Sedie per guardare, in un’epoca ossessionata dal gioco.
Nel Settecento francese — sotto i regni di Luigi XV e Luigi XVI — il gioco era dappertutto. Si giocava nei salotti, nei caffè, nelle taverne, nelle strade. Si giocava ai dadi, alle carte, al biliardo. Il popolo si affidava alle lotterie ambulanti e al gioco delle tre carte; l’aristocrazia, invece, si rovinava nelle partite a Pharaon e Tric Trac, tra saloni dorati e puntate vertiginose. Era un’epoca in cui il gioco rappresentava non solo evasione, ma anche un rituale sociale, tanto diffuso da trasformarsi in costume.
Se scommettere denaro era ufficialmente vietato, le autorità chiudevano volentieri un occhio. Anzi, due. Tolleravano la pratica pur di garantire una certa pace sociale, tanto tra i ceti popolari quanto tra i nobili.
In questo contesto febbrile, segnato da raffinatezza e licenza, nasce un mobile affascinante e oggi rarissimo: la voyeuse. Un oggetto elegante, curioso e altamente simbolico, pensato per chi voleva osservare il gioco con comodità, ma senza parteciparvi.
Il nome voyeuse, traducibile letteralmente come “guardona”, oggi farebbe sorridere, ma all’epoca non aveva alcuna connotazione ambigua. Indica semplicemente una persona che guarda, spesso con attenzione e discrezione. Osservare il gioco, infatti, era quasi altrettanto importante che parteciparvi: seguire le mosse, cogliere le strategie, intrattenere rapporti sociali attorno al tavolo. Da qui la necessità di una sedia adatta.
Ecco allora la voyeuse “a cavalcioni”: una seduta con il sedile trapezoidale, più largo davanti e più stretto dietro, che permetteva di sedersi rivolti verso lo schienale imbottito, usandolo come appoggio per i gomiti. Comoda, elegante, perfetta per chi desiderava assistere a una partita senza coinvolgersi direttamente. Spesso realizzata in legno chiaro o laccato, veniva arricchita da imbottiture damascate, borchie decorative.
Ma non tutte le voyeuses erano uguali. Per le dame dell’epoca, sedersi a cavalcioni era sconveniente, tanto per ragioni pratiche (i volumi delle gonne) quanto per motivi di decoro. Nacque così una variante specifica: la “voyeuse a genoux” o “voyeuse de dame”, un piccolo inginocchiatoio imbottito su cui inginocchiarsi elegantemente per osservare il gioco appoggiandosi al cuscino superiore. Così elegante da essere spesso confusa con i veri inginocchiatoi da preghiera.
La moda delle sedute da gioco generò anche evoluzioni ingegnose. Tra queste, la ponteuse, da ponter, cioè “puntare” nei giochi d’azzardo. La ponteuse nascondeva, nella parte imbottita dello schienale, un vano segreto per contenere i gettoni o il denaro da giocare. Un’idea funzionale e raffinata.
Ancora più elaborata era la fumeuse, pensata per i fumatori: leggermente più bassa della ponteuse, conservava nello schienale tutto l’occorrente per fumare, dal tabacco alle pipe.
Infine, tra le varianti più originali, si trova la voyeuse “flamande”: una sedia a tre gambe, prodotta nei Paesi Bassi e nelle Fiandre, progettata per essere leggera, maneggevole e facilmente trasportabile.
Oltre che nei palazzi aristocratici, le voyeuses conobbero ampia diffusione anche nei club maschili e nei circoli privati dell’Ottocento. In questi ambienti selezionati, il mobile assumeva un ruolo silenzioso ma prezioso: consentire di osservare senza interferire, posizionarsi con disinvoltura attorno a un tavolo da gioco o da conversazione, ascoltare, prendere appunti, persino disegnare.
Non a caso, alcune voyeuses venivano utilizzate non solo per il gioco, ma anche nei salotti letterari: in quegli stessi spazi dove si discuteva di poesia, politica o filosofia, e in cui la posizione laterale o defilata di un osservatore poteva rappresentare un invito alla riflessione più che all’intervento diretto.
La produzione di voyeuses e delle loro derivate non si fermò con la fine dell’Ancien Régime. Lungo tutto l’Ottocento continuarono ad apparire sedie da osservazione reinterpretate secondo gli stili del tempo: dal neoclassico all’eclettico, fino al liberty. Alcune imprese, come la Thonet, ne inclusero perfino un modello nel proprio catalogo (n. 47), segno che il mercato continuava a interessarsene.
Oggi questi mobili sono oggetti da collezione rari, spesso ignorati dal grande pubblico, ma capaci di raccontare una storia sorprendente: quella di una società in cui anche il modo di guardare era codificato, elegante, rituale.
La voyeuse non è solo una sedia. È uno specchio di un’epoca. Di una cultura del gioco che sapeva farsi spettacolo, di una società in cui anche gli oggetti più semplici venivano reinventati per rispondere a esigenze precise. È un oggetto che oggi interroga anche noi: siamo ancora capaci di osservare senza intervenire? Di ascoltare senza occupare la scena?
Davanti a una di queste rare sedute, possiamo riconoscere il valore discreto della presenza, la bellezza dell’attenzione silenziosa. E forse, sorridere all’idea che anche l’atto del guardare — se fatto con stile — possa meritare un mobile dedicato.
Se siete interessati ad approfondire l’argomento Vi invito a visionare un breve filmato sul mio Canale YouTube:
Link: Les Voyeuses

Interessante informazione che, come altre, resterebbe nel Lombo della non conoscenza . Grazie
Grazie a te Gian Carlo per i sempre puntuali interventi.
Curiosità interessanti, si ripassa un po’ la storia di un periodo , si sorride anche un po’ . Grazie per tutto ciò .Annalisa
Grazie a te Annalisa per aver manifestato il tuo apprezzamento
Che curiosità affascinanti, grazie.
Grazie Dora, a Lei un caro saluto