L’estate si avvia verso la sua pienezza e, parallelamente, la televisione italiana si avvita nella sua vuotezza, e il panorama desolante delle serate televisive va di pari passo con la disperata piattezza della programmazione diurna.
Intendiamoci, non che il livello degli altri mesi sia particolarmente elevato, ma in queste settimane assistiamo a un deciso peggioramento qualitativo, determinato probabilmente dal calcolo effettuato dai direttori delle reti pubbliche e private secondo cui col bel tempo la gente è più propensa a uscire piuttosto che stare dinanzi allo schermo domestico.
Ecco quindi programmi a basso costo, banali, ripetitivi, destinati al pubblico più popolare: talk show politici dove ormai si parla solo di dazi trumpiani, sport a catinelle, il ciuffo rossiccio di Sinner (quello che La Stampa, con l’aplomb piemontese che la contraddistingue, ha chiamato modestamente “re del mondo”), telenovele girate tutte e sempre nel medesimo salone di qualche dimora signorile, riedizioni di spompate serie poliziesche d’oltreoceano, posti al sole recitati alla buona da attori senza storia e, infine, al fondo della classifica, vivisezioni giornalistiche di fatti criminosi di anni e anni fa (Garlasco insegna) che hanno come unico effetto di suscitare raccapriccio e indignazione, non tanto verso chi li ha commessi ma piuttosto verso chi ha condotto le indagini e li ha giudicati.
Molti di noi ricorderanno ancora gli anni in cui Silvio Berlusconi creava le sue TV commerciali: da un lato -e noi eravamo da quella parte- si plaudiva alla nascita di un nuovo pluralismo televisivo, a una ventata di modernità comunicativa, ad una auspicata originalità nel discorso pubblico nazionale e anche ad una più sorridente e scanzonata visione del divertimento; una vera rivoluzione che ci portava via dal plumbeo grigiore del monopolista statale fatto di mezzi busti incravattati, sceneggiati edificanti, tribune elettorali preconfezionate, noiosissime omelie serali e anche da un diffuso, latente ma percepibile clericalismo di fondo.
Dall’altro lato una sinistra bacchettona e ritardataria vedeva nell’Uomo di Arcore non solo un potenziale e pericolosissimo concorrente politico, braccio mediatico del cinghialone Craxi, ma anche un violentatore della morale tradizionale, un attentatore della cultura vera e alta di cui essa si sentiva portatrice, un corruttore del gusto estetico delle masse, qualunque cosa ciò volesse dire, un barbaro calato fra di noi a far soldi col nostro immaginario destinato a un rapido degrado.
C’era del vero in entrambe le posizioni. Ma oggi è ancora così?
A noi sembra che, per uno strano fenomeno di osmosi, il settore televisivo pubblico e quello privato abbiano assorbito le caratteristiche peggiori l’uno dall’altro.
Lasciamo perdere la paccottiglia più popolare fatta di eventi sportivi, musiche, giochi, lustrini e chiacchiere da parrucchiera coi loro protagonisti maschili e femminili che hanno fatto del banalismo la loro religione e l’hanno imposta a chi li segue.
La visione popperiana della televisione “cattiva maestra” è qui pienamente centrata e fondata, e interpreta esattamente il degrado di quello strumento comunicativo che a sua volta produce degrado intellettuale e culturale, battuto forse solo dal sottomondo dei social e destinato a diventare catastrofico con l’avvento dell’intelligenza artificiale. Ovviamente si tratta di un fenomeno irreversibile e dilagante a cui non si può più porre rimedio. Ma lungi da noi fare del moralismo, magari pure con velleità censorie: lasciamo al suo destino quel mondo e tralasciamo anche la palude pubblicitaria in cui annega gran parte della programmazione, una pubblicità ormai ossessiva, invadente, petulante che ci aggredisce in continuazione con le sue immagini, le sue musiche, i suoi messaggi, alcuni dei quali ostentano una pseudo-raffinatezza estetica e concettuale che vorrebbe sedurre il pubblico meno incolto.
È vero che razionalmente quasi nessuno ritiene di poter essere influenzato dalla pubblicità, ma siamo sicuri che essa non agisca soprattutto a livello inconscio, creando modelli, stili di pensiero, sensibilità che nel tempo influenzano la mente?
Cose peraltro già dette mille volte sin dai tempi di Edward Bernays negli anni venti e trenta del secolo scorso.
Quello che appare irritante nella nostra televisione nazionale è piuttosto il conformismo informativo nelle trasmissioni di cosiddetto “approfondimento”. A differenza del segmento entertainment, l’approfondimento vorrebbe veicolare concetti, visioni, analisi, confronto critico.
Non ci riesce la RAI, non ci riesce Mediaset, non ci riesce LA 7, per citare solo le tre grandi reti con ambizioni, appunto, di elaborazione critica dei fatti: basta seguirle con una certa regolarità per vedere o, meglio, sentire l’adeguamento ad una agenda dettata dalle grandi centrali del Pensiero Unico.
Qualcuno aveva vagheggiato una qualche Telemeloni in grado di dar voce a quella grandissima parte di italiani che si riconosce onestamente in un discorso di destra, una Fox News nazionale per intenderci. Ma nessuno riesce a vedere nella RAI qualcosa del genere, salvo le sinistre che, dopo aver spadroneggiato per decenni in quel gruppo, oggi accusano il centro-destra di essersene impadronito e di usarlo contro l’opposizione. Basta guardare qualche ora di trasmissione per rendersi conto di come stanno le cose.
LA 7, con Urbano Cairo, non richiede commenti, essendo ormai con tutta evidenza la voce della sinistra, la nuova TeleKabul del compianto Sandro Curzi, che aveva almeno il merito di non occultare la sua scelta politica in tempi più limpidi dove non si nascondeva l’evidenza più di tanto.
E poi le reti Mediaset, oggi in pieno tormento post-berlusconiano, essendo il berlusconismo di Pier Silvio una copia ingrigita di quello originario di suo padre. Comprendiamo la prudenza imprenditoriale dei nuovi Berlusconi che, non avendo la determinazione e il carisma di Silvio, vivono di ambiguità auto-celebrativa cercando di prevedere in qualche modo il futuro, non essendo per nulla certi che l’attuale assetto politico italiano duri un tempo ragionevole. Accanto a un TG5 ormai spalmato principalmente sulla cronaca, sulla fuffa alla Vanity Fair, sul mondo dello spettacolo in tutte le sue varianti, e accanto ad una Italia1 inesistente, restava qualche speranza in una Rete4 più decisamente orientata (i tempi di Emilio Fede…) ma ormai è anch’essa permeata dalla incerta filosofia piersilviesca.
E dunque? Dobbiamo arrenderci e ritirarci in qualche monastero appenninico?
Forse non è ancora il momento. Intanto perché esiste tutto un mondo, parzialmente sotterraneo e parzialmente in superficie, che non ha perso la missione originaria del giornalismo, cioè quella di andare a cercare notizie non scontate, criticare il potere e le sue idee correnti, sfidare la cultura dominante avendo il coraggio di dire spesso che il Re è nudo. In questo mondo lavorano giornalisti e opinionisti pagati da nessuno, spesso dotati di straordinaria capacità investigativa e sottile senso critico, portati avanti per di più con capacità comunicative non indifferenti.
Testate come Byoblu di Claudio Messora o VisioneTV di Francesco Toscano sono solo due esempi di un’informazione ribelle e testarda, non assoggettata a poteri forti, talvolta complottista ma sempre con ottime ragioni a supporto; ma soprattutto con una schiera di giornalisti e corrispondenti di prim’ordine, da Manlio Dinucci a Franco Fracassi, da Giacomo Gabellini a Enrica Perucchietti, da Giorgio Bianchi a Marco Paganelli, da Massimo Mazzucco a Gigi Moncalvo, da Stefano Orsi a Andrea Lucidi e moltissimi altri ancora.
Immaginiamo lo sguardo pieno di commiserazione dei grandi giornalisti mainstream, da Mieli a Mentana, fino a Giannini o Panebianco, che qualificheranno tutto questo come “mondo complottista” solo perché dice cose sgradevoli ma documentate.
Certo, si tratta di un’informazione di nicchia, per buongustai dotati di senso critico e di libertà intellettuale, a cui però molti possono accostarsi serenamente e consapevolmente; non per attingere la Verità, ma solo per poter capire se ne esiste una soltanto.

Civico20News
Elio Ambrogio
Editorialista
© 2025 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF