Forse dovranno ancora trascorrere decenni per conoscere i misteri inaccessibili che sovente hanno avvolto le nostre Istituzioni e qualche ricercatore scrupoloso possa tracciare profili e vicende che hanno contribuito a disegnare scelte e retroscena gravanti sul” Colle più alto”, il Quirinale.
Il Presidente della Repubblica secondo la nostra Costituzione (Art. 87) è “il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. Nell’espletare questa funzione si avvale della collaborazione di una macchina complessa di funzioni ove collaboratori di provata esperienza e fiducia lo affiancano nei suoi gravosi e delicati compiti.
Tornando al passato vorremo ricordare una figura esemplare che in un momento molto complesso e delicato per il nostro Paese, affiancò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Ci riferiamo a Antonio Ghirelli, nato a Napoli il 10 maggio del 1922 e deceduto a Roma il primo aprile 2012.Nella sua lunga e feconda esistenza, Ghirelli ha svolto una brillante carriera di giornalista e scrittore.
Iscritto al Pci dal 1942, fu partigiano durante la guerra di Liberazione. A Milano collaborò con ‘L’Unita” e ‘Milano Sera’. Dopo la rivoluzione ungherese del 1956 lasciò il Pci per aderire al Partito Socialista.
Dopo aver interrotto la collaborazione con “Milano Sera”, venne chiamato a dirigere Tuttosport. Collaborò con varie testate (Sud, Nord e Sud, Il Politecnico) e divenne capo redattore di Repubblica d’Italia.
Scrisse in seguito per l’Avanti! il Corriere della Sera e Il Mondo e fu direttore de Il Globo. Dal 1966 al 1977 fu alla direzione del Corriere dello Sport. Nel 1978, subito dopo l’elezione di Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica, divenne capo ufficio stampa del Quirinale. Fu così portavoce di Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, e successivamente di Bettino Craxi, capo del governo.
Con Pertini si verificò un clamoroso infortunio, che è una limpida testimonianza della grandezza d’animo di Ghirelli. Pertini con il suo seguito era in visita ufficiale a Barcellona da Juan Carlos e Sandro Pertini sollecitò il suo portavoce a partecipare a un pranzetto a Barcelloneta con alcuni compagni socialisti catalani: «Ottimo pesce e buon vino», gli disse il presidente di buon umore, «sarà una colazione fantastica».
Ma intanto a Roma era scoppiato un finimondo politico: Francesco Cossiga, presidente del Consiglio, era accusato di aver informato il collega democristiano Carlo Donat-Cattin che suo figlio, Marco, terrorista e sospettato di essere l’assassino del magistrato Emilio Alessandrini stava per essere arrestato. Sospetto poi divenuto certezza, il gruppo di fuoco era composto da Sergio Segio e Marco Donat Cattin.
In realtà, come risultò da successivi accertamenti, Cossiga si era “limitato” a suggerire a Carlo Donat Cattin di far costituire il figlio, che era in clandestinità. Ghirelli informa Pertini, che esplode: «È una vergogna! Cossiga deve dimettersi!».
Non è la prima volta che le sparate impulsive del presidente vengono controllate e edulcorate. Ghirelli chiama un suo collaboratore e gli detta due righe caute. Quello capisce male e legge ai giornalisti al seguito la dichiarazione esplosiva del presidente. E così la piacevole colazione è turbata dal conseguente bailamme che esplode a Roma: il segretario della Democrazia cristiana, Flaminio Piccoli, annuncia la richiesta di impeachment, se l’episodio non sarà chiarito.
Il presidente fa marcia indietro e chiede il licenziamento immediato del funzionario. Ghirelli risponde: «Non possiamo. È un padre di quattro figli. E poi la responsabilità è mia». E Pertini insorge: «E allora io licenzio lei». Così Ghirelli, ormai licenziato in tronco, tornò a Roma a sue spese, in compagnia della moglie Barbara, con un volo di linea. Inutile fu l’appello a Pertini di tutti i giornalisti, inviati al seguito della visita presidenziale: una testimonianza della stima di cui Ghirelli godeva.
Con il suo carattere estroverso, Ghirelli, non si perse d’animo. Ha pubblicato una trentina di libri, sui più vari argomenti, a conferma del suo temperamento inquieto, sempre a caccia di nuove esperienze: magnifica una sua storia del calcio edita da Einaudi, raccontata e collocata – con vocazione marxista -strutturalmente nella società italiana; molti libri della storia di Napoli; alcuni romanzi; altri libri politici, come quelli su Pertini e su Craxi.
Con un’eleganza di linguaggio e una facilità di narrazione che lo rendono apprezzato e riconoscibile. Infine, fu fondamentale il suo amore per la moglie, Barbara. Un’unione durata tutta la vita, dalla giovinezza alla morte, consolidata dalla nascita di due figli maschi. Barbara era perfino più brillante e ironica di Antonio: tutti e due odiavano la retorica e le convenzioni, la noia, le banalità, le ottusità, i pregiudizi, le cecità mentali.
Il lettore che vive il presente tragga le conclusioni che ritiene.

Io ho lavorato cime domenica in casa di Antonio Ghirelli e x la totale gentilezza che ebbero nei miei riguardi gli promisi che se avrei avuto una femmina l’avrei chiamata Barbara e cosi è stato non dimenticherò mai che famiglia garbata ricordo che Antonio Ghirelli mi regalo un libro scritto da lui ( Gianni Mezzala ) con una bellissima dedica