il SÌ, una parte significativa di questo margine verrebbe trasferita direttamente nella Costituzione.
Fa riflettere quanto sia ampio il fronte di opposizione a questo referendum di iniziativa popolare: vi figurano, tra gli altri, le forze politiche svizzere, sia di governo sia di opposizione, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e persino Amnesty International.
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Immagine di copertina ottenuta con AI ChatGPT
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