Saba Mehboob, uccisa con un colpo di pistola alla fronte, per aver osato dire NO ad un maomettano che pensava di poter oggettivizzare la donna.
Mentre la Sinistra italiana coccola palestinesi, nordafricani, maomettani di ogni longitudine e latitudine, in Pakistan, il 3 settembre 2026, è stata uccisa nella propria casa, con un colpo di pistola alla fronte, la giovane Saba Mehboob.
Il Direttore dell’Osservatorio sulla Cristianofobia, Federico Catani, sostiene che “il principale sospettato è Adnan Butt, un vicino che avrebbe ripetutamente molestato e minacciato la giovane dopo essere stato respinto”.
Catani non ha remore nel dire che Saba Mehboob, 21 anni, “aveva detto NO. E quel rifiuto, secondo la ricostruzione dei familiari, le sarebbe costato la vita” e a far sapere al mondo che “la tragedia non sarebbe finita con la morte di Saba”.

A quanto emerge dall’Osservatorio sulla Cristianofobia il fratellastro di Saba, appena 16enne, “sarebbe stato sequestrato, minacciato di morte e costretto a confessare un omicidio che non aveva commesso”.
I fatti ci dicono che “la polizia ha emesso un mandato di cattura” ma che “le responsabilità devono ancora essere definitivamente accertate”. La narrazione è angosciante: “una ragazza assassinata, un adolescente minacciato, una famiglia che chiede giustizia”.
La cosa grottesca è che le Lobby Femministe non hanno battuto ciglio. Sono passati 15 giorni dal 3 settembre ma non un fiato. Quando a compiere quelli che loro amano chiamare “femminicidi” sono dei maomettani, le femministe non hanno nulla da dire.
Come giornalisti non abbiamo potere di restituire la vita alla giovane Saba ma, su invito di Federico Catani, “possiamo contribuire a far conoscere ciò che è accaduto” visto che alla Sinistra italiana la cosa non interessa.
Bisogna provare a mettersi nei panni della Famiglia Mehbood che non chiede privilegi ma solo che “l’assassino venga individuato” e che “i testimoni siano protetti e che la verità venga accertata”.
Bisogna essere chiari e non si deve avere paura: “la vita di Saba non valeva meno perché era cristiana. E la sua famiglia ha diritto alla stessa giustizia di qualsiasi altra”. Il giornalismo non può ignorare l’appello dell’Osservatorio sulla Cristianofobia perché il principio dell’equità della giustizia “merita di essere difeso attraverso un’informazione rigorosa e accessibile”.

Nel paese delle femministe a giorni alterni, bisogna “mantenere viva l’attenzione sulla storia di Saba e sulla libertà dei Cristiani”. Alle suffragette dei nostri giorni va detto che “Saba aveva il diritto di dire NO. Aveva il diritto di vivere”.
La Famiglia Mehbood ha il sacrosanto diritto alla verità, alla protezione e alla giustizia. I Cristiani vittime dei maomettani hanno il diritto di essere tutelati e la Comunità Internazionale deve finalmente scendere in campo per metter fine alla violenza coranica.
La storia dell’assassinio di Saba Mehboob andava fatta conoscere, la verità non si può occultare, la violenza deve essere fermata, non tutelata, mai tollerata.
