Un articolo di Sonia Lotti
Diceva bene Rita Levi- Montalcini: “La specie umana può andare incontro ad estinzione proprio per questa capacità di controllo e questa formidabile capacità di creare armi di una potenza enorme. Noi disponiamo di un’evoluzione culturale che dà a noi delle potenzialità che non avevano i nostri antenati. Ora, in base a queste, noi abbiamo sviluppato enormi capacità distruttive e cognitive e non un controllo sufficiente, perché la componente emotiva, le grandi masse di cellule nervose del cosiddetto sistema limbico, non sono sostanzialmente controllate dai sistemi cognitivi.
Ora, riteniamo che con una migliore educazione potremmo arrivare ad un certo controllo ma per il momento non c’è stato.» Per educazione naturalmente bisogna intendere soprattutto la conoscenza di ciò che è la natura umana nella sua profondità. Quanto alcune scoperte, portino inevitabilmente ad un approfondimento della coscienza, della realtà e del funzionamento della psiche è dimostrato oggi, dai grandi maestri della fisica quantistica, dalla medicina, dalla parapsicologia e dalle concrete filosofie e pratiche illuminanti. Ormai è palese che l’universo e l’essere umano non siano come sono stati pensati fino ad oggi da un relativismo che li ha depotenziati privandoli delle loro migliori caratteristiche.
Sembra persino inutile citare i saggi perché, chi oggi decide di non voler vedere e capire continuerà sempre a nascondersi dietro un relativismo e un riduzionismo psichico e scientifico, dietro un mentalismo scettico, dietro sistemi di pensiero ridicoli e dannosi, peggio, forieri d’ incerte prospettive scientifiche e spirituali. Per poter spiegare che l’illuminazione non è affatto un concetto campato là nel regno dei cieli ma al contrario, qualche cosa potenzialmente presente in ogni essere senziente, pare non basti ancora che le menti più evolute ci riferiscano che siamo co-creatori dell’universo e che probabilmente l’eternità esiste sul serio.
Guardare alle risposte delle nuove scienze, ci riporta a quello che sosteneva Rita Levi Montalcini, cioè alla necessità di educere fuori dalle menti delle persone una rivoluzione del pensiero: un nuovo Rinascimento. La guerra non è nella natura o almeno, lo è certamente se l’educazione non cambia, se non comprendiamo alcuni principi fondamentali. A spiegarci i principi fondamentali della realtà non potranno mai più esser né un relativismo scientifico né un riduzionismo psichico o delle opinioni sociali e politiche distorte e condizionate da schemi conflittuali, ma dovremo prima o poi, capire in profondità cosa significhi davvero essere degli esseri umani degni della dignità umana. Per capire bene perché la guerra sia contro natura, possiamo partire dalle affermazioni di una facilitatrice della fisica quantistica Chiara Zagonel. In un’intervista ha parlato, in temini squisitamente semplici «La fisica quantistica mi raccontava di chi ero veramente perché parte di questo universo, la fisica quantistica è diventata una strada per fare una rivoluzione di pensiero e anche di vita.
Due cose voglio raccontarvi di questa fisica quantistica e del suo essere rivoluzionaria: l’olismo e l’interconnessione. La natura è olistica. Ma cosa vuol dire olismo? Significa che l’intero è più della somma delle sue parti. La fisica classica è riduzionista perché studia le parti per capire l’intero, la fisica quantistica ci dice che studiare le parti non basta perché l’intero ha qualcosa in più. Quindi l’olismo ci dice che mettere insieme è più importante che separare. Unendo emerge qualcosa di più, un valore aggiunto. Se cominciassimo a ragionare in questi termini qui forse, qualche cosa cambierebbe nella nostra vita.» Sarebbe un nuovo modo di pensare, una nuova coscienza con cui affrontare il mondo e le relazioni. Vorrei ricordare, per ribadire i concetti prima riportati, una frase del manifesto Russel- Einstein: «Dobbiamo imparare a pensare in un nuovo modo; a chiederci non: “Che misure intraprendere per far vincere militarmente il gruppo che preferiamo” ma “Come impedire un conflitto il cui esito sarebbe catastrofico per tutti.».
«La seconda caratteristica che vi voglio raccontare (continua la Zagonel) è quella dell’interconnessione». Per facilitare il discorso la fisica riassume brevemente il concetto di entanglement e spiega: «Einstein fece un esperimento e vide che due particelle che fanno parte di un intero sistema, messe a quanto vogliamo distanza, mantengono un collegamento inspiegabile. Vuol dire che se io faccio una azione su una delle due particelle avrò un effetto istantaneo e simultaneo sull’altra particella indipendentemente dalla distanza a cui si trova….Ma gli scienziati non sanno come mai si verifica questo entanglement, come mai le particelle mantengono questo collegamento a distanza. Si sa come usare l’entanglement ma non si sa perché, per capire perché bisogna uscire dalla realtà così come la pensiamo.» Esattamente lo sforzo umano oggi è imparare a pensare in un modo nuovo. «Ma l’entanglement si spiega benissimo se noi ammettiamo che c’è qualcosa di più. Se la realtà è più di quello che vediamo, se le due particelle fanno parte di una realtà più ampia. Quindi l’entanglement ci ricorda che, ad un altro livello, tutto è interconnesso. Miliardi di galassie distanti miliardi di anni luce risultano essere collegate tra loro a distanza e inspiegabilmente sono in entanglement. Tutto è in entanglement. Viviamo in un universo in entanglement. Ma sulla terra ce ne rendiamo conto?» Certamente nel buddismo esistono due principi fondamentali come la non dualità e l’interdipendenza strettamente simili e connessi a questa visione quantistica.
La fisica prosegue parlandoci dei comportamenti in entanglement degli stormi di uccelli, di quello tra due gemelli, tra una madre e un figlio e dicendo a chiare lettere che: «La separazione non è di questo mondo. La regola non è la sepazione ma l’interconnessione. Tutto questo non può che farci riflettere; noi, in realtà, culturalmente siamo spinti verso la separazione, verso l’individualismo, la competitività ma, queste non sono le logiche naturali del nostro universo. L’invito è quello di allinearci alle logiche dell’universo che sono quelle efficaci, quelle vere e concludo con un’ultima osservazione: in questo universo così interconnesso non possiamo più sentirci soli perché la separazione non esiste e non è mai esistita. Siamo collegati sempre istantaneamente e risuoniamo con tutto quello che c’è all’interno del nostro universo.». Direi che queste osservazioni dovrebbero proprio farci riflettere. Il buddismo spiega che non esiste separazione tra vita e morte tra mente e corpo, tra ambiente e esseri viventi, siamo interdipendenti, siamo un’unica cosa, siamo praticamente l’olismo del campo buddico.
Dalla prospettiva della quantistica non esiste separazione tra le cose dell’universo allora cosa è questa malata istanza del separare et imperare? Non è certamente dettata da quella oscura incapacità di controllo della quale parlava Rita Levi- Montalcini? Se non siamo slegati da questo universo, vuol dire che noi stessi siamo universo. Ce ne rendiamo conto? Dovremmo avere una evoluzione culturale che permetta al nostro cervello limbico e al nostro sistema cognitivo di comprendere che distruggere l’universo è una follia. Se diventiamo macchine, se ci riduciamo a funzionare come macchine, ingranaggi di un sistema socio -sub-culturale- politico che ci disumanizza che senso ha la nostra vita? Non avrebbe più alcun senso. Ed è proprio privarla del suo senso più profondo, della sua dignità quello che fanno i potenti, lo fanno attraverso qualsiasi guerra, attraverso la legge innaturale della separazione, usando le religioni per distruggere ogni traccia di Mistica Legge che comprenda il senso più profondo del nostro libero arbitrio. Ci fanno credere che la vita non conti quando la vita coincide e risuona con l’universo e con l’eternità perché ne è naturalmente in compartecipazione direbbe un buddista, in entanglement un fisico.
Tomàs Masaryk, padre fondatore della Cecoslovacchia, sosteneva che «Se crediamo in noi stessi e crediamo negli altri, sarà impossibile che una persona la cui vita è eterna e infinita possa considerarne un’altra con indifferenza, un’altra la cui vita è ugualmente eterna ed infinita: L’eterno non può essere indifferente all’eterno, non può maltrattare l’eterno, non può sfruttarlo, né violarlo.» Il punto cruciale credo sia spiegare, insegnare e illuminare le menti a questo pensiero francamente umano fino in fondo. Se l’universo fosse davvero indifferente e neutro senza uno scopo e senza nessun amore per la vita (quando invece è vita e coscienza dappertutto), come potrebbe aver prodotto qualcuno come noi che sperimenta, sente e sa e di avere un suo perché, una sua missione speciale? Distruggere un uomo significa non concedergli di essere degno di vivere. I demoni della guerra cominciano col giudicare, con il discriminare, con il demistificare e il separare. Invadono prima le menti e alla fine le terre.
Ti ammazzano i figli o ti chiedono di generarli in nome di qualche dio e di sacrificarli alla guerra, ti violentano, poi ti torturano e infine ti uccidono nella psiche e nel corpo e allora ti dicono che hanno vinto e che tu hai perso. Sono animali assetati di sangue e i governi partecipano alla carneficina e alla zombizzazione umana in cambio di risorse strappate alla terra o di denaro per armare le false democrazie ma, in realtà, per accrescere le più bieche tecnocrazie. Lo sanno benissimo che si tratta di crimini ma sguazzano nel fetore del sangue e delle budella sostenendo la machiavellica teoria che il fine giustifica i mezzi. Infine ti dicono che: la democrazia non può nulla ma nella unione tra uomini c’è qualcosa di più, un valore aggiunto. Questo valore umano implica che siamo tutti chiamati, in questa epoca oscura, a non chinare la testa verso nessun sopruso, a combattere l’ingiustizia, chiamati a combattere una Rivoluzione Umana e dobbiamo ricordarcelo che non siamo soli. Tutti vogliamo essere felici ma la felicità autentica è il nostro elevato stato vitale in armonia con le leggi dell’universo che ci permettere di vivere una vita sensata e, per viverla, per prima cosa dobbiamo difenderla dalla distruzione. Non dobbiamo considerarla un bene acquisito la vita, senza mai fermarci a pensare a quanto di meraviglioso ci concede ma dovremmo anche pensare che basta un fetido pulsante e termina tutto in pochi secondi, da qui la necessità di non giustificare mai più nessuna guerra, nessuna arma, per nessuna ragione. La guerra separando è incontrovertibilmente contro natura. Se distruggiamo la natura e la ragione distruggeremo la vita.
Ad amico di famiglia, che quando gli arrivò la chiamata alle armi nella seconda guerra disertò nascondendosi, dedico una bella canzone di Boris Vian interpretata da Ivano Fossati.
Testo:
In piena facoltàEgregio presidenteLe scrivo la presenteChe spero leggeràLa cartolina quiMi dice terra terraDi andare a far la guerraQuest’altro lunedìMa io non sono quiEgregio presidentePer ammazzar la gentePiù o meno come meIo non ce l’ho con leiSia detto per incisoMa sento che ho decisoE che diserteròHo avuto solo guaiDa quando sono natoI figli che ho allevatoHan pianto insieme a meMia mamma e mio papàOrmai son sotto terraE a loro della guerraNon gliene fregheràQuand’ero in prigioniaQualcuno mi ha rubatoMia moglie e il mio passatoLa mia migliore etàDomani mi alzeròE chiuderò la portaSulla stagione mortaE mi incammineròVivrò di caritàSulle strade di SpagnaDi Francia e di BretagnaE a tutti grideròDi non partire piùE di non obbedirePer andare a morirePer non importa chiPer cui se serviràDel sangue ad ogni costoAndate a dare il vostroSe vi divertiràE dica pure ai suoiSe vengono a cercarmiChe possono spararmiIo armi non ne ho.
https://www.youtube.com/watch?v=KyvxbM7DEEc

Molto profondo ed articolato
Riusciremo a fare il salto antropologico
Che ci fa sentire l’altro come una parte di noi?
Credo che riusciremo a fare questo salto antropologico ma come spiego nel mio articolo è necessaria una nuova prospettiva. Grazie Anna Maria sono felice che tu abbia apprezzato.